Petrolio, prezzo in calo verso gli 80 dollari al barile: sanzioni e speranze dietro la discesa

Sanzioni, colpi di scena nello Stretto di Hormuz e nuove mosse diplomatiche stanno facendo oscillare il prezzo del petrolio, che oggi mostra curiosamente un leggero calo rispetto ai giorni scorsi.

Ma ancora una volta, c’è da chiedersi: quanto durerà questa discesa prima del prossimo rimbalzo?

Petrolio verso quota 80 dollari: continua l’altalena per il greggio

Situazione di oggi 27 agosto: i future sul Brent sono scesi di 1,36 dollari (un ribasso dell’1,55%), toccando gli 86,48 dollari al barile e inanellando la quarta seduta consecutiva in rosso. Stessa sorte per il WTI, che ha perso 1,40 dollari (l’1,7%), scivolando a 80,83 dollari e arrivando al quinto giorno consecutivo di perdite.

Parliamo comunque di cifre nettamente superiori rispetto al periodo antecedente al conflitto, quando Brent e WTI viaggiavano sotto i 70 e i 65 dollari. Si sperava di rivedere quei livelli verso luglio grazie alla promessa di un intesa tra Stati Uniti e Iran.

Ma le cose sono andate diversamente: il tavolo delle trattative è saltato e l’amministrazione Trump ha imposto un nuovo blocco navale, che ha quasi congelato l’export di Teheran, mentre gli altri Paesi del Golfo hanno ripreso a spedire greggio a pieno ritmo anche grazie a canali clandestini ben organizzati.

Petrolio in frenata: le ragioni dietro il quarto giorno di ribassi

Da qui forse uno dei motivi per cui è calato il prezzo del petrolio: anziché schizzare verso l’alto all’annuncio della stretta contro l’Iran, le quotazioni hanno accelerato la discesa, portando il Brent a perdere quasi il 6% in due sedute e ripiegando sotto la soglia dei 90 dollari.

L’altro sarebbe invece una flebile speranza sul fronte diplomatico. Una fonte iraniana autorevole ha rivelato a Bloomberg mercoledì che Iran e Oman stanno rifinendo un intesa per la gestione dello Stretto di Hormuz, confermando quanto dichiarato dalle Guardie Rivoluzionarie sull’accordo raggiunto per la condivisione del passaggio marittimo.

Tim Waterer, chief market analyst di KCM, attribuisce il calo proprio a questo fattore: il mercato sta scommettendo su una riapertura che fluidificherebbe il traffico nello stretto: “se lo Stretto di Hormuz dovesse riaprire completamente, è possibile un ulteriore calo del prezzo del petrolio“. Ma avverte: “è improbabile che il mercato prezzi un ritorno completo ai livelli pre-conflitto da un giorno all’altro“.

Effetto Hormuz: il petrolio ritraccia mentre ripartono i flussi nel Golfo

Sullo sfondo ci sono Kuwait e Qatar che stanno incrementando le esportazioni attraverso Hormuz, calmierando i prezzi a livello globale.

I due Paesi, che prima del conflitto esportavano insieme circa 2 milioni di barili al giorno, hanno riportato i volumi attorno al 70% dei livelli originari, secondo le rilevazioni di vari operatori raccolte da Reuters.

In totale, oggi passano da Hormuz circa 7-8 milioni di barili al giorno, un bel balzo rispetto ai 4 milioni di metà luglio, coprendo circa tre quarti del flusso storico. I dati di Vortexa confermano la tendenza, stimando la media settimanale dei passaggi attorno ai 10 milioni di barili giornalieri.

Petrolio tra alti e bassi: come devono agire i possessori di certificati

Ancora continuano le montagne russe dei prezzi per il petrolio, e di certo non sarà un divertimento per investitori e possessori di certificati. Anche perché, se il greggio continua a scendere verso gli 80 dollari o sotto, il rischio di intaccare le barriere aumenta, specie per i prodotti strutturati con strike fissati sui picchi recenti.

C’è da dire però che la persistente volatilità del mercato potrebbe remunerare bene chi detiene certificati a cedola periodica, a patto che i livelli barriera restino inviolati.

In pratica, la cosa migliore da fare adesso è un controllo attento del portafoglio. Bisogna verificare la distanza attuale della quotazione del sottostante rispetto alla barriera di ciascun certificato e controllare le date di rilevazione vicine. Se si possiedono prodotti long con barriere troppo vicine ai prezzi attuali e uno strike alto, potrebbe aver senso alleggerire la posizione per mitigare il rischio di un ulteriore affondo.

Se invece si ha una visione rialzista sul medio termine (scommettendo sul fatto che il calo sia temporaneo e che la ripresa economica o nuovi intoppi a Hormuz faranno rimbalzare il prezzo) si possono valutare certificati con barriere molto profonde o strutture short per coprire temporaneamente i titoli in perdita.

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