Ancora sull’ottovolante la sterlina, che dopo i forti rialzi e ribassi registrati negli ultimi giorni, sta ora risentendo sia delle ultime decisioni della Banca d’Inghilterra sia del quadro macroeconomico internazionale, sempre più influenzato dalle scelte delle principali banche centrali.
Secondo diversi analisti, il cambio tra sterlina e dollaro potrebbe subire ulteriori pressioni nelle prossime settimane, soprattutto a causa dell’atteggiamento prudente adottato da alcune autorità monetarie rispetto ad altre.
Sali e scendi per la sterlina: sale per i dati sul lavoro, scende per la riunione BoE
La sterlina era riuscita inizialmente a recuperare terreno, salendo dello 0,17% fino a quota 1,332 dollari, dopo il brusco calo dell’1% registrato mercoledì, quando alcuni esponenti della Federal Reserve statunitense hanno lasciato intendere che potrebbero essere necessari ulteriori rialzi dei tassi entro la fine dell’anno.
Successivamente, tuttavia, la valuta britannica ha invertito nuovamente la rotta, arrivando a perdere fino allo 0,6% e scendendo a 1,321 dollari, il livello più basso dall’inizio di aprile. L’ultimo movimento registrato è stato un arretramento dello 0,4%.
A sostenere inizialmente la sterlina erano stati i dati sul mercato del lavoro britannico, risultati migliori delle attese. Il tasso di disoccupazione nel Regno Unito è infatti sceso al 4,9% nei tre mesi conclusi ad aprile, rispetto al precedente 5%, offrendo un segnale di resilienza dell’economia.
A cambiare radicalmente il sentiment degli investitori è stata però la conclusione dell’ultima riunione della Bank of England (BoE).
Bank of England ferma i tassi al 3,75%: la sterlina perde slancio
In linea con le aspettative del mercato, la banca centrale britannica ha lasciato invariato il tasso di riferimento al 3,75% nella riunione conclusasi il 17 giugno 2026. Si tratta di una scelta che prosegue la linea attendista adottata dall’inizio delle tensioni geopolitiche legate al conflitto tra Stati Uniti e Iran.
Secondo la BoE, infatti, sarebbe ancora prematuro procedere con un nuovo aumento del costo del denaro, considerata l’incertezza che continua a caratterizzare le prospettive inflazionistiche. Le stime aggiornate del Comitato di politica monetaria (MPC) indicano che l’inflazione dovrebbe superare il 3,25% nel quarto trimestre del 2026, rispetto al 2,8% registrato a maggio.
Si tratta comunque di una previsione meno severa rispetto alle attese formulate ad aprile, quando l’istituto aveva ipotizzato un picco compreso tra il 3,6% e il 3,7%.
La banca centrale ha inoltre mostrato un moderato ottimismo sulle prospettive di crescita del Paese. L’economia britannica dovrebbe infatti espandersi a un ritmo sottostante dello 0,2% su base trimestrale, leggermente superiore allo 0,1% previsto nelle precedenti stime, nonostante il lieve calo della produzione registrato nel mese di aprile.
Dati sul lavoro sostengono la sterlina, ma la FED e la BoE ribaltano il trend
L’atteggiamento della Bank of England appare in netto contrasto con quello adottato da altre importanti banche centrali. Sia la Banca Centrale Europea sia la Banca del Giappone hanno infatti aumentato i tassi di interesse negli ultimi giorni, mentre negli Stati Uniti i mercati hanno rafforzato le aspettative di una stretta monetaria dopo che quasi la metà dei membri della Federal Reserve ha indicato di attendersi almeno un rialzo entro dicembre.
Per questo motivo, molti analisti valutari come Nick Rees, responsabile della ricerca macroeconomica di Monex Europe, ritengono che la BoE stia assumendo una posizione relativamente più accomodante (dovish) rispetto ai suoi omologhi internazionali, che continuano invece a mantenere un approccio più aggressiva (hawkish) nella lotta contro l’inflazione.
“Siamo propensi a interpretare la decisione odierna come leggermente accomodante ai margini”, ha dichiarato Rees in una recente nota. “Lo sterling si è indebolito moderatamente dopo l’evento, ma un percorso di ribasso più duraturo dipenderà dall’emergere di ulteriori segnali di rallentamento economico e da eventuali rischi legati alla politica interna.”
Sul fronte politico, giovedì si sono aperte le urne per un’elezione speciale che potrebbe riportare in Parlamento il sindaco laburista di Manchester, Andy Burnham, potenzialmente destinato a diventare uno sfidante del primo ministro Sir Keir Starmer, alle prese con una fase particolarmente delicata.
Analisti divisi sul futuro della sterlina: cosa devono fare i possessori di certificati
Guardando ai prossimi mesi, l’attenzione degli investitori è concentrata soprattutto sull’evoluzione del cambio GBP/USD. Chris Turner, analista di ING, ritiene probabile un ulteriore indebolimento della sterlina nei confronti del dollaro, con il cambio che potrebbe scendere verso quota 1,3200. Parallelamente, prevede un rafforzamento dell’euro contro la valuta britannica, in un contesto in cui i mercati tendono a premiare le divise sostenute da banche centrali considerate più proattive.
“Aspettatevi una maggiore pressione su GBP/USD poiché il dollaro continua a beneficiare di una corsa rispetto alle valute le cui banche centrali stanno cercando di evitare un inasprimento monetario quest’anno, come avviene in Canada e in Svezia”, sottolinea Turner, precisando che nelle prossime settimane “GBP/USD potrebbe stabilizzarsi intorno a 1,3200. Nessuno di questi sviluppi sembra particolarmente favorevole alla sterlina. EUR/GBP appare invece orientato verso l’area compresa tra 0,8680 e 0,8700.”
Insomma, uno scenario di volatilità da manuale per investitori e possessori di certificati. Dato questo contesto poco stabile, tra banche centrali divergenti e sterlina sotto pressione, conviene dunque monitorare non solo l’andamento dell’asset sottostante ma anche la direzione dei tassi e del cambio, valutando eventuali meccanismi di protezione valutaria già incorporati nei certificati. Oppure una maggiore diversificazione dell’esposizione, per ridurre il rischio di movimenti improvvisi legati a decisioni macro o politiche monetarie inattese.
