Oro tra record e correzioni: il metallo prezioso continua il suo rally

Il metallo prezioso prosegue il suo rally, o meglio il suo tour sull’ottovolante: dopo aver toccato alcune settimane fa il record di 5.600 dollari l’oncia ed essere sceso brutalmente verso i 4.500 dollari, il prezzo dell’oro è recentemente sceso verso i 5.000 dollari.

A influenzare queste oscillazioni è un mix di dati macroeconomici statunitensi e di evoluzioni nei contesti globali, mentre i mercati restano in attesa delle prossime mosse della FED.

Dal record al consolidamento: il nuovo scenario dell’oro

Dal raggiungimento della soglia storica dei 5.000 dollari l’oncia il 26 gennaio 2026, l’oro ha continuato a sorprendere i mercati, toccando il 29 gennaio il record di 5.608,35 dollari, pari a circa 180,3 dollari al grammo. In meno di un anno, il valore del metallo prezioso è salito così dai 3.000 dollari del 14 marzo 2025 ai 5.600 dollari di gennaio 2026, segnando un incremento di circa 86,9%, un rialzo senza precedenti negli ultimi decenni.

Probabilmente la corsa sarebbe proseguita ininterrotta se non fosse intervenuta la brusca flessione di fine mese, che ha fatto precipitare il prezzo in pochi giorni sotto i 5.000 dollari, scendendo verso i 4.500 dollari, con una perdita di circa 19,7%, provocata principalmente da dati macroeconomici statunitensi più solidi del previsto e dalla crescente propensione al rischio sui mercati globali.

Da quel momento, l’oro ha recuperato circa metà delle perdite, muovendosi in un contesto di scambi irregolari e volatilità elevata. Tornando ai livelli odierni di circa 5.000 dollari, nelle sedute della scorsa settimana il metallo ha superato la soglia psicologica, raggiungendo una punta massima settimanale di 5.050 dollari l’oncia il 12 febbraio.

Oggi, invece, l’oro è sceso a 4.980 dollari l’oncia, dopo aver registrato un rialzo superiore al 2% nella sessione precedente, stavolta per via di una correzione legata alle prese di profitto, dopo il balzo della seduta precedente alimentato dai dati sull’inflazione statunitense.

FED, dati USA e geopolitica guidano l’andamento dell’oro

Il prezzo dell’oro ha ceduto fino all’1,5%, invertendo parte del guadagno del 2,4% registrato venerdì, quando l’aumento moderato del CPI di gennaio aveva rafforzato le aspettative di un possibile taglio dei tassi da parte della Federal Reserve. Come già detto anzitempo, un’eventuale riduzione dei costi di finanziamento continuerebbe a sostenere l’oro, che non offre reddito da interessi e tende a performare meglio in un contesto di tassi bassi.

Proprio per questo, l’attenzione degli investitori è rivolta ai verbali del FOMC, e così alla stima preliminare del PIL statunitense e ai dati sull’inflazione PCE, tutti indicatori chiave per comprendere la politica monetaria futura. Ma non solo. Secondo Jateen Trivedi (VP Research Analyst – Commodity and Currency di LKP Securities), grande attesa c’è anche per i dati sulle vendite al dettaglio negli Stati Uniti, seguiti dalle rilevazioni sulla disoccupazione e sulle buste paga non agricole più avanti nella settimana. “È probabile che queste pubblicazioni generino volatilità, modellando le aspettative sulla posizione della Fed e influenzando la direzione dei prezzi dei lingotti nel breve termine“, osserva Trivedi.

C’è da dire che sul prezzo dell’oro pesa anche il quadro geopolitico: i negoziati sul nucleare tra Stati Uniti e Iran e la ripresa delle consultazioni martedì per affrontare il conflitto che coinvolge la Russia stanno infatti contribuendo a mantenere alta l’incertezza. Inoltre, i mercati asiatici hanno amplificato la volatilità, con la liquidità ridotta nelle ore di contrattazione a causa della chiusura dei mercati cinesi per il Capodanno lunare.

Ma la domanda resta: quanto potrà durare questo rally dell’oro? Secondo Geojit Investments Limited, i prezzi del metallo prezioso continueranno a essere sostenuti dagli acquisti costanti delle banche centrali e dai robusti flussi in entrata negli ETF, nonostante un parziale allentamento delle tensioni geopolitiche e una diminuzione delle incertezze legate al commercio internazionale. “Tuttavia, una volta che questa fase di turbolenza e di prese di profitto si sarà esaurita, il mercato tornerà a concentrarsi sui fattori strutturali di fondo che continuano a sostenere la domanda di lingotti”, ha sottolineato la società di intermediazione in una nota.

Rally dell’oro: opportunità e rischi per i possessori di certificati

In sostanza, il modesto pullback osservato nelle ultime sedute si sta avviando verso un consolidamento naturale, dopo un rally aggressivo innescato dai dati più deboli sull’inflazione statunitense.

Per investitori e possessori di certificati legati all’oro, si prospetta dunque una fase generalmente stabile, sebbene non priva di possibili scossoni estremi, come quelli registrati nel mese precedente, con oscillazioni fino al 20% in pochi giorni. Tuttavia, qualora il rally dovesse riprendere, i detentori di certificati potrebbero avere l’opportunità di realizzare profitti interessanti.

Da tenere sotto stretto monitoraggio sono le prossime decisioni della Federal Reserve, i dati macroeconomici statunitensi e le tensioni geopolitiche in Medio Oriente e in Ucraina, elementi determinanti soprattutto per la performance a breve termine. Sul lungo periodo, invece, i fattori decisivi saranno gli acquisti delle banche centrali e i flussi in entrata negli ETF: se questi continueranno a sostenere il metallo prezioso, gli investitori potranno beneficiare di un contesto strutturale più favorevole.

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