Popolari e Casse, anche le piccole realtà locali giocano il proprio risiko bancario

Non c’è solo il risiko bancario che vede protagoniste le cosiddette “Regine” nazionali quali Intesa Sanpaolo, UniCredit e Monte dei Paschi di Siena.

Anche tra piccole realtà come le Banche Popolari e le Casse di Risparmio si gioca una partita, sì, meno visibile e appariscente, ma non per questo meno significativa.

Piccolo risiko bancario: la mappa delle manovre tra Popolari e Casse

Anche se i loro numeri non possono di certo competere con quelli di giganti come Intesa Sanpaolo, UniCredit, Banco BPM, Bper o Monte dei Paschi di Siena, non parliamo di attori secondari nel panorama nazionale.

Pure queste piccole realtà hanno un proprio risiko bancario. Con soggetti attivi anche istituti di alto profilo come Iccrea, che sta valutando diversi dossier con grande interesse, a partire da quello relativo a BdM Banca (l’ex Popolare di Bari), e Cassa Centrale Banca, di recente entrato con una quota del 15% in Banca Cambiano 1884.

Passando invece alle Banche Popolari, abbiamo quella di Puglia e Basilicata, che mira a rafforzare la propria leadership nel Mezzogiorno. Anche la Popolare Cassinate mantiene i radar accesi ed è in prima fila per Smart Bank. Sempre al Sud, l’istituto più reattivo sul fronte M&A resta la nuova Banca Agricola Popolare di Sicilia (Baps), fresca della conquista di Popolare Sant’Angelo. Da segnalare poi Banca del Fucino, da tempo interessata a Cassa di Risparmio di Orvieto, e Cassa di Risparmio di Asti, che dopo aver riassestato la governance e rinnovato gli organi sociali appare pronta ad avviare una nuova fase di sviluppo.

Non solo “big bank”: così Popolari e Casse sostengono l’economia reale

Nella botte piccola, spesso, c’è il vino buono. Un detto che si adatta perfettamente alle Popolari e alle Casse di Risparmio, capillarmente distribuite su tutto il territorio nazionale.

A dirlo è uno studio condotto da ACRI insieme ad Assopopolari e PriBanks, secondo cui oltre un terzo (il 33,6%) si concentra nel Nord-Ovest, il 18,6% nel Nord-Est, il 17,5% nelle regioni del Centro, il 17,8% al Sud e il 12,4% nelle Isole. Si tratta di una presenza che supera quella dei grandi gruppi in diverse aree chiave, specialmente nel Nord-Ovest (dove le big si fermano al 31,9%), al Sud (14,2%) e nelle Isole (7%).

La loro vocazione territoriale è evidente: oltre la metà della rete distributiva delle “Pmbi” (il 58,4%) si trova in zone a forte concentrazione di piccole e medie imprese, contro il 49,2% rilevato per gli istituti maggiori. Nelle aree interne del Paese, inoltre, un finanziamento su due e più di un deposito su quattro fanno capo proprio a queste banche di minori dimensioni.

Il risultato, sempre secondo l’analisi, è che queste realtà detengono oggi crediti verso la clientela per 342 miliardi di euro (il 26% del totale), depositi per 350 miliardi di euro (il 23,2%) e un attivo complessivo che raggiunge i 520 miliardi di euro (il 18% del dato nazionale).

Popolari e Casse: cosa comporta il risiko bancario per i possessori di certificati

Senza nulla togliere alle Regine nazionali, guardare a queste realtà può essere comunque un’ottima soluzione di diversificazione, anche se pure con loro investitori e possessori di certificati devono fare attenzione in caso di operazioni M&A o concordate.

C’è da dire che queste operazioni non sono all’ordine del giorno. Anzi, difficile aspettarsi deal di acquisizione aggressivi: secondo Alessandro Carpinella, senior partner di Prometeia, “le aspettative dei potenziali venditori sono elevate e, con questi prezzi, non c’è margine per fare errori“. In un contesto del genere, le uniche realtà a poter comprare “sono Bcc, popolari, casse di risparmio o qualche banca familiare con costo del capitale più basso, capitale paziente e la possibilità di accontentarsi di rendimenti inferiori”.

Nel caso comunque di operazione in corso, per investitori e possessori di certificati è bene monitorare attentamente i comunicati ufficiali degli emittenti. Nonché verificare se l’operazione comporti modifiche ai parametri del certificato o se vari la solvibilità dell’istituto emittente.

Comments are closed