Economia globale in bilico nel Q3 2026 tra investimenti IA e petrolio: il report S&P Global

Guerra in Medio Oriente e investimenti legati all’adozione dell’intelligenza artificiale. Sono queste le due forze principali che stanno trainando l’economia globale, secondo il Global Economic Outlook Q3 2026 di S&P Global Ratings.

E che potrebbero rendere l’attuale scenario ancora più complesso e potenzialmente problematico, ma comunque non privo di opportunità.

Petrolio volatile: tra speranze di pace e rischio shock a 200 dollari

Sul fronte dell’oro nero, l’agenzia di rating è decisamente ottimista sull’andamento del conflitto, al punto da considerare il memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran “un potenziale punto di svolta“.

Anche se si tratta solo del primo passo verso una soluzione più ampia, secondo l’agenzia di rating “i mercati hanno reagito favorevolmente e i prezzi dell’energia sono in calo”. Il Brent, in effetti, è sceso sotto quota 80 dollari al barile, tornando ai livelli precedenti allo scoppio del conflitto nelle ultime sedute.

Ma tutto può ancora cambiare. Se il protocollo d’intesa dovesse evolvere in un accordo di pace stabile e duraturo, le stesse previsioni di base sul prezzo del petrolio elaborate da S&P Global potrebbero essere riviste al ribasso. Altrimenti, permane la possibilità di un picco fino a 200 dollari al barile in uno scenario di conflitto prolungato.

Inflazione in accelerazione e banche centrali di nuovo in allerta

A prescindere dagli sviluppi diplomatici, gli effetti sull’economia globale successivi a una possibile chiusura dello Stretto di Hormuz indicano un chiaro shock dell’offerta, che “sta alimentando le aspettative di inflazione”.

L’inflazione ha raggiunto il 4,2% negli Stati Uniti, il 3,2% nell’Eurozona e il 4,8% come mediana nei mercati emergenti seguiti, con un aumento complessivo di 1,5 punti percentuali nell’anno in corso.

Sempre S&P Global sottolinea come shock dell’offerta e conseguente fiammata inflazionistica stanno portanto a un “rinnovato orientamento al rialzo dei tassi di riferimento nella maggior parte delle banche centrali”. Le autorità monetarie stanno infatti dando avvio a un mini-ciclo di rialzi dei tassi di interesse.

Ne è un esempio la Banca Centrale Europea, che ha aumentato i tassi a giugno di 25 punti base, mentre la Reserve Bank of Australia ne ha effettuati ben tre di rialzi, per un totale di 75 punti base nell’anno. Anche negli Stati Uniti, i “dot plot” di giugno della Federal Reserve indicano ora una traiettoria più restrittiva rispetto alle precedenti attese.

IA e data center trainano la crescita globale nonostante l’incertezza

D’altro canto, il boom degli investimenti nell’intelligenza artificiale guidato dagli Stati Uniti, insieme ai suoi effetti indiretti e agli investimenti tecnologici in altre aree del mondo, sta fornendo una compensazione significativa all’economia globale.

I dati sul PIL risultano nel complesso positivi nel primo trimestre, con gli Stati Uniti che hanno registrato una crescita complessiva dell’1,6%. Tuttavia, “il nostro indicatore di attività preferito, ovvero la spesa interna reale del settore privato, continua a crescere a un tasso stabile di circa il 2,4%“, sottolinea l’agenzia.

Secondo le stime, gli investimenti legati all’intelligenza artificiale, in senso ampio, hanno contribuito per circa metà alla crescita della spesa del settore privato negli Stati Uniti nel 2025, con la costruzione di data center in primis che sta sostenendo gli investimenti e le esportazioni tecnologiche in Asia.

Anche gli esportatori asiatici di alta tecnologia, tra cui Taiwan, Corea del Sud, Vietnam e Thailandia, stanno beneficiando di questo ciclo. Le esportazioni verso gli Stati Uniti stanno sostenendo la crescita del PIL, con incrementi a due cifre nel caso di Taiwan. In Europa, inoltre, si osserva un aumento dell’occupazione nel settore dell’intelligenza artificiale e della tecnologia, mentre il continente sviluppa progressivamente il proprio comparto dei servizi digitali.

Economia globale tra petrolio e IA: rischi e opportunità per possessori di certificati

Come detto all’inizio, lo scenario davanti ora è più complesso di prima, e anche per certi versi problematico. Ma non comunque privo di opportunità per investitori e possessori di certificati.

Seppur vero che la combinazione tra volatilità geopolitica e ciclo dei tassi più restrittivo potrebbe aumentare la sensibilità dei prodotti legati a energia, inflazione e tassi di interesse, i certificati con componenti legate al petrolio o ai settori energy potrebbero comunque beneficiare di fasi di shock dell’offerta, anche se potrebbero risultare esposti a bruschi ritracciamenti in caso di distensione geopolitica.

Infatti, sempre S&P Global a fondo report avverte: “ora che il mondo sa che lo stretto può essere effettivamente bloccato, si cercheranno rotte alternative” e “i flussi di approvvigionamento del Golfo meno certi” renderanno necessarie “maggiori scorte fisiche“.

Lo stesso vale per quanto riguarda l’IA: la sua narrativa sta continuando a sostenere i sottostanti tecnologici, ma permane comunque il rischio di eccessiva concentrazione e correzioni improvvise in caso di ridimensionamento delle aspettative.

Davanti a tutto ciò, consigliamo di gestire al meglio la barriera e la volatilità implicita, e valutare con maggiore attenzione la durata residua dei prodotti.

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