Inflazione Eurozona giù oltre le attese, ma Nagel (BCE) avverte sui rischi

Rallenta l’inflazione dell’Eurozona, e più delle attese secondo gli ultimi dati diffusi dall’ufficio europeo di statistica EUROSTAT. Il che fa ben sperare in una mossa più accomodante, più dovish da parte della Banca Centrale Europea, in vista delle prossime decisioni sui tassi d’interesse, no?

In realtà, all’interno del Consiglio direttivo dell’istituto di Francoforte continua a prevalere una certa cautela, soprattutto da parte del presidente della Bundesbank, Joachim Nagel, convinto che le pressioni inflazionistiche siano ancora tutt’altro che superate.

Eurozona, inflazione in calo a giugno 2026 grazie all’energia

Secondo le ultime rilevazioni di EUROSTAT, l’inflazione nell’Eurozona è scesa al 2,8% nel mese di giugno, in calo rispetto al 3,2% registrato a maggio. Il dato è risultato anche migliore delle aspettative degli analisti, che prevedevano un rallentamento più contenuto al 3,0%.

Il raffreddamento dell’inflazione è stato favorito dalla minore crescita dei prezzi nei comparti alimentare, energetico e dei servizi, contribuendo ad alimentare l’idea che il picco delle tensioni sui prezzi possa ormai essere alle spalle.

Un ruolo importante è stato giocato anche dall’andamento del petrolio. Nel corso di giugno, infatti, le quotazioni del greggio hanno mostrato una fase di debolezza, arrivando a oggi con il Brent stabile intorno ai 73,9 dollari al barile.

Nonostante il rallentamento, l’inflazione resta comunque superiore all’obiettivo del 2% fissato dalla BCE. Allo stesso tempo, la recente discesa dei prezzi del petrolio, favorita dalle aspettative di un possibile accordo di pace in Medio Oriente, ha rafforzato la convinzione che le pressioni sui prezzi possano continuare ad attenuarsi nei prossimi mesi, limitando gli effetti economici del precedente shock energetico.

C’è dunque da aspettarsi una BCE più “colomba” sui tassi di interesse?

L’inflazione rallenta, ma Nagel (BCE) resta hawkish

Diversi componenti del Consiglio direttivo, sia attraverso dichiarazioni ufficiali sia in modo informale, hanno infatti lasciato intendere che non vi sia particolare urgenza di procedere con un nuovo rialzo già nel mese di luglio.

Tuttavia, ci sono membri anche ancora temono in una possibile ritorno di fiamma da parte dell’inflazione. Tra questi, Joachim Nagel della Bundesbank, che continua a mantenere una posizione decisamente hawkish.

Intervistato dalla CNBC a margine del Forum delle banche centrali di Sintra, in Portogallo, Nagel ha ribadito che l’inflazione resterà ancora “a livelli elevati“, spiegando che “lo shock dei prezzi dell’energia è ancora presente nel sistema“.

Secondo il banchiere centrale tedesco, anche se il calo dei prezzi energetici osservato di recente rappresenta un segnale positivo e anche inaspettato, non è ancora sufficiente per dichiarare conclusa la fase di forte pressione inflazionistica.

Lo shock dei prezzi dell’energia iniziato con il conflitto in Medio Oriente non è finito, è ancora nel sistema, quindi mi aspetto che i tassi di inflazione rimarranno significativamente al di sopra del nostro obiettivo“, ha detto Nagel.

Per questo motivo Nagel ha difeso la recente decisione della BCE di aumentare il costo del denaro: era la scelta corretta, pur precisando che è ancora troppo presto per delineare con certezza la futura traiettoria della politica monetaria. La situazione è ancora molto opaca“, ha spiegato. “Dobbiamo aspettare. È stabile o no in Medio Oriente? Non lo sappiamo. Ci sono colloqui di pace, mancano circa 50 giorni, poi vedremo quanto sarà affidabile l’intera situazione.”

Inflazione in discesa nell’Eurozona, ma non basta: a cosa devono stare attenti i possessori di certificati

Nonostante le parole prudenti di Nagel, gli investitori continuano a ritenere che la BCE possa intervenire nuovamente nei prossimi mesi. Secondo i dati elaborati da LSEG, i mercati stanno infatti prezzando la possibilità di un ulteriore rialzo dei tassi di interesse entro la fine dell’anno, anche se molto dipenderà dall’andamento dell’inflazione estiva, dall’evoluzione dei prezzi energetici e dagli sviluppi della situazione geopolitica internazionale.

I prossimi dati macroeconomici saranno quindi determinanti per capire se il rallentamento osservato a giugno rappresenti l’inizio di una fase più duratura oppure soltanto una pausa temporanea nel percorso di discesa dell’inflazione.

Nel frattempo, investitori e possessori di certificati dovrebbero seguire un atteggiamento appunto prudente, visto lo scenario davanti. Chi possiede certificati, in particolare quelli con barriere, cedole condizionate o effetto memoria, dovrebbe continuare a monitorare soprattutto l’andamento dei sottostanti e le prossime decisioni della BCE, evitando di concentrarsi esclusivamente sul dato dell’inflazione di un singolo mese.

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