Sempre più bond AI vengono emessi dalle Big Tech. Una tendenza che sta mettendo a dura prova la pazienza degli investitori, finendo per condizionare l’intero mercato obbligazionario.
L’insaziabile appetito delle grandi aziende tecnologiche per gli investimenti nell’intelligenza artificiale sta infatti scatenando un’ondata inarrestabile di emissioni obbligazionarie, con un forte impatto sul mercato del debito societario statunitense.
Hyperscaler e bond AI: la spesa per l’innovazione supera il peso delle banche nel rischio debito
Dai risultati emersi dalle prime Big Tech sul secondo trimestrale del 2026, l’attenzione del mercato non si è concentrata tanto sui ricavi e sugli utili in rialzo rispetto alle stime, quanto sulle spese necessarie a finanziare il comparto IA.
Per fare un esempio concreto, Alphabet ha rivisto al rialzo le previsioni di spesa in conto capitale per il 2026, alimentando i timori di ulteriori emissioni obbligazionarie, mentre un progetto di data center legato a Meta Platforms dovrebbe emettere titoli di debito la prossima settimana.
Questo cambiamento nell’influenza sul mercato è chiaramente visibile in un indicatore noto come duration per spread, una misura del rischio di portafoglio che considera sia il rischio di credito sia l’esposizione ai tassi di interesse. Secondo un’analisi degli strateghi di Barclays, basata sui dati aggiornati al 23 luglio, le sei maggiori aziende tecnologiche rappresentano l’8,6% del rischio complessivo del mercato obbligazionario societario statunitense di alta qualità. Si tratta di una quota persino superiore al 7,3% espresso dalle sei maggiori banche incluse nell’indice Bloomberg US Corporate, istituti che storicamente hanno sempre esercitato un’influenza molto più marcata su questo settore.
E questo nonostante gli hyperscaler (come Alphabet, Amazon, Meta, Oracle e SpaceX) rappresentino ancora soltanto il 4% del valore nominale del debito investment grade in circolazione, comprese le emissioni private Rule 144A (quelle che permettono di raccogliere capitali senza la registrazione pubblica presso la SEC a patto di rivolgersi solo a investitori istituzionali). In termini di paragone, le grandi banche pesano invece per circa il 9% del valore nominale del mercato.
Perché i bond AI delle Big Tech possono diventare un problema
Ma una domanda sorge spontanea: nonostante il valore nominale così contenuto, perché allora questa maggiore incidenza sul rischio nel caso dei bond AI? Perché le Big Tech tendono a emettere obbligazioni con scadenze molto più lunghe, risultando sotto certi aspetti più rischiose dei colossi bancari.
Con le loro ingenti scommesse sull’intelligenza artificiale, questi gruppi tech potrebbero vincere e altri perdere, oppure l’intero settore potrebbe commettere un errore di valutazione, generando ripercussioni a catena su tutto il mercato obbligazionario.
Ed è un fenomeno che si è già verificato. Come racconta Bloomberg, le azioni di Alphabet sono crollate dopo che la società ha previsto fino a 205 miliardi di dollari di spese in conto capitale per quest’anno, mentre le obbligazioni societarie e i credit default swap delle aziende tecnologiche hanno visto un ampliamento degli spread a causa dello scetticismo sui reali rendimenti di questa imponente spesa finanziata a debito.
Pioggia di bond AI dalle Big Tech: 285 miliardi nel 2026 per sostenere la tecnologia
Con colossi del calibro di Meta, Microsoft Corp. e Amazon pronti a illustrare i propri piani di spesa nei conti trimestrali della prossima settimana, gli investitori nel reddito fisso si stanno preparando a un’ondata di emissioni di bond AI ancora più grande. Addirittura, stando a Barclays, gli hyperscaler potrebbero emettere quest’anno circa 285 miliardi di dollari di debito investment grade su scala globale.
E già i mercati del credito mostrano diversi segnali di stanchezza. Gli spread delle obbligazioni investment grade del settore tecnologico si sono ampliati verso gli 89 punti base dai 76 di inizio anno, e il volume dei derivati creditizi su queste società è aumentato vertiginosamente proprio perché gli operatori cercano di coprirsi dai rischi.
Tutto questo avviene mentre fattori macroeconomici e tensioni geopolitiche, ad esempio in Medio Oriente, pesano sui mercati a rischio, costringendo gli investitori a “considerare contemporaneamente le sensibilità relative a ciò che sta accadendo con gli investimenti in IA“, ha affermato Stephen Hooker, gestore di portafoglio presso Newfleet Asset Management.
Big Tech e bond AI: rischio volatilità per i possessori di certificati
Davanti a questo aumento del debito e dei costi per finanziare data center e infrastruttura IA, il rischio maggiore per investitori e possessori di certificati è in primis la maggiore volatilità dei titoli azionari sottostanti, nonché un potenziale aumento della correlazione negativa nei certificati basket multi-asset.
Inoltre, il rialzo dei rendimenti obbligazionari societari e l’allargamento degli spread del settore tecnologico andranno a impattare direttamente sulla strutturazione dei prodotti derivati, influendo sulla valutazione lineare dei prezzi sul mercato secondario.
Pertanto, chi possiede questi strumenti dovrebbe prima di tutto verificare con attenzione la distanza attuale dai livelli barriera dei sottostanti tech presenti in portafoglio, preferendo dove possibile strutture che offrono barriere profonde o con protezione del capitale.
Ovviamente, è fatto dovuto monitorare da vicino i prossimi appuntamenti con le trimestrali per valutare se la redditività operativa riesca a sostenere l’incremento del debito.

