Sorprende al rialzo il PIL del Regno Unito, che anzi mostran una spinta ottimistica nonostante le rilevanti tensioni geopolitiche ed economiche ancora in corso, comprese le forti pressioni indipendentiste che interessano Scozia, Galles e Irlanda del Nord.
A sua volta, la valuta britannica ha risentito di ulteriori cali nell’ultima seduta, e questo nonostante i dati macroeconomici (quasi) tutti positivi.
Regno Unito, il PIL sorprende al rialzo: +1,6% a luglio trainato da tech e intelligenza artificiale
Stando ai dati ufficiali pubblicati dall’Office for National Statistics (ONS), nel mese di luglio il Prodotto Interno Lordo del Regno Unito ha messo a segno una crescita dell’1,6% su base annua. Si tratta dell’espansione tendenziale più rapida registrata da febbraio 2025, un risultato superiore rispetto alle stime degli analisti, che prevedevano un incremento contenuto al +1,2%.
Nel confronto mensile, a luglio l’economia è cresciuta dello 0,4%, battendo nettamente il consenso degli economisti (rilevato da Reuters), orientato su una variazione nulla. Anche l’andamento del trimestre concluso a luglio ha evidenziato un progresso dello 0,4%, superando le previsioni e facendo seguito ai dati del trimestre a giugno (+0,4%) e del trimestre a maggio (+0,6%).
A trainare l’espansione è stato principalmente il comparto dei servizi, cresciuto dello 0,6% nel trimestre (dopo il +0,5% del periodo precedente). Nello stesso arco temporale si è registrata invece una contrazione nella produzione (-0,5%, a fronte di un dato invariato a giugno) e nel settore delle costruzioni (-0,5%, dopo il +0,3% di giugno).
Come spiegato da Liz McKeown, direttrice delle statistiche economiche dell’ONS, l’impulso decisivo negli ultimi tre mesi proviene dalle aziende di programmazione informatica e dalle tecnologie legate all’intelligenza artificiale, che hanno spinto le attività del terziario sia nel trimestre che nel singolo mese di luglio.
Scatto del PIL Regno Unito a luglio in attesa del Budget 2027
È indubbio che i numeri offrano a tutti gli effetti una boccata d’ossigeno al nuovo Ministro delle Finanze in vista della presentazione della sua prima legge di bilancio, fissata per il 28 ottobre.
Non sono pochi gli osservatori a rilevare che la produttività britannica stia mostrando finalmente i primi segnali di riscatto dopo anni di debolezza, accentuati pure dalle conseguenze della Brexit.
Secondo le rilevazioni contenute nello studio The Economic Impact of Brexit firmato dal National Bureau of Economic Research, entro la fine del 2025 l’uscita dall’Unione Europea avrà ridotto progressivamente il PIL pro capite britannico compreso tra il 6% e l’8%, gli investimenti tra il 12% e il 18%, l’occupazione tra il 3% e il 4% e la produttività tra il 3% e il 4%.
Infatti, nonostante l’effettiva resilienza del sistema economico, il percorso di ripresa del Regno Unito rimane tuttora fragile. In sede di Budget 2027, il Ministero dovrà tra l’altro fare i conti con il forte incremento dei costi per il debito pubblico e con il rally delle quotazioni petrolifere.
PIL britannico in crescita, ma per la Bank of England resta l’incognita tassi
Non dunque un quadro gratificante per il Regno Unito, anzi tutto ciò potrebbe spingere alcuni membri del comitato di politica monetaria della Banca d’Inghilterra a valutare un incremento dei tassi di interesse prima della fine dell’anno.
C’è da dire che le evidenze correnti non permettono al momento conclusioni univoche sulle cause dell’inversione di marcia. Se a luglio la Bank of England stimava un incremento del PIL dell’1,1% per l’intero 2026, il governatore Andrew Bailey ha confermato davanti a una commissione parlamentare che i rilevamenti più recenti dipingono un quadro leggermente più solido.
Mentre gran parte degli economisti intervistati da Reuters pronostica tassi invariati sia per la prossima riunione che per i mesi a venire, gli operatori sui mercati finanziari scommettono su un ritocco all’insù entro novembre, guidati dai timori per la spinta inflazionistica.
L’economia del Regno Unito rimane incerta, e la sterlina scivola
Non mancano tra l’altro i segnali di incertezza. Le recenti tensioni belliche hanno spinto il prezzo del greggio oltre i 105 dollari al barile, appesantendo i tassi sul debito sovrano (arrivati ai livelli più alti da decenni, con il Gilt a 10 anni attorno al 5,35%) e inducendo la Banca d’Inghilterra a stimare una crescita dell’inflazione verso il 3,2% nell’arco dell’anno.
Sul fronte interno pesano inoltre le spinte autonomiste. A Cardiff, sulla costa meridionale del Galles, è in programma un vertice tra i leader dei partiti indipendentisti al governo in Scozia, Galles e Irlanda del Nord per esaminare un percorso verso la consultazione popolare sulle rispettive autodeterminazioni, oltre a valutare sinergie su economia, energia e politica estera.
Nel frattempo, la sterlina è scesa lunedì, scivolando sotto quota $1,35, a causa del rialzo dei prezzi del petrolio e le aspettative di un aumento aggressivo dei tassi da parte della Federal Reserve a sostenere il biglietto verde su larga scala.
PIL Regno Unito e l’incognita tassi BoE: cosa devono fare i possessori di certificati
Il gruccio principale in questa situazione per investitori e possessori di certificati è più per l’ipotesi di un rialzo dei tassi da parte della Banca d’Inghilterra, dal momento che anzi il sostegno derivante dai settori tecnologici e dai servizi potrebbe migliorare in futuro il profilo di rischio credito di molte aziende componenti gli indici.
Quando i tassi privi di rischio salgono, i prezzi di mercato dei certificati a capitale condizionatamente protetto tendono a subire un calo sul mercato secondario, specialmente per le scadenze medio-lunghe.
A tal riguardo, è bene monitorare la distanza dei sottostanti rispetto alle barriere di capitale e di cedola, valutando la tenuta dei livelli in caso di volatilità legata alle decisioni sui tassi. Evitare comunque vendite affrettate sul mercato secondario qualora i prezzi mostrino flessioni legate al solo rialzo dei tassi di interesse, specialmente se le componenti aziendali mantengono la struttura dei prezzi al di sopra dei livelli di guardia.

