Per i suoi 80 anni il presidente Donald Trump ha “ricevuto” come “regalo” l’ok dall’Iran per un accordo preliminare, che ha fatto contenti tutti i mercati globali, con le principali borse in rialzo e il Nikkei che ha aggiornato i massimi storici.
Il tutto mentre cresce l’attesa per la riunione della Banca del Giappone (BOJ), chiamata a decidere sui tassi di interesse nella giornata di martedì 16, una scelta che potrebbe andare a beneficio (o forse no) dello yen.
Accordo Iran-Usa e mercati in rally globale: il Nikkei vola sui massimi storici
In sintesi, Stati Uniti e Iran avrebbero concordato un memorandum d’intesa per mettere fine al conflitto e riaprire lo Stretto di Hormuz, con la firma dell’accordo attesa entro venerdì 19 giugno. Successivamente, dovrebbe aprirsi una nuova fase di negoziati sulle attività nucleari iraniane.
Per quanto tutto sia ancora appeso a un filo, il solo annuncio è bastato alle borse per accendersi. Al momento Piazza Affari registra un rialzo dello 0,70%, mentre DAX e IBEX-35 hanno superato il punto percentuale di crescita.
La reazione più marcata arriva però dall’Asia, con il Nikkei che ha toccato nuovi massimi storici: ora si trova oltre quota 69.600 punti, con un rialzo vicino al 5%. Ancora meglio ha fatto il Kospi sudcoreano, in aumento del 5,3% e vicino ai propri record storici.
A sostenere l’indice, come accaduto la volta scorsa, anche i titoli tecnologici sia di quelli non tecnologici. In particolare, spiccano i comparti dell’elettronica e delle costruzioni: Murata Manufacturing ha guadagnato circa il 18% nel settore dei componenti elettronici, Kioxia Holdings è salita del 12% nel comparto semiconduttori, mentre Taisei ha messo a segno un progresso del 13% nel settore delle costruzioni.
BOJ verso il rialzo dei tassi: atteso primo intervento dal 2025 e stretta fino all’1%
Nonostante l’euforia, rimanendo in Giappone, il Paese del Sol Levante si prepara a un passaggio cruciale sul fronte monetario: domani martedì 16 la BOJ si riunirà per decidere sull’eventuale rialzo dei tassi. Anzi, più che eventuale, quasi certo: gli economisti ormai attendono un rialzo dei tassi di 25 punti base (il primo dopo dicembre 2025), che porterebbe il costo del denaro all’1%, il livello più alto dal 1995.
La banca centrale giapponese ha più volte lasciato intendere la possibilità di un ulteriore irrigidimento della politica monetaria, soprattutto alla luce delle pressioni inflazionistiche che si stanno intensificando anche in relazione al conflitto con l’Iran.
Non a caso, gli analisti di ANZ parlano di un aumento “precauzionale”, motivato principalmente dal rialzo dei costi energetici. Secondo la loro valutazione, i dati della BOJ indicano come, al netto dei fattori istituzionali, l’inflazione core resti stabilmente sopra il 2%, rendendo quindi giustificato un ulteriore intervento sui tassi nel corso del mese.
Yen sotto pressione a quota 160: carry trade ai massimi e speculazione record
Nel frattempo, l’attenzione degli operatori resta concentrata sullo yen, che continua a muoversi attorno alla soglia critica di 160 yen per dollaro. Un livello ad alto rischio, non a caso gli speculatori hanno aumentato le scommesse contro la valuta, segnalando il ritorno del cosiddetto «carry trade» sullo yen, nonostante i rischi di intervento e la prospettiva di un rialzo dei tassi da parte della BOJ.
A sua volta, i fondi a leva hanno portato le posizioni ribassiste sullo yen a oltre 115.000 contratti nella settimana conclusa il 9 giugno, il livello più alto dal novembre 2017, secondo i dati della Commodity Futures Trading Commission citati da Bloomberg.
Lo yen ha continuato a indebolirsi nonostante i graduali rialzi dei tassi da parte della banca centrale giapponese e i ripetuti interventi di Tokyo sui mercati valutari, soprattutto a causa del persistente ampio differenziale dei tassi d’interesse rispetto agli Stati Uniti.
“Il rischio di intervento e i forti avvertimenti ufficiali hanno reso poco attraente inseguire la debolezza vicino a 160,” ha dichiarato Stefan Rittner, senior portfolio manager di Allianz Global Investors, che mantiene una posizione neutrale sul dollaro-yen. Tuttavia, ha aggiunto, “i persistenti venti contrari strutturali limitano la possibilità di un rimbalzo sostenuto dello yen nonostante la valutazione economica” e il rischio di nuovi interventi aumenterebbe nuovamente qualora il cambio si avvicinasse ulteriormente a quei livelli.
Nikkei, BOJ e yen: tre punti chiave per i possessori di certificati
Meglio non seguire troppo l’euforia azionaria, sopratutto in Giappone: le attese di rialzo dei tassi della BOJ e lo yen su livelli critici vicino a 160 contro dollaro saranno una forte componente valutaria che potrebbe amplificare o ridurre i rendimenti, specie per investitori e possessori di certificati.
In questo contesto, la gestione non è tanto “entrare o uscire”, quanto monitorare due variabili chiave: politica monetaria giapponese e soglia dello yen a 160. Se la BOJ dovesse confermare il rialzo dei tassi e lo yen iniziasse a rafforzarsi, il mercato potrebbe vedere una rotazione rapida dai titoli growth/export verso comparti più difensivi, con impatti diretti sulle probabilità di barriera dei certificati.
Al contrario, se il differenziale dei tassi con gli Stati Uniti restasse ampio e il carry trade continuasse a dominare, la tendenza rialzista sugli indici giapponesi potrebbe prolungarsi, favorendo strategie con strike lontani e barriere profonde.
A riguardo del carry trade, molti investitori vedono nei rafforzamenti temporanei dello yen causati dagli interventi governativi come un’opportunità per vendere.
Una mossa che però potrebbe costare caro se accade uno scenario da 2024. Due anni fa questa strategia subì un brusco crollo quando la BOJ aumentò i tassi e annunciò un drastico taglio degli acquisti di obbligazioni, provocando un forte rimbalzo dello yen e costringendo gli investitori a chiudere le proprie posizioni a leva.


