PIL Eurozona, FMI rivede al ribasso la crescita nel biennio 2026-2027

Le prospettive di crescita per Eurolandia si fanno sempre più deboli, e questo grazie alla guerra nel Medio Oriente. Lo sostiene il Fondo monetario internazionale, che recentemente ha rivisto al ribasso le stime sul PIL Eurozona.

E al rialzo quelle sull’inflazione, andando così incontro alle preoccupazioni della Banca Centrale Europea, che proprio per contrastare la fiammata inflazionistica ha deciso di alzare i tassi per la prima volta dal 2023.

PIL Eurozona sotto pressione: il FMI rivede crescita e inflazione

Nella sua dichiarazione conclusiva della missione annuale sulle politiche comuni dell’Eurozona, l’FMI è netta: la guerra “dovrebbe rappresentare un forte ma temporaneo shock negativo dell’offerta“. Sufficiente però per ridurre le prospettive di crescita PIL Eurozona, che passano da 1,4% a 0,9% per il 2026, e da 1,4% a 1,2% nel 2027.

Al centro delle tensioni resta dunque il nodo energetico, aggravato dal blocco dello Stretto di Hormuz, che da mesi condiziona i flussi globali e mette sotto pressione i mercati e le economie internazionali. Tra cui l’Italia stessa che, secondo le stime dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio, subirà a causa del conflitto una riduzione della crescita del PIL di 0,3 punti percentuali nel 2026 e di 0,4 punti nel 2027.

PIL Eurozona al ribasso, ma inflazione al rialzo

Altro nodo importante è quello dell’inflazione. Parallelamente al taglio delle stime del PIL Eurozona, l’FMI ha alzato le previsioni di inflazione dal 2% al 2,8% per il 2026, e dal 1,9% al 2,3%.

Secondo il Fondo, nello scenario centrale, che incorpora un aumento cumulato di 50 punti base dei tassi nel 2026 rispetto ai livelli pre-guerra, sia l’inflazione complessiva sia quella di fondo resterebbero oltre il 2% fino al 2028.

Per questo motivo il FMI avverte che “una politica monetaria leggermente più restrittiva” rispetto allo scenario base “potrebbe essere necessaria” per mantenere ancorate le aspettative e impedire che l’aumento dei prezzi energetici si propaghi all’intero sistema economico.

In uno scenario più sfavorevole, se prezzi dell’energia e aspettative dovessero salire oltre le previsioni, potrebbero rendersi necessari “rialzi dei tassi più rapidi e/o più consistenti”. Al contrario, in presenza di una domanda più debole e condizioni finanziarie più restrittive, le esigenze di ulteriore stretta monetaria potrebbero attenuarsi.

BCE tra stretta e inversioni: torna il rialzo dei tassi al 2,25%

Per il momento, la traiettoria della politica monetaria non sembra orientata all’allentamento. Bensì alla restrizione.

La Banca Centrale Europea ha infatti deciso un nuovo rialzo dei tassi, il primo da settembre 2023, portandoli al 2,25%. Una decisione attesa dai mercati (era data al 94% su ECB Watch prima della seduta), e motivata, secondo l’istituto, dal fatto che “la guerra in Medio Oriente sta generando pressioni inflazionistiche”.

Il ciclo restrittivo della BCE era iniziato nel luglio 2022, con un incremento complessivo che ha portato i tassi dal -0,50% al 4,00% attraverso dieci rialzi consecutivi. Da settembre 2023 è poi iniziata una fase di riduzione, con otto tagli che hanno riportato il livello al 2,00%, prima dell’attuale inversione.

Secondo il Consiglio direttivo, la decisione “risulta fondata in una serie di scenari che illustrano come lo shock potrebbe evolversi e influire sulle prospettive a medio termine per l’area dell’euro”.

Anche le proiezioni interne della BCE sono state aggiornate: l’inflazione media è ora attesa al 3,0% nel 2026 (dal 2,6% precedente), al 2,3% nel 2027 (dal 2,0%) e al 2,0% nel 2028 (dal 2,1%).

Tassi BCE, gli scenari futuri della politica monetaria

E vista la situazione generale, tra PIL Eurozona in calo e inflazione al rialzo, una domanda sorge spontanea: la BCE avvierà un nuovo ciclo di inasprimento monetario?

Dopo la decisione sui tassi, il Consiglio direttivo ha ribadito di “non voler assumere alcun impegno preventivo riguardo a un particolare percorso dei tassi”, confermando il classico approccio “basato sui dati e valutato riunione per riunione”.

Gli analisti restano divisi sugli scenari futuri. Secondo le previsioni della MUFG Bank, potrebbe emergere un ulteriore inasprimento complessivo di 0,50 punti percentuali nel corso dell’anno, in quello che viene descritto come “un adeguamento graduale, piuttosto che un vero e proprio ciclo di inasprimento”, secondo Henry Cook, economista senior per l’Europa.

Nel suo scenario, i rischi di secondo impatto resterebbero contenuti grazie a una crescita economica moderata, mentre si ipotizza anche che lo Stretto di Hormuz possa essere riaperto nel corso dell’estate, riducendo così parte delle pressioni sui mercati energetici.

PIL Eurozona e tassi BCE: opportunità e rischi per i possessori di certificati

Oltre al temuto rialzo dei tassi di interesse, si aggiunge a questo scenario anche la crescita debole del PIL Eurozona, il che per investitori e possessori di certificati può essere sia fonte di opportunità ma anche di rischi.

In un contesto di tassi potenzialmente ancora in rialzo, i certificati a capitale condizionatamente protetto e quelli legati a indici o panieri azionari possono continuare a offrire premi relativamente interessanti, ma con maggiore volatilità e più alta probabilità di eventi barriera nei sottostanti. Allo stesso tempo, l’inflazione ancora sopra il target e la possibilità di ulteriori strette della BCE mantengono elevato il rendimento implicito delle nuove emissioni, rendendo meno conveniente restare ancorati a prodotti vecchi con condizioni meno favorevoli.

In termini operativi, conviene seguire un approccio di selezione e ribilanciamento: ridurre l’esposizione a sottostanti troppo sensibili al ciclo economico, privilegiare strutture con barriere ampie e scadenze non eccessivamente lunghe, e valutare con attenzione la qualità degli emittenti. In una fase di tassi ancora elevati e crescita debole, il rischio principale non è solo il rendimento più instabile, ma la maggiore probabilità che la protezione condizionata venga messa alla prova dai movimenti bruschi dei mercati.

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