Stagna il PIL Francia nel secondo trimestre 2026, e non solo. L’Istituto nazionale di statistica (INSEE), nel suo ultimo report, ha rivisto al ribasso la stima preliminare, sollevando parecchi dubbi sulle prospettive economiche per il resto dell’anno.
Non si tratta decisamente di un periodo felice per il Paese transalpino. Oltre a una crescita che non parte, la Francia si trova ad affrontare una situazione complessa sul fronte del debito pubblico; anzi critica, al punto da aver reso il Paese un vero e proprio osservato speciale per gli investitori globali di obbligazioni OAT.
PIL Francia a crescita zero: stima azzerata e stagnazione economica
Crolla allo 0,0%, dopo una stima iniziale allo 0,2%, la crescita del PIL Francia nell’ultimo report dell’INSEE sul trimestre che arriva fino a giugno. Questa revisione arriva dopo che la seconda economia dell’eurozona aveva già subito una contrazione dello 0,2% nel primo trimestre.
Il ridimensionamento dei dati è legato in parte alla debolezza della produzione agricola, colpita in modo duro dalle ondate di calore e dalla siccità estiva. Con questo declassamento, la previsione di crescita annua del governo (fissata allo 0,7%) diventa quasi impossibile da raggiungere. Secondo l’INSEE, infatti, l’economia dovrebbe accelerare fino allo 0,5% sia nel terzo che nel quarto trimestre per centrare l’obiettivo.
Una crescita così lontana dalle attese aumenta il rischio che il governo non riesca a tagliare il deficit di bilancio portandolo al 5,0% del PIL, rispetto al 5,1% dell’anno scorso. Il ministro delle Finanze Roland Lescure, intervenendo a una conferenza economica, ha ammesso che il suo ministero dovrà considerare la probabile debolezza del terzo trimestre quando aggiornerà le stime a settembre, in vista della presentazione del disegno di legge di bilancio per il 2027.
Debito fuori controllo e rendimenti record: Parigi finisce sotto osservazione
E oltre al danno del PIL Francia anche la beffa del debito. In un recente report il Fondo Monetario Internazionale ha previsto un debito pubblico lordo francese in crescita fino a circa il 118,5% del PIL nel 2026, per poi superare il 120% nel 2027 e rimanere sopra tale soglia fino al 2030.
In pratica il debito sta andando fuori controllo, non a caso, come ha fatto notare il Financial Times, il Paese sembra sia diventato il nuovo osservato speciale dopo l’Italia.
Con buona pace dei titoli di Stato OAT: si sono registrate forti tensioni sui mercati obbligazionari, e gli stessi rendimenti dei titoli di Stato francesi sono saliti parecchio. La scorsa settimana i rendimenti dei titoli a 10 anni hanno toccato i massimi dal 2008, superando il 4,13%, per poi stabilizzarsi venerdì vicino al 4,1%.
Dalla perdita della doppia A all’ombra dei tassi: la scommessa della Francia
L’unica nota di stabilità si registra al momento sul fronte del rating: l’agenzia Fitch ha assegnato alla seconda economia dell’UE un rating A+ con prospettive stabili.
Per quanto possa sembrare una buona notizia, ricordiamo che il Paese transalpino ha perso la doppia A nel settembre 2025, penalizzato dall’instabilità politica seguita allo scioglimento dell’Assemblea, con i governi di breve durata di Barnier e Bayrou rimasti in carica rispettivamente per 99 e 270 giorni.
Le distanze si vedono anche nelle stime: se a marzo Fitch stimava una crescita dell’1% per il 2026, il governo ha contemporaneamente abbassato le sue attese allo 0,7%, mentre Natixis CIB si è fermata allo 0,6%. Sul deficit, Fitch prevede un 4,9% del PIL Francia, valore vicino al 5% indicato dall’esecutivo, mentre Natixis CIB stima un 5,1%.
In tutto ciò, il primo ministro Sébastien Lecornu conta di presentare il bilancio 2027 il 30 settembre, prima dei dibattiti in Parlamento ad ottobre. Per la sua squadra di governo, anche solo riuscire a restare in sella sarebbe già un ottimo risultato, ma la strada è decisamente in salita.
PIL Francia tra OAT e debito: opportunità per i possessori di certificati
Al centro di questo scenario decisamente poco positivo per l’Oltralpe, tra PIL Francia e debito in direzioni opposte, investitori e possessori di certificati faranno meglio a tenere alta l’attenzione su OAT e indici azionari.
Come già raccontato tempo fa, l’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato e l’incertezza sulla crescita pesano sia sulle banche francesi sia sulle società a forte indebitamento o esposte ai consumi interni. Se il valore dei sottostanti scende, la distanza dai livelli barriera si riduce, aumentando il rischio sul capitale a scadenza. Allo stesso tempo, il rialzo dei tassi tende a far scendere la quotazione di prezzo dei certificati sul mercato secondario, anche per quelli che pagano premi periodici.
Detto ciò, la prima cosa da fare è verificare subito la distanza attuale dalla barriera di protezione dei titoli presenti in portafoglio, preferendo strumenti con barriere profonde o di tipo capitale garantito/protetto. In secondo luogo, è utile valutare se la struttura del certificato prevede l’effetto memoria sulle cedole, elemento che aiuta a recuperare i premi eventualmente non staccati durante questa fase di debolezza dei mercati.
