Diamanti, il mercato si spacca in due: boom per l’alta gamma, assedio per le pietre commerciali

Capire le dinamiche che muovono il mercato globale dei diamanti, della gioielleria e degli orologi di lusso diventa decisamente più semplice grazie all’Auctentic Diamond Report.

Il primo studio firmato dalla private advisory house europea Auctentic, che scatta una fotografia chiara di un settore sempre più complesso e frammentato.

Il nuovo volto del lusso: come cambiano gioielleria e diamanti nel report di Auctentic

Il report inizia subito con una bella precisazione: “la domanda al dettaglio si sta polarizzando sempre più“. Di fatto, non ha più senso considerare il mercato dei diamanti come un’unica classe di attivo omogenea.

Da una parte troviamo i diamanti commerciali di piccola caratura, sotto forte pressione per via della concorrenza dei prodotti sintetici e del netto calo dei volumi che sta colpendo la filiera indiana. Basti pensare che nei primi cinque mesi del 2026 le importazioni di minerale grezzo sono scese del 29%, mentre le esportazioni di pietra lucidata hanno registrato un -10% rispetto all’anno precedente.

Nonostante questa flessione sulle pietre commerciali, il fatturato complessivo della gioielleria continua a salire. I dati di The Edge Retail Academy mostrano infatti che nel 2025 le vendite sono cresciute del 5%, a fronte di un calo del 6% delle unità fisiche vendute e di un incremento dell’11% dello scontrino medio. “Tendenze simili si sono confermate anche nel 2026, con un aumento del valore medio delle transazioni che ha compensato la diminuzione delle vendite in termini di unità“, racconta Auctentic.

Diamanti nel turbine dell’inflazione: pubblico verso gli esemplari di laboratorio?

A spingere verso l’alto l’importo medio speso sono stati principalmente due fattori secondo Auctentic: “la solidità del segmento dei gioielli di alta gamma e l’inflazione“.

Proprio il quadro macroeconomico ha cambiato in modo profondo il comportamento d’acquisto. Al primo luglio 2026 l’oro viaggiava intorno ai 4.060 dollari l’oncia, segnando un +18% su base annua dopo il picco storico di 5.289 dollari toccato a gennaio.

Negli Stati Uniti, l’Indice dei Prezzi al Consumo dedicato alla gioielleria ha mostrato un balzo del 22% rispetto all’inizio del 2024, viaggiando a velocità molto più sostenuta rispetto all’inflazione generale, come confermano anche le rilevazioni del Ministero del Lavoro americano.

In sostanza, le persone si ritrovano a pagare molto di più per avere lo stesso gioiello rispetto a dodici mesi prima. “Allo stesso tempo, l’aumento generale del costo della vita ha reso le famiglie a reddito medio più caute nelle spese discrezionali, portando molte a rimandare gli acquisti o a optare per prodotti a prezzo inferiore, come i diamanti creati in laboratorio“.

A tal riguardo, i diamanti creati in laboratorio “rappresentano circa il 50% degli anelli di fidanzamento con diamanti venduti in volume, secondo i dati della società Tenoris. In termini di valore, rappresentano dal 15% al ​​20% del mercato“.

Dai laboratori alle aste d’élite: la rivoluzione globale del mercato dei diamanti

Come detto sopra, la fascia altissima della gioielleria resta un importante motore del settore, come indicato anche dai conti dei colossi del lusso.

Le vendite di Richemont sono salite del 5% toccando i 22,42 miliardi di euro (25,43 miliardi di dollari) nell’esercizio chiuso il 31 marzo. Kering Jewelry ha visto il proprio fatturato crescere dell’8% a 935 milioni di euro (1,06 miliardi di dollari) nel 2025. Nello stesso periodo, la divisione orologi e gioielli di LVMH ha registrato una leggera flessione dell’1%, attestandosi a 10,49 miliardi di euro (11,90 miliardi di dollari).

Nel frattempo, anche i grandi marchi commerciali stanno cercando di spostare il proprio baricentro verso la parte più alta del catalogo. Signet Jewelers, il più grande operatore del settore negli Stati Uniti, sta riscontrando una crescita costante negli anelli di fidanzamento sopra i 5.000 dollari e sta riposizionando il marchio Blue Nile su una fascia di mercato ancora più esclusiva.

Segnali eccellenti arrivano pure dalle aste internazionali del primo semestre 2026, vero termometro per misurare la febbre del segmento premium. A Ginevra, l’asta “Magnificent Jewels” di Christie’s ha sfiorato il tutto esaurito con un sell-through del 99% per lotto e la vendita del diamante Ocean Dream (una fancy vivid blue-green da 5,50 carati ) per 13,6 milioni di franchi svizzeri. A New York, Sotheby’s ha chiuso la sua sessione dedicata all’alta gioielleria con il 98% di lotti aggiudicati, trainata da un diamante blu intenso da 10,02 carati battuto a 8,7 milioni di dollari, mentre Christie’s New York ha raggiunto persino il 100% di venduto.

Gioielli e orologi di lusso, il valore vola ma l’Europa frena

L’unica nota stonata riguarda il vecchio continente. Nell’ultimo Global Luxury Report di Bain & Company, l’Europa viene indicata come una delle aree più deboli per il mercato del lusso nella prima metà del 2026, penalizzata dal “calo del turismo internazionale, una domanda locale più debole e gli effetti dell’incertezza geopolitica“.

Tra le variabili messe in luce dallo studio di Auctentic c’è anche il tasso di cambio tra euro e dollaro, un dettaglio spesso trascurato da chi valuta il momento giusto per vendere un bene prezioso. Dopo che l’euro si era rafforzato di oltre il 12% sul dollaro nel 2025, lungo il 2026 la moneta unica ha perso terreno.

Questo cambio di rotta ha un effetto molto pratico: i beni messi in vendita sul mercato europeo sono diventati di fatto più convenienti per i compratori americani, allargando la platea dei potenziali acquirenti. Le aste ginevrine dei primi sei mesi dell’anno lo hanno dimostrato chiaramente, con una forte partecipazione di collezionisti statunitensi che ha spinto in alto la competizione e i prezzi finali.

Mercato dei diamanti oggi: come devono comportarsi i possessori di certificati

Di fronte a un mercato così spaccato come quello descritto da Auctentic investitori e possessori di certificati farebbero meglio a mantenere una certa prudenza.

Anche perché, rispetto all’oro, la narrazione del diamante come bene rifugio generico e uniformemente liquido è ormai tramontata: secondo la private advisory, ad avere mercato e a conservare o accrescere il valore sono rimaste esclusivamente le pietre di altissima gamma, estremamente rare, dai carati elevati o con caratteristiche cromatiche eccezionali.

Per chi possiede questi certificati conviene monitorare attentamente il mercato, per capire se davvero ha natura strutturale e non congiunturale. Ed eventualmente riallocare la liquidità su asset più efficaci, mantenendo invece in portafoglio soltanto ciò che rientra a pieno titolo nelle dinamiche premianti.

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