Non ci sono soltanto l’intelligenza artificiale, i semiconduttori o il comparto automotive tra i settori destinati a giocare un ruolo sempre più importante nei prossimi anni. Anche l’industria subacquea, legata alle attività e alle tecnologie subacquee, sta assumendo un peso crescente a livello industriale e strategico.
Un comparto ancora poco conosciuto dal grande pubblico e persino difficile da delimitare con una definizione univoca, ma che già oggi rappresenta una realtà economica concreta e in forte espansione.
L’Italia scopre il valore (miliardario) dell’industria subacquea
A dimostrare l’importanza strategica dell’industria subacquea pure in Italia è ad esempio il primo Rapporto nazionale sulla Dimensione subacquea italiana, realizzato dall’Osservatorio nazionale Informare Ossermare con il contributo scientifico del Centro Studi Tagliacarne, in collaborazione con il Polo nazionale della dimensione subacquea (PNS) della Spezia, Unioncamere e Assonautica.
Il documento, presentato oggi il 16 luglio nel corso di un’iniziativa promossa dalla presidente dell’Intergruppo parlamentare per l’economia del mare Simona Petrucci, offre per la prima volta una fotografia organica di un comparto produttivo che fino a oggi era stato analizzato soltanto in modo frammentario.
Secondo il rapporto (anticipato dal Sole 24 Ore), la sola attività riconducibile alla dimensione subacquea genera un fatturato di 3,5 miliardi di euro, con ben 189 imprese italiane effettivamente operanti nell’industria subacquea (su una platea iniziale di circa 1.700 imprese). Si tratta di imprese che, considerando l’intero giro d’affari e non soltanto le attività subacquee, generano complessivamente 30,5 miliardi di euro di fatturato, pari allo 0,72% del totale nazionale, producendo inoltre 7,3 miliardi di euro di valore aggiunto, equivalenti allo 0,68% dell’economia italiana.
E che non conoscono crisi, almeno negli ultimi anni. Tra il 2019 e il 2023 il fatturato di queste aziende è aumentato del 49,5%, ben oltre il 30,6% registrato mediamente dai rispettivi settori di appartenenza. Con appena 20 grandi imprese che rappresentano quasi il 90% degli addetti e del fatturato complessivo del comparto.
Il mercato mondiale dell’industria subacquea vale già decine di miliardi di dollari
La crescita non riguarda soltanto l’Italia. A livello internazionale, infatti, l’industria subacquea continua ad espandersi con ritmi sostenuti, in particolare in ambiti come i sistemi subsea, le infrastrutture sui fondali marini per l’estrazione e la gestione delle risorse. Secondo il Subsea Systems Market Report di Mordor Intelligence, solo il mercato dei sistemi subsea vale circa 21 miliardi di dollari tra il 2024 e il 2025 e potrebbe raggiungere circa 30 miliardi di dollari entro il 2030.
A questo si aggiunge il comparto dei servizi subsea e offshore, che il report Subsea and Offshore Services Market di Precedence Research valuta in 16,5 miliardi di dollari nel 2025, con una crescita prevista fino a 27,9 miliardi di dollari entro il 2034.
Combinando i due segmenti, senza sovrapposizioni, emerge una dimensione economica diretta compresa tra 35 e 40 miliardi di dollari all’anno, cifra che testimonia la crescente rilevanza economica del settore. E anche dei suoi principali motori. Secondo il report Subsea Market Analysis di DataM Intelligence, il mercato è destinato a quasi raddoppiare il suo valore, passando da 37,45 miliardi di dollari nel 2025 a 65,36 miliardi entro il 2035, con una crescita costante del 6,2% annuo, alimentato principalmente dalla crescente domanda mondiale di energia e dall’intensificazione delle attività offshore.
Accanto all’energia assume nell’industria subacquea un’importanza sempre maggiore anche la dimensione digitale. I fondali marini ospitano infatti una delle infrastrutture più strategiche dell’economia globale: i cavi sottomarini per le telecomunicazioni. Ben oltre il 95% del traffico dati intercontinentale viaggia attraverso queste reti sommerse, il che le rende essenziali per Internet, i servizi cloud, i mercati finanziari e le comunicazioni internazionali.
Industria submarina, opportunità per i possessori di certificati
Davanti a questi dati e all’andamento stesso dell’industria subacquea, investitori e possessori di certificati dovrebbero prendere in considerazione questo comparto economico, in particolare le società che la compongono nei suoi vari rami. Sempre più spesso società attive nei cavi sottomarini, nelle infrastrutture energetiche offshore, nella robotica, nell’oil & gas o nelle tecnologie marine entrano a far parte di panieri tematici, indici o certificati multi-asset.
Per chi è già dentro, quindi, non è necessario compiere alcuna azione immediata, ma può essere utile verificare quali società compongono il proprio certificato per capire se esiste già un’esposizione indiretta alla underwater economy.
Anche perché il settore non dorme affatto. Di recente WSense, azienda deep tech italiana specializzata nelle comunicazioni wireless subacquee, ha siglato un accordo con Fincantieri, per rafforzare la sua posizione appunto nell’underwater attraverso il co-sviluppo di tecnologie avanzate e una collaborazione commerciale dedicata. La stessa Fincantieri, tra l’altro, con un esborso di 600 milioni di euro, ha avviato un piano di acquisizioni per il suo Polo Tecnologico della Subacquea che porterà nel gruppo Next Geosolutions, WSense, Graal Tech e Defcomm.
