A Jackson Hole il presidente FED Warsh traccia la linea su inflazione e tassi

È da Jackson Hole, nel corso dell’atteso simposio chiave per decifrare i prossimi passi della Federal Reserve, che il Presidente Kevin Warsh traccia le coordinate del suo mandato.

E nel suo primo intervento ufficiale, Warsh mette subito in chiaro le cose sull’inflazione USA, che continua a correre a un ritmo decisamente troppo sostenuto.

FED, Warsh fa il punto sull’inflazione USA

A Jackson Hole, il numero uno dell’istituto centrale ha confermato l’impegno stringente verso il target del 2% per l’indice PCE, definendolo senza mezzi termini un “obiettivo fermo e fisso“. Un impegno che deve però fare i conti con la realtà dei dati governativi pubblicati questa settimana, che vedono l’inflazione PCE attestarsi al 3,7% a luglio.

Per argomentare quanto la corsa dei prezzi sia motivo di reale preoccupazione, Warsh ha portato diversi esempi basati su un’analisi incrociata delle rilevazioni. Analizzando le singole voci dell’indice PCE, ha evidenziato come il 54% delle sue componenti abbia mostrato un’inflazione annualizzata superiore al 3% negli ultimi 12 mesi, una percentuale che si attesta al 49% se si osservano gli ultimi sei mesi.

Sebbene si tratti di valori inferiori ai picchi registrati durante la recente fase pandemica, restano comunque ben al di sopra del trend di lungo periodo: la conferma, secondo il Presidente, che la FED potrebbe trovarsi costretta ad alzare di nuovo i tassi.

Scontro a distanza tra FED e Casa Bianca: Warsh difende l’autonomia

Durante la conferenza di Jackson Hole, Warsh non ha evitato le critiche relative al suo operato di luglio, quando in molti gli avevano contestato di non aver agito con sufficiente tempestività sui tassi per arginare il carovita.

La sua figura nasce da una scelta del Presidente Donald Trump, che non ha mai nascosto di preferire tassi più bassi. Eppure, a Jackson Hole, Warsh è apparso inequivocabile nel difendere la propria autonomia, ribadendo che “i tassi di interesse a breve termine sono lo strumento predominante per raggiungere il doppio mandato“.

Pur senza citare direttamente Trump, la lettura economica offerta da Warsh la dice lunga: fotografare un’economia con forti tensioni sui prezzi lo mette in rotta di collisione diretta con le uscite del Presidente. Mentre Trump spinge per un taglio dei tassi rivendicando la forza dei mercati e dei dati macroeconomici, il messaggio inviato da Warsh venerdì va nella direzione opposta, prefigurando una stretta a breve termine.

Economia solida e disoccupazione ai minimi, ma il vero nodo è un altro

A parte le prospettive non molto lusinghiere sull’inflazione, nel fare il punto sullo stato di salute dell’economia statunitense, a Jackson Hole Warsh ha osservato come l’attività complessiva “sembra essersi rafforzata”, testimoniata dall’espansione degli investimenti e dei profitti aziendali: le stime di crescita per gli utili e per i capitali d’investimento si mantengono elevate.

E oltre che dai consumi reali delle famiglie, arrivano buone notizie anche dal lavoro, l’altro pilastro del mandato FED: con un tasso di disoccupazione al 4,1%, contenuto sui livelli storici e stabile da quasi un biennio, il quadro occupazionale si conferma solido. Warsh attribuisce il contenuto turnover lavorativo al “significativo riallineamento tra datori di lavoro e dipendenti avvenuto su larga scala nel contesto post-pandemico“.

Tuttavia, il quadro cambia quando si guarda alla stabilità dei prezzi, dove i dati appaiono molto più preoccupanti e ribadiscono la distanza dall’obiettivo del 2%. Per questo la priorità assoluta della FED resta l’inflazione: serve la certezza che la componente di fondo rientri verso il target in modo rapido e chiaro. In caso contrario, l’istituto centralizzatore non esiterà ad agire.

Dopo Jackson Hole cosa cambia ora per i possessori di certificati

Mancano ancora più di due settimane prima del prossimo appuntamento della Federal Reserve, pertanto tutto potrebbe cambiare nei prossimi giorni, anche se ormai i mercati danno per scontato un rialzo: il FED Watch segna ad oggi un quasi 62% di un rialzo di 25 punti percentuali, in aumento rispetto al 41% di un mese prima.

Se la Federal Reserve dovesse dare il via a un nuovo hike, investitori e possessori di certificati si ritroverebbero tempo dopo con nuove uscite sul mercato che potrebbero offrire cedole più ricche o barriere di protezione più profonde rispetto al passato.

Il tutto a danno dei certificati già emessi e presenti in portafoglio: essi potrebbero subire una fisiologica pressione al ribasso sui prezzi del mercato secondario, specialmente se i sottostanti azionari risentono delle tensioni legate alla stretta creditizia.

Per gestire al meglio questa fase, chi possiede certificati dovrebbe cominciare ad aesempio a verificare quanto distano i sottostanti dalle rispettive barriere (sia per la protezione del capitale a scadenza che per il pagamento del flusso cedolare). O in alternativa orientare le nuove scelte su certificati dotati di effetto memoria per recuperare eventuali cedole saltate durante le fasi di instabilità.

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