Tassi BCE, arriva il secondo aumento: depositi al 2,50% e occhi puntati sull’autunno

Come era ampiamente previsto da settimane, la Banca Centrale Europea (BCE) ha approvato un nuovo aumento di 25 punti base sui tre tassi di interesse di riferimento. La mossa arriva dopo la pausa di luglio e si aggiunge al ritocco effettuato a giugno, quando i tassi erano stati alzati della stessa entità per la prima volta dal 2023.

Una decisione che sottolinea l’impegno del Consiglio direttivo nel calibrare la politica monetaria affinché l’inflazione rientri e si stabilizzi sull’obiettivo del 2% nel medio termine.

La BCE alza ancora i tassi: nuovo strettoia di 25 punti base per frenare l’inflazione

È ufficiale: i nuovi livelli fissano il tasso sui depositi presso la BCE al 2,50%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,65% e quello sulle operazioni di rifinanziamento marginale al 2,90%, tutti con decorrenza dal 16 settembre 2026.

A spingere l’Eurotower verso un secondo rialzo dopo lo stop estivo è stato ancora una volta l’andamento instabile dell’inflazione. Infatti, come riporta la nota diffusa dalla BCE, “il conflitto in Medio Oriente continua a generare pressioni sull’inflazione, che dovrebbe mantenersi su livelli ben al di sopra dell’obiettivo per un periodo prolungato“.

Il quadro generale resta caratterizzato da una forte incertezza, con rischi sbilanciati verso l’alto per l’inflazione e verso il basso per la ripresa economica. er valutare gli effetti delle tensioni energetiche, gli analisti della BCE hanno delineato diversi scenari ipotizzando varie combinazioni di durata e intensità dello shock, considerando anche le ripercussioni indirette sui costi finali.

A quanto ammonteranno inflazione e PIL tra il 2026 e il 2028 secondo la BCE

A prescindere, le prospettive non sono delle migliori.

In un contesto moderato, che prevede un rientro dei prezzi energetici più rapido rispetto allo scenario base, l’inflazione si attesterebbe al 2,9% per quest’anno, per poi scendere sotto la soglia target all’1,9% nel 2027 e all’1,8% nel 2028. Su questo versante, la crescita del PIL viene stimata allo 0,9% nel 2026, al 1,5% nel 2027 e al 1,6% nel 2028.

In uno scenario invece base, l’inflazione media si aggirerebbe al 3,0% nel 2026, al 2,5% nel 2027 e al 2,1% nel 2028, con una crescita del PIL allo 0,9% nel 2026, 1,4% nel 2027 e 1,5% nel 2028.

Nello scenario avverso, caratterizzato da rincari energetici più marcati e duraturi, maggiore incertezza e ripercussioni internazionali con effetti di secondo livello sui prezzi, l’inflazione toccherebbe il 3,1% nel 2026, il 3,2% nel 2027 e il 2,3% nel 2028. La crescita economica si fermerebbe allo 0,9% quest’anno, all’1,1% nel 2027 e all’1,4% nel 2028.

Infine, nell’ipotesi di uno shock ancora più severo e di una forte reazione dei salari e dei listini non energetici, l’inflazione salirebbe al 3,3% nel 2026 e al 5,4% nel 2027, per poi assestarsi al 3,2% nel 2028. L’inflazione di fondo, depurata da energia e alimentari, registrerebbe un 2,5% quest’anno, un 3,5% nel 2027 e un 3,2% nel 2028, a fronte di una crescita economica stimata allo 0,8% nel 2026, allo 0,4% nel 2027 e all’1,4% nel 2028.

Stagflazione all’orizzonte? La BCE sceglie la linea della prudenza

Per i prossimi mesi il Consiglio direttivo intende mantenere un margine di manovra flessibile per gestire le incertezze del momento. L’approccio rimarrà quindi quello solito: “guidato dai dati, secondo il quale le decisioni vengono adottate di volta in volta a ogni riunione“.

C’è comunque da temere che nelle prossime settimane si ripeteranno le dichiarazioni già viste in questi mesi da parte dei membri più intransigenti dell’Eurotower, sempre propensi a rialzi dei tassi BCE. Gli stessi mercati continuano a scommettere su un progettar di nuovi ritocchi all’insù.

Pure i dati odierni dell’ECB Watch lo confermano: per la riunione di ottobre la probabilità è ora del 61% a un ulteriore rialzo di 25 punti base (portando i tassi da 2,50% a 2,75%). Per dicembre, le quotazioni indicano un 43% di possibilità per un aumento a 2,75% e un 49% per un ritocco più deciso che porterebbe il tasso di riferimento al 3%.

Tassi BCE al rialzo: opportunità e rischi per i possessori di certificati

Dato l’aumento dei tassi BCE, investitori e possessori di certificati dovranno aspettarsi nel breve futuro nuove emissioni di certificati con cedole periodiche più elevate o con barriere di protezione più profonde a parità di rendimento. E conseguentemente nuovi cali dei prezzi sul mercato secondario per quanto riguarda i certificati già in circolazione ed emessi in un regime di tassi più bassi.

A tal riguardo, se si possiedono certificati datati che pagano rendimenti ormai poco competitivi, potrebbe essere conveniente venderli per riposizionarsi sulle nuove emissioni che beneficiano dei tassi attuali più alti. O al limite, vista la fase di incertezza economica, con stime di crescita deboli e rischi di shock sui mercati, puntare su prodotti con barriere protettive molto ampie (es. barriere al 50% o 40% del valore iniziale dei sottostanti) o di tipo capitale garantito/protetto.

Se si vuole però limitare le oscillazioni di valore legate all’andamento dell’inflazione, può essere utile orientare i nuovi acquisti su certificati che hanno come sottostanti settori più resilienti ai contesti di stagflazione o tassi alti, come il comparto bancario, le utility o il settore farmaceutico.

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