Lusso e gioielli, grandi marchi verso il riscatto alle seconde trimestrali 2026

Le trimestrali del 2026 stanno regalando grandi soddisfazioni. E non parliamo solo dei soliti noti come le banche o il settore tecnologico: anche il settore del lusso sta diventando un approdo importante per gli investitori, dopo un periodo tutt’altro che semplice, segnato dal rallentamento del mercato cinese, dal ritorno alla normalità dei consumi dopo la pandemia e da un turismo internazionale.

I numeri della ripartenza: le trimestrali premiano i colossi europei del lusso

Negli ultimi mesi le attenzioni degli investitori sono state monopolizzate da settori come difesa, energia, intelligenza artificiale e comparto bancario. Adesso però parecchi sguardi stanno tornando a posarsi sulle società del lusso.

Un esempio è Richemont: ha chiuso il trimestre con un fatturato da 6,3 miliardi di euro, segnando un +17% e battendo le stime, spinta soprattutto dalla gioielleria che è salita del 21%. Non è da meno Ermenegildo Zegna, che ha quasi raggiunto il miliardo di ricavi nei primi sei mesi, chiudendo il trimestre con 517,1 milioni di euro (+11%).  Moncler ha invece registrato nel semestre 1,3 miliardi di fatturato (+9% a cambi costanti e +5% a cambi correnti), trovando la spinta decisiva nei mercati di Cina, Giappone e Corea.

E adesso si attende il resto del comparto: Lvmh presenterà i dati il 27 luglio, Kering il 28, poi Hermès e L’Oréal il 29, Brunello Cucinelli e Prada il 30, per chiudere con Salvatore Ferragamo il 3 agosto.

Il momento d’oro della gioielleria: margini solidi e vendite sopra le attese

Non male anche il settore della gioielleria, che pur rimanendo una fetta ancora contenuta per la maggior parte dei grandi gruppi del lusso, viaggia con un passo e con margini nettamente migliori rispetto al resto.

Ad esempio, presso Cartier e altre maison di Richemont, come Van Cleef & Arpels, le vendite di gioielli sono salite del 24% nel trimestre chiuso al 30 giugno, andando molto oltre le previsioni della vigilia. Addirittura la gioielleria targata Hermès, a detta degli esperti di Vontobel, è cresciuta dal 2019 a oggi a un ritmo medio annuo vicino al 30%, pur partendo da cifre contenute.

E il futuro appare ottimistico. Proprio il mese scorso Barclays ha alzato le stime di crescita 2026 per la divisione Orologi e Gioielli dall’7% all’8%, un bel salto rispetto al +3% del 2025. Per darne l’idea, parliamo del terzo pilastro di LVMH, capace di generare il 13% degli 81 miliardi incassati dal gruppo nel 2025.

Anche su questo fronte sarà utile leggere i numeri di Kering, che possiede tra gli altri Pomellato e Boucheron: a aprile la sua nuova divisione gioielli mostrava già un +22% su base comparabile nel primo trimestre, facendo meglio di qualsiasi altro reparto del gruppo.

Stime e prospettive: cosa dicono gli analisti sui prossimi mesi

Cosa c’è da aspettarsi nei prossimi mesi per il comparto del lusso? Delle buone prospettive. Gli studi di UBS citati da MF dicono infatti che, superata la fase piatta del 2025, il 2026 dovrebbe portare un incremento degli utili per azione del 12%, a fronte di un rialzo dei ricavi organici del 5%.

Rimanendo però più sul futuro prossimo, ossia il secondo trimestrale, sempre Barclays prevede per Prada una crescita del 13%, per Gucci un calo organico attorno al 5%, inferiore a quanto sperato dal mercato.

Infine, per Hermès e Ferragamo si prevedono aumenti con cifre a una sola cifra (+6% per Hermes, +5% per Ferragamo), così per Lvmh (+3%, con il comparto moda e pelletteria fermo all’1%) e per Kering (+2%).

Lusso al riscatto nelle trimestrali 2026: le mosse per i possessori di certificati

Sono tutti dati che investitori e possessori di certificati dovrebbero prendere in considerazione, specie su un settore come quello del lusso. Arrivando da trimestri complessi — basta ricordarsi le turbolenze viste su Kering — per questo comparto basta poco, anche un piccolo segnale di ripresa dei margini o dei ricavi, per innescare reazioni molto positive a Piazza Affari e sugli altri listini.

Cambierebbe radicalmente il profilo di rischio. Fino a poco tempo fa, il timore principale era l’avvicinamento ai livelli barriera a causa del calo continuo delle azioni sottostanti. Oggi, con titoli che mostrano segnali di risveglio o che comunque smettono di scendere, le barriere tornano a essere più sicure e aumenta la probabilità di incassare regolarmente i premi periodici o di assistere al richiamo anticipato dello strumento.

La risposta entusiasta del mercato ai risultati di Richemont (passato da 197 a 212 euro per azione, +7,5%) dimostra proprio quanto gli operatori siano pronti a cogliere questi segnali. Però servono numeri concreti, le sole promesse non bastano più, ed è per questo che le trimestrali in arrivo per LVMH, Kering ed Hermès saranno il vero banco di prova delle prossime settimane.

Chi si trova questi prodotti in portafoglio non dovrebbe dunque farsi prendere dalla fretta.

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