Yen ancora ai minimi storici contro il dollaro: occhi puntati sul governo Takaichi e sulla BOJ

Lo yen continua a muoversi sui livelli più deboli degli ultimi quarant’anni nei confronti del dollaro statunitense. Nonostante qualche temporaneo tentativo di recupero, la valuta nipponica resta infatti oltre quota 160 contro il biglietto verde, una soglia che rappresenta uno dei punti di maggiore debolezza registrati dal 1986.

Una situazione che prosegue ormai da diversi mesi e che alimenta interrogativi sulla possibilità di un’inversione di tendenza. Al momento, infatti, né le normali dinamiche di mercato né gli interventi messi in campo dalle autorità giapponesi sembrano essere riusciti a modificare in modo duraturo il trend.

L’attenzione degli investitori è quindi rivolta alle prossime mosse del governo guidato da Sanae Takaichi e della Bank of Japan.

USD/JPY ai massimi dal 1986: gli interventi di Tokyo non sono bastati

Il cambio USD/JPY è tornato sotto i riflettori dopo aver raggiunto area 162,50, un livello che non veniva toccato dal 1986. Il nuovo balzo della valuta americana è particolarmente significativo perché arriva a pochi mesi dagli interventi effettuati dalle autorità giapponesi tra aprile e maggio, quando il cambio aveva già superato quota 160.

Tra aprile e maggio il Ministero delle Finanze giapponese è infatti intervenuto acquistando yen sui mercati valutari per circa 11.700 miliardi di yen, pari a 72,8 miliardi di dollari, uno degli interventi più consistenti degli ultimi anni. A questo si è aggiunta la decisione della Bank of Japan di aumentare i tassi di interesse di 25 punti base, portandoli all’1%. Una stretta che, tuttavia, non è stata sufficiente a modificare in modo significativo le aspettative degli operatori.

Perché se all’inizio Tokyo era riuscita a riportare temporaneamente il rapporto tra dollaro e yen in area 155-156, il recupero della valuta nipponica si è rivelato soltanto momentaneo.

Nel frattempo continuano a circolare indiscrezioni su un possibile nuovo intervento del governo a sostegno della valuta nazionale. Secondo i rumors, il Ministero delle Finanze sarebbe pronto a tornare sul mercato per frenare l’eccessiva volatilità dello yen. Negli ultimi giorni anche il ministro delle Finanze Satsuki Katayama ha ribadito che il governo è pronto ad adottare “azioni decisive” contro gli eccessivi movimenti della valuta.

Dichiarazioni che alimentano l’ipotesi di un nuovo intervento, anche se restano numerose incognite sia sulla tempistica sia sul livello del cambio USD/JPY che potrebbe spingere Tokyo ad agire.

Il differenziale dei tassi continua a penalizzare la valuta giapponese

Nonostante le dichiarazioni delle autorità, gli operatori di mercato continuano a vendere yen, in forza del marcato divario tra la politica monetaria della Federal Reserve e quella della Bank of Japan: elemento che secondo diversi analisti, tra cui ING, rappresenta la principale causa della debolezza della valuta nipponica.

Negli Stati Uniti il mercato continua infatti a scontare uno scenario di tassi di interesse elevati ancora a lungo, con una probabilità significativa che la Federal Reserve possa persino procedere con un ulteriore rialzo entro la fine dell’anno.

In Giappone, al contrario, la Bank of Japan mantiene un approccio molto più prudente. Pur avendo iniziato ad alzare i tassi, l’istituto centrale continua infatti a muoversi con estrema cautela, nonostante l’inflazione rimanga ancora superiore all’obiettivo prefissato.

Questo ampio differenziale di rendimento continua ad alimentare il cosiddetto carry trade. Molti investitori prendono infatti a prestito capitali in yen, che rimane una valuta a basso costo, per investirli in attività denominate in dollari o comunque caratterizzate da rendimenti più elevati. Finché il costo del denaro in Giappone resterà sensibilmente inferiore rispetto a quello statunitense e la Federal Reserve manterrà una politica monetaria restrittiva, la pressione sullo yen difficilmente diminuirà.

A incidere non è però soltanto il divario dei tassi. I mercati guardano con attenzione anche al quadro economico e fiscale del Giappone. Il mix composto da una politica monetaria prudente, un elevato debito pubblico e la possibilità che il governo adotti nuove misure di sostegno all’economia viene infatti percepito come un elemento che potrebbe continuare a penalizzare la valuta anche nei prossimi mesi.

I vantaggi di uno yen debole e i rischi per i possessori di certificati

Una valuta debole non rappresenta necessariamente una notizia negativa per l’economia giapponese. Per molte grandi aziende esportatrici, infatti, uno yen svalutato costituisce un vantaggio competitivo, perché rende i prodotti giapponesi più convenienti sui mercati internazionali. Inoltre, gli utili realizzati all’estero assumono un valore maggiore una volta convertiti nella valuta nazionale, contribuendo ad aumentare la redditività delle imprese.

Il problema, semmai è per quanto riguarda l’inflazione. Uno yen debole rende infatti più costose le importazioni di energia, materie prime e beni di consumo, aumentando la pressione sui prezzi interni e riducendo il potere d’acquisto delle famiglie.

Qualora questa dinamica dovesse intensificarsi, il governo Takaichi potrebbe essere costretto a introdurre nuovi sussidi o agevolazioni fiscali per limitare gli effetti dell’aumento del costo della vita. Tuttavia, politiche fiscali più espansive potrebbero rendere ancora più difficile un rafforzamento della valuta, soprattutto se accompagnate da una politica monetaria che continuerà a mantenersi relativamente accomodante.

Per gli investitori, e in particolare per i possessori di certificati, questa fase richiede particolare attenzione. Da un lato, una politica fiscale più espansiva potrebbe sostenere nel breve periodo la crescita e l’azionario giapponese, ben sostenuto per via del fatto che in molti coprono il rischio cambio vendendo yen sul mercato valutario. Dall’altro, se percepita come poco rigorosa, può aumentare la pressione sui titoli di Stato giapponesi e indebolire la valuta, soprattutto se la BoJ dovesse continuare a mantenere tassi reali molto bassi.

Proprio per questo, è opportuno monitorare con attenzione le decisioni della Bank of Japan, della Federal Reserve e le eventuali operazioni del Ministero delle Finanze giapponese sul mercato valutario, poiché rappresentano gli elementi che più potrebbero modificare l’equilibrio attuale.

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