Una boccata di ossigeno per i Treasury bond arriva dal Dipartimento del Tesoro, che ha comunicato l’incremento delle operazioni di riacquisto del debito pubblico a lunga scadenza.
Nonostante il sensibile crollo dei rendimenti successivo al comunicato, i T-Bill viaggiano comunque verso cifre molto alte, quasi da record a livello ventennale. Una dinamica che potrebbe rendere il Paese a Stelle e Strisce particolarmente vulnerabile sul fronte del debito pubblico, e non solo.
La manovra del Tesoro USA sui T-Bill: da 2 a 4 miliardi di buyback
Il Dipartimento del Tesoro USA ha comunicato che incrementerà di almeno il doppio la dimensione delle operazioni di riacquisto di debito pubblico a lunga scadenza, portandola dagli attuali 2 miliardi di dollari per operazione ad almeno 4 miliardi.
La modifica sarà applicata ai Treasury con durata compresa tra 10 e 20 anni e tra 20 e 30 anni, restando in vigore dal 9 settembre al 4 novembre.
Nel comunicato ufficiale, il Dipartimento ha spiegato che questo aumento delle dimensioni delle operazioni di riacquisto riflette la volontà di fornire un maggiore supporto di liquidità nei settori nominali a più lunga scadenza. Proprio in questo comparto “vi è una forte e costante adesione da parte degli operatori di mercato, come dimostrato dal volume significativo di offerte di alta qualità che il Tesoro riceve regolarmente nelle operazioni di riacquisto a più lunga scadenza“.
In pratica, il Tesoro USA diventerà un acquirente più consistente di titoli di debito più vecchi e a lunga scadenza, fornendo liquidità a una parte del mercato che storicamente ha mostrato una forte domanda.
Treasury bond in calo dopo la mossa del Tesoro USA, ma non basta
In seguito all’annuncio, i rendimenti dei Treasury sono crollati. Nello specifico, il rendimento del titolo decennale di riferimento è sceso di 6 punti base al 4,647%, mentre quello del titolo trentennale a lungo termine è crollato di 9 punti base al 5,196%.
Si tratta di un calo sensibile, che tuttavia non basta per rimettere i T-Bill in territorio neutro. Alla fine, con i mercati obbligazionari sotto pressione e i rendimenti che raggiungono livelli mai visti da quasi 20 anni, la mossa del dipartimento guidato da Scott Bessent si è concentrata sul segmento più sensibile del mercato dei titoli di Stato a lunga scadenza.
Sensibile anche per questioni di debito pubblico, che secondo le stime dell’agenzia Scope Ratings aumenterà dal 124% del PIL nel 2025 al 138% nel 2030, avvicinandosi così alla soglia psicologica dei 40 trilioni di dollari. Sempre Scope Ratings aveva sottolineato che tuttora le finanze USA sono sensibili anche per via della quota di titoli a breve termine gestita dal Tesoro americano, che il Treasury Borrowing Advisory Committee (TBAC) raccomanda di mantenere tra il 15% e il 20% del debito negoziabile totale.
L’ultima mossa del Dipartimento va infatti ad aumentare ulteriormente questa percentuale, già da tempo sopra la soglia del 20%, portando con sé diverse implicazioni per la tenuta del sistema.
Washington prova a blindare i T-Bill, ma si rischia lo scontro tra FED e Tesoro USA
Tentare di controllare i rendimenti con mosse del genere potrebbe essere controproducente, e non solo per le finanze USA. Potrebbe infatti rendere più difficile il compito della Federal Reserve di riportare l’inflazione al target del 2%.
A affermarlo è stato Joe Brusuelas, capo economista di RSM, il quale ha scritto che Bessent è un attore politico il cui interesse è puramente a breve termine, organizzato in vista delle prossime elezioni e non orientato al ritorno alla stabilità dei prezzi.
Dello stesso avviso è George Saravelos, responsabile della ricerca sul mercato valutario di Deutsche Bank, che ha lanciato un avvertimento sottolineando come la mossa a sorpresa del Tesoro americano equivalga a una repressione finanziaria in forma attenuata e sia molto simile all’Operation Twist della FED.
Ed è un problema per il dollaro. L’esperto della banca tedesca ha aggiunto che la banconota verde rischia ulteriori ribassi in conseguenza dell’annuncio di Bessent, perché il Tesoro USA sta di fatto assumendo una forma di gestione della curva dei rendimenti, storicamente di stretta competenza della banca centrale.
Riacquisto Treasury bond da Tesoro USA: non buone implicazioni per i possessori di certificati
Per quanto una discesa dei rendimenti obbligazionari potrebbe far salire i prezzi delle obbligazioni e stabilizzare temporaneamente i listini azionari, la prospettiva di un’inflazione persistente potrebbe aumentare la volatilità sui mercati finanziari, così come l’eventuale indebolimento del dollaro rischierebbe di erodere il rendimento finale una volta riconvertito in euro.
Senza contare che il calo rapido dei tassi a lungo termine unito alle possibili pressioni al ribasso sul dollaro andrà sicuramente a influire sul valore di mercato dei prodotti e sulla selezione dei sottostanti.
In poche parole, per investitori e possessori di certificati lo scenario non è dei migliori. Per questo, conviene prima di tutto analizzare attentamente la struttura dei propri prodotti in portafoglio, e verificare se i certificati esposti sul mercato americano dispongono della clausola di protezione del cambio per evitare che il deprezzamento della divisa statunitense riduca i guadagni o accentui le perdite.

