PIL Italia, crescita a rischio nel 2026 tra guerra e shock energetico: l’allarme dell’UPB

Il PIL Italia rischia di pagare un prezzo ancora più alto se il conflitto tra Iran e Israele dovesse protrarsi nei prossimi mesi.

A lanciare l’allarme è l’Ufficio parlamentare di bilancio nel Rapporto sulla politica di bilancio 2026, che individua proprio nella guerra in Medio Oriente il principale fattore di rischio per lo scenario macroeconomico del Paese.

UPB: shock energetico al centro del calo PIL Italia

Rispetto alle previsioni formulate prima dello scoppio della guerra, nel febbraio scorso, il conflitto comporterebbe una riduzione della crescita del PIL Italia di 0,3 punti percentuali nel 2026 e di 0,4 punti nel 2027. Parallelamente, l’inflazione aumenterebbe di 1,4 punti percentuali quest’anno e di 1,1 punti il prossimo.

Per l’UPB, il nuovo shock energetico conferma ancora una volta la forte esposizione dell’economia italiana alle dinamiche internazionali legate all’energia. Una “vulnerabilità strutturale“, che rafforza “la necessità di accelerare il percorso di transizione energetica, che può diventare una leva di competitività e innovazione“, si legge nel report.

Gli effetti della crisi non si limitano però alla crescita economica. A preoccupare è anche l’andamento del debito pubblico. Il rapporto debito/PIL è salito al 137,1% nel 2025, con un incremento di 2,4 punti rispetto all’anno precedente, e dovrebbe raggiungere il 138,6% nel 2026, per poi iniziare una graduale discesa dal 2027 fino al 136,3% previsto nel 2029.

L’UPB avverte che uno scenario caratterizzato da prezzi energetici ancora più elevati e da una crescita economica più debole potrebbe peggiorare ulteriormente il quadro dei conti pubblici. In questa ipotesi, il rapporto debito/PIL arriverebbe fino al 140% già nel 2026.

Nel medio periodo, le proiezioni indicano comunque una riduzione del debito, ma con un ritmo meno sostenuto rispetto a quanto previsto dal Piano strutturale di bilancio. Dopo il picco del 2026, il rapporto debito/PIL scenderebbe al 135,4% nel 2031 e al 123,8% nel 2041, “circa 10 punti al di sopra di quanto previsto dal Piano“.

OCSE conferma: crescita debole nel 2026 per il PIL Italia

Le valutazioni dell’UPB si avvicinano per certi versi alle più recenti analisi diffuse dall’OCSE, che pur mostrando un quadro leggermente più favorevole per l’Italia, condividono le stesse preoccupazioni legate ai rincari energetici e all’instabilità geopolitica.

Nel suo ultimo Outlook, l’organizzazione con sede a Parigi ha rivisto al rialzo di un decimale la crescita del PIL Italia per il 2026, portandola allo 0,5% rispetto allo 0,4% stimato a marzo. Tuttavia, l’organizzazione evidenzia come il nuovo shock dei prezzi dell’energia continuerà a pesare sui consumi delle famiglie, sugli investimenti e sulle esportazioni, compensando in parte gli effetti positivi del PNRR.

Secondo l’OCSE, l’impennata dei costi energetici “farà aumentare l’inflazione, vanificando i recenti guadagni in termini di salari reali”. Nel 2027, invece, il graduale calo dei prezzi dell’energia e una minore incertezza geopolitica dovrebbero favorire “una crescita allo 0,6%”, dato invariato rispetto alle stime precedenti.

L’organizzazione sottolinea inoltre che la ripresa rimarrà debole a causa della crescita contenuta dei redditi. I salari reali, infatti, “recuperano solo in minima parte le perdite subite a causa dell’aumento dei prezzi al consumo, a causa dei limitati rinnovi dei contratti collettivi previsti per il 2027 e della persistente debolezza del mercato del lavoro“.

PNRR e investimenti come fattori di sostegno

Per l’OCSE, i rischi per le prospettive economiche italiane restano elevati e orientati al ribasso, soprattutto considerando la forte esposizione del Paese alle conseguenze del conflitto in Medio Oriente. L’elevato debito pubblico espone inoltre l’economia italiana alla volatilità dei mercati finanziari internazionali e all’aumento dei premi di rischio che potrebbe derivare da una nuova accelerazione dell’inflazione globale.

Allo stesso tempo, però, l’organizzazione di Parigi individua alcuni elementi in grado di sostenere la crescita. Gli investimenti pubblici e le riforme legate al PNRR potrebbero infatti migliorare il contesto imprenditoriale, favorire nuovi investimenti privati e incentivare una maggiore partecipazione al mercato del lavoro.

Anche l’UPB attribuisce un ruolo centrale al Piano nazionale di ripresa e resilienza. Secondo le simulazioni contenute nel rapporto, le misure aggiuntive del PNRR contribuirebbero alla crescita del PIL del 2026 per circa mezzo punto percentuale. L’impatto sul livello complessivo del PIL sarebbe pari a circa 1,8 punti percentuali nel 2026.

Negli anni successivi, il graduale riassorbimento dell’impulso di spesa ridurrebbe l’effetto del Piano, che scenderebbe all’1,1% del PIL entro il 2030.

Tuttavia, investimenti pubblici caratterizzati da elevata efficienza e da una forte complementarità con il capitale privato “potrebbero avere effetti rilevanti sul livello del PIL ben oltre la conclusione del Piano, fino al 2,6 per cento di PIL al 2030“.

PIL Italia tra inflazione e volatilità: i rischi per i possessori di certificati

Crescita PIL Italia debole, inflazione elevata e maggiore volatilità dei mercati: uno scenario non dei migliori per investitori e possessori di certificati, soprattutto quelli legati ad azioni italiane, indici europei o panieri particolarmente esposti ai settori industriali ed energetici.

In presenza di tensioni geopolitiche e di un possibile rallentamento economico, aumenta infatti il rischio di oscillazioni improvvise dei sottostanti, con possibili avvicinamenti alle barriere nei certificati a capitale condizionatamente protetto.

Per gli investitori, in questa fase, diventa quindi fondamentale monitorare con attenzione la composizione del portafoglio, verificando il livello delle barriere, la distanza dai valori iniziali e l’esposizione ai comparti più sensibili ai rincari energetici e ai tassi elevati.

Una maggiore diversificazione e una selezione più prudente degli strumenti possono aiutare a limitare i rischi in uno scenario che, secondo UPB e OCSE, resta fortemente condizionato dall’evoluzione del conflitto in Medio Oriente e dall’andamento dell’inflazione.

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