Risiko bancario, la sfida su MPS entra nel vivo con le mosse di Banco BPM e Intesa San Paolo

Negli ultimi giorni il risiko bancario italiano è tornato a muoversi con forza. Prima l’iniziativa di Banco BPM sul Monte dei Paschi di Siena, poi il “rilancio” di Intesa Sanpaolo con un’offerta pubblica di acquisto totalitaria sempre su Rocca Salimbeni, valutata oltre 30 miliardi di euro.

Un’operazione che rimette in discussione gli equilibri dell’intero sistema creditizio nazionale e apre a uno scenario in cui potrebbe prendere forma un nuovo polo bancario di dimensioni tali da competere, in modo ancora più diretto, con i principali gruppi europei e internazionali.

MPS al centro del risiko bancario: in 24 ore due mosse da Banco BPM e Intesa Sanpaolo

Facciamo una cronistoria degli ultimi eventi. Primo atto: BPM. Domenica l’istituto guidato da Giuseppe Castagna ha presentato formalmente all’istituto amministrato da Luigi Lovaglio una proposta di aggregazione concordata secondo la formula del merger of equals. Insomma, un’operazione che prevede una governance basata su criteri di equilibrio e rappresentatività, oltre alla salvaguardia dei rispettivi brand, delle sedi storiche e del radicamento territoriale.

L’obiettivo, tuttavia, resta chiaro: dare vita a un nuovo grande gruppo bancario italiano, in grado di posizionarsi al secondo posto a livello nazionale per finanziamenti alla clientela e raccolta di depositi, con una capitalizzazione di Borsa superiore ai 50 miliardi di euro e, sul piano industriale, sinergie ricorrenti (simate da BPM) superiori a 1,1 miliardi di euro lordi annui, di cui oltre 650 milioni legati ai costi e circa 450 milioni ai ricavi.

E ora secondo atto: Intesa Sanpaolo. Dopo la riunione nella stessa serata, il consiglio di amministrazione ha annunciato oggi il lancio di un’Opas volontaria totalitaria sul MonteIn breve, l’offerta valorizza ciascuna azione Mps a 10,091 euro, attraverso un corrispettivo composto da 1,6 azioni Intesa Sanpaolo di nuova emissione e 1 euro in contanti. Con premio riconosciuto pari al 12,5% rispetto al prezzo ufficiale del 5 giugno.

Anche qui l’obiettivo è dar vita al secondo gruppo bancario, ma nelle intenzioni della banca guidata da Carlo Messina, si andrebbe ben oltre: un colosso che sarebbe secondo addirittura per capitalizzazione di Borsa (Euronext), pari a circa 126 miliardi di euro, contando su circa 20 milioni di clienti in Italia, attività finanziarie della clientela per circa 1.700 miliardi di euro e utili consolidati superiori a 16 miliardi di euro nel 2029.

Inoltre, il gruppo nascente sarebbe capace di garantire una elevata e sostenibile distribuzione agli azionisti, sia con elevati flussi di dividendi cash sostenibili nel tempo sia con operazioni di share buy-back. A tal riguardo, si legge nella nota, ai soci Intesa Sanpaolo andrebbero circa 61 miliardi per il periodo 2025-2029, “con una distribuzione cash straordinaria per il 2026-2027 di 2,7 miliardi di euro e la conferma della politica di distribuzione indicata nel Piano di Impresa 2026-2029 di Intesa Sanpaolo, che prevede un payout ratio pari al 95%, riferito all’utile netto contabile, per ciascun anno del 2026-2029, di cui 75% da dividendi cash e 20% da buyback“.

Banco BPM o Intesa Sanpaolo, sfida a due per MPS: chi prevarrà?

Saranno settimane importanti per Rocca Salimbeni: già nel giro di ventiquattro ore, si è trasformata nell’epicentro di un risiko bancario che vede da una parte Banco BPM proporre una fusione concordata tra pari per la creazione di un nuovo campione nazionale da oltre 50 miliardi di capitalizzazione, e dall’altra Intesa Sanpaolo che punta direttamente al controllo dell’istituto senese attraverso un’Opas da circa 30,6 miliardi, anche qui sempre con l’obiettivo di costruire uno dei principali player finanziari europei.

Chi prevarrà tra le due in questo risiko bancario? Difficile a dirsi. Entrambe le operazioni, infatti, presentano elementi di forza ma anche vincoli rilevanti. Nel caso di Banco BPM, uno dei nodi principali è rappresentato dalla crescente presenza di Crédit Agricole nel capitale dell’istituto. Un elemento che osservatori politici e finanziari considerano con particolare attenzione: l’ipotesi che un polo strategico possa, anche solo gradualmente, vedere spostato il proprio baricentro decisionale oltreconfine è infatti considerata sensibile e potenzialmente problematica.

Per questo una grande operazione guidata da Intesa Sanpaolo potrebbe essere meglio apprezzata da chi ritiene prioritario mantenere in Italia certi poli strategici.

Non mancano però i profili critici anche all’operazione di Intesa, a partire da quelli antitrust, considerando che è già il primo gruppo bancario del Paese. Qui potrebbe fare gioco-forza l’accordo vincolante con Unipol Assicurazioni, che prevede l’acquisizione da parte del gruppo assicurativo di una banca operante sotto il marchio Monte dei Paschi, dotata di circa 635 filiali e di gran parte delle strutture centrali necessarie a operare in autonomia. Un asset che, di fatto, contribuirebbe a ridurre la concentrazione complessiva dell’operazione, rendendola più compatibile con le valutazioni delle autorità antitrust.

Altro vantaggio dell’operazione di Intesa sono le promesse agli azionisti. Sempre nella nota l’istituto precisa che l’utile per azione, il dividendo per azione e la distribuzione complessiva per il 2029 sarebbero “in crescita di circa l’8% rispetto a quelli attesi nel piano di impresa 2026-2029 di Intesa Sanpaolo, con un dividendo per azione in crescita a partire da quello relativo al 2026 rispetto al piano di impresa“.

Risiko bancario tra MPS, Banco BPM e Intesa Sanpaolo: a cosa devono stare attenti i possessori di certificati

Lo abbiamo già visto al tempo di altre OPA totalitarie o proposte di M&A. Il rischio di questa fase per investitori e possessori di certificati sono due: volatilità e disallineamenti temporanei di prezzo. E questo perché il mercato ora comincerà a prezzare gli scenari alternativi di concambio, i premi Opa e le possibili condizioni regolatorie.

Pertanto, in questo risiko bancario senza fine, meglio evitare movimenti dettati esclusivamente dalla volatilità del titolo sottostante e verificare con attenzione i documenti dell’emissione per capire come l’evento straordinario viene trattato.

Conviene inoltre gestire al meglio il rischio legato alla struttura del certificato: barriere, autocall e meccanismi di rimborso anticipato possono essere impattati in modo diverso a seconda che l’operazione vada verso un concambio azionario, un’offerta mista o una fusione.

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