Yen rialza la testa e recupera qualche punto percentuale, lasciandosi alle spalle quella forte debolezza che aveva spinto il cambio sopra quota 160.
È un cambio di passo che arriva proprio alla vigilia della riunione della Bank of Japan del 16 e 17 settembre, in calendario subito dopo quella della Federal Reserve.
La svolta dello yen: fine di un’era o rimbalzo tecnico?
A sole sei settimane dai minimi degli ultimi quarant’anni contro il dollaro, il vento sembra davvero cambiato per la divisa nipponica, che di recente ha guadagnato circa il 2% sul dollaro, attestandosi a 155,41.
Diversi infatti gli elementi che stanno supportando lo yen, non solo i (tardivi) rialzi dei tassi. Ora spingono in direzione opposta fattori come: il rimpatrio dei capitali, lo smobilizzo delle operazioni di carry trade e le pressioni politiche che arrivano direttamente dagli Stati Uniti.
In più, si fa ancora sentire l’effetto dell’azione coordinata tra Washington e Tokyo. Le autorità giapponesi sono state affiancate da quelle americane in un intervento raro, scattato dopo che la valuta si era indebolita fino a 163,99, un livello che non si vedeva addirittura dal 1986.
Bank of Japan alla stretta sui tassi: il mercato scommette sul rialzo*
I riflettori restano puntati sulla Bank of Japan. Il mercato fiuta un nuovo incremento del costo del denaro da parte dell’istituto centrale, che continua a fare i conti con la svalutazione della moneta dopo il fiato corto dimostrato dai soli acquisti sul Forex.
Oggi un rialzo dei tassi al prossimo meeting appare quasi scontato. I dati di Tokyo Tanshi indicano che la probabilità di un ritocco all’insù di 25 punti base, che porterebbe il tasso di riferimento all’1,25%, è salita al 97%, contro il 52% di un mese fa. Per i mesi successivi, le stime vedono un 27% di possibilità di un altro aumento a ottobre e un 56% a dicembre.
La strada per la BoJ resta comunque in salita. L’istituto si trova a gestire un debito pubblico enorme, un’elevata esposizione verso attività estere e la forte dipendenza delle imprese nazionali dall’export, fattori che la rendono vulnerabile alle oscillazioni dei cambi.
Per questo gli operatori mantengono alta la guardia su possibili segnali di acquisto o di controllo del mercato, caldeggiati anche dalle recenti sollecitazioni del Tesoro americano.
Freni alla speculazione e mosse della FED: verso un terremoto sul cambio USD/JPY?
Nello scenario attuale un ruolo decisivo lo gioca anche la Federal Reserve. Le parole accomodanti del governatore Christopher Waller hanno spinto i trader a ridimensionare le attese su un aumento dei tassi USA per questo mese.
Si apre così per la BoJ una finestra importante per accorciare il differenziale tra i tassi, da sempre uno dei principali responsabili della fragilità dello yen. La riduzione di questo margine di vantaggio dei tassi esteri contribuirà infatti ad allentare la presa del carry trade, la pratica con cui gli investitori prendono in prestito yen a costo quasi zero per reinvestire in attività più redditizie altrove.
L’eventuale rientro da queste scommesse al ribasso potrebbe rivelarsi imponente. In una recente nota gli analisti di J.P.Morgan, Junya Tanase e Ikue Saito, hanno sottolineato come dall’insediamento del Primo Ministro Takaichi lo scorso ottobre le posizioni short sullo yen si siano accumulate fino a toccare circa 17.000 miliardi di yen (pari a 108,74 miliardi di dollari). “Se questa posizione dovesse essere completamente liquidata, il cambio USD/JPY potrebbe scendere nell’intervallo 142-146“, hanno scritto.
Yen, fine di un’era o rimbalzo tecnico?
Investitori e possessori di certificati si ritrovano comunque davanti a una fase di forte volatilità, il che può creare diversi scenari a seconda della configurazione del proprio strumento.
Onde evitare sorprese dell’ultimo minuto, consigliamo infanti di mappare la copertura valuta, e verificare subito se i certificati in portafoglio sono esposti al cambio diretto USD/JPY o EUR/JPY.
In più, controllare le barriere dei sottostanti, nonché monitorare le aziende esportatrici giapponesi presenti nei panieri. Uno yen più forte tende a penalizzare gli utili dei grandi colossi dell’export nipponico, avvicinando eventualmente i prezzi ai livelli barriera.
Infine, valutare la volatilità prima dei meeting: con le decisioni di FED e BOJ alle porte, la volatilità sui prezzi dei certificati potrebbe salire nei giorni a cavallo dei meeting. Può essere il momento di valutare se alleggerire gli strumenti più speculativi o cogliere eventuali disallineamenti di prezzo sui book.

