Quadro a doppia tinta per l’inflazione nell’Eurozona ad agosto, che da un lato accelera a livello di indice generale, mentre rallenta (in maniera lieve) per quanto riguarda la componente core.
Proprio quest’ultimo dato ha trovato un riscontro positivo nelle parole di Joachim Nagel, presidente della Bundesbank e membro del Consiglio direttivo della BCE.
Una speranza di un nuovo stop ai rialzi ai tassi alla prossime riunione di Francoforte?
Inflazione Eurozona: sale l’inflazione ma scende il core ad agosto 2026
Dati flash di EUROSTAT: l’inflazione annua nell’Eurozona sale ad agosto al 3,3%, in aumento rispetto al 2,9% stimato a luglio. Su base mensile, l’incremento dei prezzi al consumo accelera allo 0,4%, a fronte del +0,2% del mese precedente.
A spingere verso l’alto l’indice generale è soprattutto il comparto energetico, che registra il tasso annuo più elevato con un +14,3% (in forte rialzo rispetto al 10,3% di luglio). Seguono i servizi al 3% (in calo dal 3,3% precedente) e i beni industriali non energetici all’1,2% (rispetto allo 0,9% di luglio). Si mantengono invece stabili all’1,2% i prezzi di alimentari, alcolici e tabacco.
Ma mentre sale l’indice generale, l’inflazione core (depurata dalle componenti più volatili come energia, cibo e tabacchi) scende al 2,4% rispetto al 2,5% del mese precedente e delle attese di consensus. In flessione anche l’inflazione armonizzata escluse energia e alimentari, prevista al 2,1% su anno contro il 2,2% di luglio.
BCE, Nagel: bene l’inflazione cose, ma niente stop ai rialzi dei tassi
Dopo la nota flash di EUROSTAT sui prezzi al consumo dell’Eurozona, sono arrivate le parole del capo della Bundesbank Joachim Nagel, che a margine di una riunione del G20 ad Asheville, nel North Carolina ha parlato proprio di una buona notizia. “La buona notizia è che il tasso di inflazione core è diminuito, così come quello dei servizi, e non stiamo ancora assistendo a effetti di secondo ordine sul tasso di inflazione core“.
Quindi niente rialzo dei tassi? Al contrario. Sempre il numero uno della Bundesbank ha descritto la prospettiva per la prossima riunione di politica monetaria come “relativamente prevedibile“, evidenziando la sintonia con le attese dei mercati finanziari, che incorporano un ritocco all’insù di 25 punti base.
Già in un’intervista rilasciata a Le Monde, Nagel ha raffreddato le ipotesi di una pausa nella stretta monetaria. “I mercati stanno scontando una probabilità superiore al 95% che aumenteremo i tassi di interesse nella riunione di settembre, e direi che i mercati hanno una buona comprensione di come probabilmente reagiremo in questa fase“, ha dichiarato.
A motivare la prudenza della BCE è la distanza dai parametri di riferimento: “L’inflazione è lontana dal nostro obiettivo a medio termine. Si attesta intorno al 3% anziché al 2%. E secondo le proiezioni di giugno, l’inflazione tornerà al 2% nel medio termine solo se i tassi di interesse aumenteranno”, ha aggiunto Nagel.
Sullo scenario successivo alla riunione di settembre, la linea resta improntata alla flessibilità, come ribadisce Nagel: “Il nostro approccio riunione per riunione ci ha servito bene in passato e certamente lo farà in futuro. Oltre alla riunione di settembre, tuttavia, sono cauto nel fornire indicazioni specifiche. I prezzi del petrolio e del gas continuano a fluttuare. I mercati finanziari sono molto volatili. C’è molta incertezza. È una situazione scomoda, anche dal punto di vista della politica monetaria“.
Inflazione Eurozona e tassi BCE: opportunità per i possessori di certificati
Ormai la linea della BCE è decisamente hawkish sui tassi di interesse, dunque investitori e possessori di certificati sono avvisati. Perché un nuovo rialzo dei tassi manterrà elevati i rendimenti offerti dai titoli di Stato e dai monetari, spingendo le emittenti di certificati ad alzare la cedola potenziale sulle nuove emissioni per restare competitive.
Al contempo, la persistente volatilità dei mercati azionari e delle materie prime (citata dallo stesso Nagel) potrebbe ridurre i prezzi dei certificati già in circolazione sul mercato secondario, offrendo da un lato possibili occasioni d’acquisto, ma generando dall’altro minusvalenze sui titoli già acquistati.
In questa fase, la scelta strategica più opportuna è analizzare con attenzione la composizione del proprio portafoglio. Chi ha già in carico certificati con cedola fissa o barriere strette dovrebbe valutare se tenere i titoli fino a scadenza per incassare i flussi periodici.
Per la nuova liquidità, può essere conveniente monitorare le nuove emissioni, che beneficiano di tassi d’interesse più generosi e barriere più profonde.
Infine, per mitigare il rischio derivante dall’incertezza monetaria, è meglio privilegiare strutture con caratteristiche difensive, come la presenza dell’effetto memoria sulle cedole o barriere di protezione del capitale posizionate su livelli conservativi.

