Moody’s sul risiko bancario: rating invariati per Banco BPM e Intesa, possibili effetti su MPS

Da Moody’s arriva una doppia analisi sul nuovo capitolo del risiko bancario italiano, con al centro Banca Monte dei Paschi di Siena e le iniziative di Banco BPM e Intesa Sanpaolo.

Due operazioni che, a detta dell’agenzia di rating, non avrebbero nell’immediato grandi implicazioni sui rating, anche se emergono elementi di attenzione legati soprattutto ai rischi di esecuzione.

Intesa Sanpaolo e l’offerta su MPS: crescita e integrazione complessa

Piccolo riassunto della proposta di Intesa Sanpaolo: curiosamente, dopo il lancio della proposta di fusione in formula “merged as equals” da parte di Banco BPM, Piazza Gae Aulenti ha presentato un’offerta pubblica volontaria e di scambio sull’intero capitale di MPS per circa 30,6 miliardi di euro.

Un elemento chiave dell’operazione è l’accordo vincolante con Unipol Assicurazioni, principale azionista di BPER Banca, per la cessione e la successiva fusione con BPER di un’entità bancaria “carved-out” da MPS. In caso di completamento, l’operazione comporterebbe un aumento di circa un terzo delle filiali di Intesa Sanpaolo e di circa un quarto dei crediti verso la clientela, mentre BPER crescerebbe di circa un terzo in termini di scala.

Moody’s evidenzia che questa operazione rafforzerebbe in modo significativo la presenza domestica di Intesa Sanpaolo, soprattutto nel wealth management (oltre il 20% di quota), nel consumer finance (circa 10%) e nel corporate e investment banking.

A sua volta, l’offerta su Rocca Salimbeni non avrebbe probabilmente implicazioni immediate sui rating di Intesa Sanpaolo. Per MPS, invece, l’operazione potrebbe avere effetti positivi nel caso in cui le obbligazioni venissero trasferite a Intesa Sanpaolo o BPER, beneficiando del profilo creditizio più solido dei due gruppi bancari.

Più cauta la valutazione su BPER Banca. Moody’s segnala infatti che la fusione con l’entità “carved-out” di MPS presenta rischi di esecuzione significativi. L’aumento di scala e della presenza domestica sarebbe accompagnato da criticità operative, soprattutto legate alla complessità dell’integrazione. Tra i punti più delicati vengono citati i sistemi infrastrutturali e la migrazione IT, elementi che rappresentano storicamente una delle fasi più sensibili nelle operazioni di consolidamento bancario.

Banco BPM e MPS: fusione tra pari ancora tutta da definire

Sul fronte Banco BPM, l’interesse per Banca Monte dei Paschi di Siena non comporta, al momento, effetti immediati sui rating dei due istituti coinvolti. Moody’s sottolinea infatti che, in assenza di dettagli più precisi sulla struttura dell’operazione, “non è possibile valutare l’impatto sui profili creditizi“.

La proposta prevede una fusione tra pari, con mantenimento di marchi e sedi storiche e valorizzazione delle fabbriche prodotto integrate. Secondo l’agenzia, la combinazione potrebbe rafforzare le franchise nazionali e generare benefici di scala, con possibili effetti positivi sulla redditività.

Banco BPM prevede inoltre di mantenere un CET1 pro-forma intorno al 15%, senza considerare eventuali benefici del cosiddetto “Danish Compromise”, la normativa europea che consente un trattamento più favorevole delle partecipazioni assicurative ai fini del capitale regolamentare.

Moody’s precisa che la lettera di interesse segna solo l’avvio della fase di discussione tra le parti e che i termini dell’operazione restano ancora da definire. Una possibile offerta formale potrebbe arrivare entro settembre 2026.

Come già evidenziato anche per Intesa Sanpaolo, l’agenzia richiama i rischi operativi ed esecutivi legati a una fusione trasformativa, in particolare per le migrazioni infrastrutturali e IT. Un ulteriore elemento di complessità è rappresentato dal percorso di integrazione già in corso tra MPS e Mediobanca, che potrebbe rendere più articolato il processo complessivo di consolidamento.

Risiko bancario agli occhi di Moody’s, cosa cambia per i possessori di certificati

In sondoli, il quadro delineato da Moody’s non modifica nell’immediato il profilo di rischio delle banche, ma aumenta la variabilità potenziale degli scenari futuri. Le operazioni su Banca Monte dei Paschi di Siena, Intesa Sanpaolo e Banco BPM restano infatti ancora in fase preliminare o non completamente definite, con possibili evoluzioni su strutture, concambi e perimetri di integrazione.

E questo per investitori e possessori di certificati significa un possibile aumento della volatilità implicita, soprattutto sui prodotti worst-of o con esposizione diretta ai titoli bancari coinvolti.

In uno scenario di M&A, i certificati possono essere impattati non tanto dal giudizio creditizio (che Moody’s al momento non modifica), quanto da eventi societari come concambi, sostituzione del sottostante o aggiustamenti tecnici del prodotto.

Nel caso di operazioni su MPS, ad esempio, un eventuale trasferimento di attività o obbligazioni verso soggetti con profilo più solido potrebbe teoricamente ridurre il rischio di credito percepito sul lungo periodo, ma nella fase intermedia aumenta l’incertezza sulla traiettoria del titolo e quindi sul comportamento dei derivati strutturati.

Per chi è già esposto, è bene dunque monitorare attentamente barriere, livelli knock-in e composizione del basket, perché proprio le fasi di annuncio e negoziazione sono quelle in cui i titoli bancari possono registrare movimenti bruschi e non lineari.

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