Non sembra destinato a bastare il rialzo dei tassi deciso pochi giorni fa dalla Banca Centrale Europea. Francoforte potrebbe infatti tornare ad aumentare il costo del denaro già nel prossimo mese qualora emergessero ulteriori segnali di un’inflazione che, nell’Eurozona, continua a diffondersi oltre il comparto energetico.
Un’ipotesi che apre la porta a una nuova stretta monetaria non solo a luglio, ma anche nei mesi successivi.
BCE, nuovi rialzi dei tassi all’orizzonte secondo Wunsch
A sostenere questa possibilità è stato Pierre Wunsch, governatore della banca centrale belga e membro del Consiglio direttivo della BCE.
Considerato tra gli esponenti più rigoristi dell’istituto centrale europeo, in linea con le posizioni espresse più volte da Isabel Schnabel, Wunsch ha dichiarato a Reuters che la BCE dovrebbe restare pronta ad agire. In particolare, la sua attenzione si concentra sull’inflazione nei servizi, uno degli indicatori maggiormente osservati dalla banca centrale per valutare la persistenza delle pressioni sui prezzi.
“Abbiamo avuto un dato non proprio positivo sull’inflazione dei servizi“, ha spiegato Wunsch, facendo riferimento al passaggio del tasso d’inflazione del settore dal 3,0% al 3,5% registrato a maggio nell’Eurozona. “Se dovessimo assistere a un ulteriore aumento, forse sarebbe opportuno alzare i tassi di altri 25 punti base per precauzione, per poi poterli tagliare quando si inizierà a osservare una dinamica inversa“, ha affermato.
Non tutto però è allo sbando. Secondo il governatore Wunsch, un eventuale accordo confermato tra Washington e Teheran potrebbe contribuire a ridurre le pressioni inflazionistiche e sostenere la crescita economica dell’Eurozona. Si potrebbe addirittura favorire una situazione di eccesso di offerta petrolifera nel corso del prossimo anno, il che riporterebbe i prezzi ben al di sotto dei livelli pre-conflitto.
BCE tra prudenza e crescita: il rischio di “rimanere indietro”
La scorsa settimana la BCE ha aumentato i tassi di interesse di 25 punti base, effettuando il primo rialzo dopo tre anni. Una decisione maturata (come detto sopra) in un contesto caratterizzato da forti timori per l’andamento dell’inflazione, soprattutto a causa delle tensioni geopolitiche e dei movimenti del mercato energetico. Tali timori si sono però attenutati con il raggiungimento di un accordo di pace provvisorio tra Stati Uniti e Iran, che ha provocato una significativa discesa dei prezzi del petrolio.
Nonostante il raffreddamento delle quotazioni petrolifere, i mercati finanziari continuano a scommettere su ulteriori interventi da parte della BCE. Le attese prevalenti indicano infatti un nuovo aumento di 25 punti base tra settembre e ottobre, seguito potenzialmente da un’altra stretta nei primi mesi dell’anno successivo.
Dunque, uno scenario che prefigura un percorso ancora orientato verso tassi più elevati. Una prospettiva che, con molta probabilità, potrebbe già essere considerata all’interno dell’Eurotower come la strada più prudente da seguire, salvo sviluppi favorevoli sul fronte geopolitico e sull’andamento dell’inflazione.
A rafforzare questa impostazione contribuiscono anche le recenti considerazioni del capo economista della BCE, Philip Lane, secondo cui non sarebbe un ulteriore rialzo dei tassi a mettere in difficoltà l’economia dell’Eurozona. “Ma una decisione presa tenendo a mente una comunicazione chiara e la reputazione; il rischio di non fare nulla e potenzialmente di rimanere indietro è maggiore del rischio di eventuali effetti negativi sulla crescita derivanti da tassi di interesse più elevati“, ha dichiarato.
Anche la presidente della BCE, Christine Lagarde, ha richiamato questo concetto durante la conferenza stampa successiva all’ultima decisione sui tassi, ricordando gli errori commessi durante la fase iniziale della fiammata inflazionistica del 2022. “Bisogna ricordare che, all’epoca, la banca centrale si soffermò troppo a lungo sull’idea che un’impennata dell’inflazione causata da shock dell’offerta fosse transitoria e potesse essere esaminata. Se non fosse per l’esperienza del 2022, ‘transitoria’ potrebbe essere l’etichetta utilizzata oggi“, ha dichiarato Lagarde, evidenziando però come, almeno finora, l’aumento dell’inflazione complessiva nell’Eurozona sia rimasto relativamente contenuto rispetto agli scenari più pessimisti.
BCE verso rialzo dei tassi di interesse: un rischio/opportunità per i possessori di certificati
A giudicare dalle parole del governatore Wunsch, investitori e possessori di certificati dovrebbero monitorare con attenzione le prossime mosse della BCE. Tassi più elevati tendono infatti ad aumentare la pressione sui mercati azionari e possono incidere negativamente sulle valutazioni delle società più sensibili al costo del denaro.
Chi possiede certificati con barriere particolarmente vicine ai livelli correnti dei sottostanti dovrebbe verificare il margine di protezione residuo e valutare l’esposizione ai settori maggiormente influenzati dalle decisioni della BCE. Al contrario, alcune strutture dotate di premi periodici elevati o con barriere profonde potrebbero continuare a offrire una protezione significativa anche in presenza di una fase di mercato più volatile.
In questa fase è quindi opportuno monitorare attentamente, non solo le prossime comunicazioni della BCE, bensì anche l’andamento dell’inflazione nei servizi e le aspettative sui tassi.

