Dopo mesi in cui il mercato dava quasi per scontato un taglio dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve entro la fine dell’anno, o almeno il loro mantenimento entro l’odierna forbile, ora diverse banche d’affari come Bank of America e Deutsche Bank prevedono addirittura nuovi rialzi del costo del denaro nei prossimi mesi.
Bank of America: verso tre rialzi dei tassi FED nel corso del 2026
Tra le previsioni più aggressive spicca quella di Bank of America, che ha rivisto in modo deciso le proprie aspettative sulla Federal Reserve. Secondo gli analisti dell’istituto, la banca centrale americana potrebbe procedere con tre rialzi consecutivi da 25 punti base, rispettivamente nelle riunioni di settembre, ottobre e dicembre. In questo scenario il tasso di riferimento arriverebbe a collocarsi in una fascia compresa tra il 4,25% e il 4,50%.
A pesare su questa nuova stima è soprattutto l’andamento dell’inflazione. Per gli analisti, il problema si è infatti “inequivocabilmente aggravato”; l’indice core PCE potrebbe raggiungere il 3,5% a maggio, circa 70 punti base in più rispetto a un anno prima.
L’aumento sarebbe riconducibile in parte agli effetti dei dazi e ad altri fattori temporanei, ma secondo Bank of America la situazione è diventata più complessa. La FED, inizialmente disposta a considerare transitori alcuni shock legati all’offerta, starebbe mostrando una crescente preoccupazione dopo l’ultima serie di pressioni inflazionistiche.
Inoltre, la spinta disinflazionistica proveniente dal mercato immobiliare si sarebbe ormai quasi esaurita, mentre numerosi servizi essenziali continuano a registrare una notevole rigidità dei prezzi.
Deutsche Bank prevede due rialzi dei tassi FED e individua i principali rischi
Pur condividendo l’idea che i tassi FED possano aumentare ulteriormente, Deutsche Bank propone uno scenario meno aggressivo. In una nota del 19 giugno, la banca tedesca ha indicato la possibilità di due rialzi da 25 punti base, uno a settembre e uno a dicembre. Anche in questo caso, si tratta comunque di una posizione che si discosta dal consenso prevalente del mercato, che fino a pochi mesi fa continuava a scommettere su una fase di allentamento monetario.
Secondo Deutsche Bank, esistono tuttavia rischi in entrambe le direzioni. Dal lato più restrittivo, il comitato FOMC potrebbe addirittura convergere su un aumento già nella riunione di luglio. “Dal punto di vista accomodante, il recente miglioramento dei prezzi dell’energia e le aspettative di inflazione potrebbero ridurre in modo più sostenibile l’urgenza di agire“, ha aggiunto DB.
Anche Bank of America individua alcuni fattori che potrebbero impedire alla banca centrale di procedere con nuovi rialzi dei tassi FED. Tra questi figura un eventuale deterioramento del mercato del lavoro durante l’estate, con un aumento significativo del tasso di disoccupazione. Altro elemento riguarda la dinamica del PCE: dati più deboli del previsto potrebbero contribuire a ridurre il tasso annuo dell’inflazione. Inoltre, una forte correzione dei mercati azionari potrebbe raffreddare la domanda interna, limitando la necessità di ulteriori strette monetarie.
Guardando più avanti, Deutsche Bank ritiene che la Federal Reserve possa iniziare a ridurre nuovamente il costo del denaro soltanto nel 2028, con due tagli da 25 punti base previsti rispettivamente a marzo e a giugno.
Tassi FED verso il rialzo: cosa cambia per i possessori di certificati
Bank of America e Deutsche Bank non solo le uniche a puntare su nuovi rialzi dei tassi FED. Secondo i dati LSEG, nel corso del 2026 i mercati hanno già incorporato aspettative per circa 41,2 punti base di rialzi complessivi. Tra gli istituti che condividono una visione più restrittiva figurano anche BNP Paribas e Macquarie, che rientrano nel gruppo di operatori convinti che la FED possa tornare ad aumentare i tassi già quest’anno.
Proprio l’eventualità di ulteriori rialzi dei tassi da parte della Federal Reserve rappresenta un elemento che investitori e possessori di certificati dovranno seguire con particolare attenzione.
Un contesto di tassi più elevati tende infatti ad aumentare la volatilità dei mercati finanziari e può incidere sull’andamento dei sottostanti collegati ai certificati, soprattutto nel caso di strumenti legati ad azioni, indici o comparti particolarmente sensibili al costo del denaro, come tecnologia e consumi discrezionali.
Pertanto, consigliamo agli investitori di verificare la distanza dei sottostanti dalle eventuali barriere, monitorare le prossime decisioni della FED e valutare attentamente il profilo di rischio dei prodotti detenuti in portafoglio.


