Ormai è dato quasi per certo che la Banca Centrale Europea autorizzerà un nuovo aumento dei tassi di 25 punti base a giugno, il primo del 2026 secondo gli economisti di Intesa Sanpaolo, che in una ricerca dedicata, sottolinea come l’attuale quadro macroeconomico, in particolare l’andamento dell’inflazione, non stia riducendo il rischio di ulteriori rialzi nel corso dell’anno.
Europa nel mirino dell’inflazione: per Intesa BCE verso nuovi rialzi
Fino a febbraio l’inflazione nell’area euro risultava sostanzialmente stabile, leggermente sotto il target del 2% fissato dalla BCE.
Tuttavia, il dato definitivo sui prezzi al consumo di aprile mostra un cambio di scenario: i rincari dei carburanti hanno contribuito in modo significativo all’aumento complessivo, incidendo per circa un punto percentuale sulla crescita dell’inflazione negli ultimi due mesi, passata dall’1,9% di febbraio al 3% di aprile.
Nonostante questo movimento, Intesa Sanpaolo nella sua nota settimanale rivede leggermente al ribasso le proprie stime, indicando l’inflazione “ora al 3% in media d’anno nel 2026 e al 2,3% nel 2026”, con il picco per l’IPCA headline che “dovrebbe essere al 3,5% tra settembre e dicembre, e per il core al 2,3% nel 1° trimestre 2027“.
A prescindere dalle revisioni delle stime, Intesa Sanpaolo conferma la propria view su un imminente intervento della BCE: i dati più recenti “non forniscono elementi che possano distogliere il Consiglio Direttivo della BCE da un primo aumento dei tassi di 25 punti base a giugno”, si legge nella nota firmata dall’economista Alessio Tiberi.
Intesa Sanpaolo rivede le stime: rischio tre rialzi BCE nel 2026
Ma non solo. Sempre Intesa Sanpaolo sottolinea che la maggiore persistenza del nuovo profilo atteso dei prezzi dell’energia, unita alla crescita delle aspettative di inflazione emerse dalle indagini su famiglie e imprese, ha aumentato il rischio di un ciclo più lungo del previsto. In particolare, “aumenta il rischio che la BCE alzi i tassi tre volte nel 2026, tornando in modalità di attesa nel 2027”.
Il che confermerebbe quanto già indicato su ECBWatch, in cui si attribuisce una probabilità del 92% all’aumento di giugno, e quasi del 50% al raggiungimento di un tasso al 2,5% entro ottobre. Ancora nulla si sa per il prossimo anno, ma già Intesa Sanpaolo colloca un eventuale terzo rialzo a febbraio 2027, anche se senza piena certezza, a causa delle tensioni geopolitiche ancora in evoluzione.
La banca centrale, secondo gli economisti, continuerà comunque a procedere con un approccio data-dependent, con decisioni prese riunione per riunione. Ma diverse saranno le variabili decisive per il percorso della BCE, come “i tempi della chiusura dello stretto di Hormuz, i danni alle infrastrutture energetiche della regione, la diffusione degli aumenti dei prezzi, la misura in cui i rinnovi salariali incorporeranno le richieste di recupero di potere d’acquisto dei lavoratori”.
FED prudente tra crescita e geopolitica: per Intesa tassi inviariati nel 2026
Anche sul fronte della Federal Reserve il quadro delineato da Intesa Sanpaolo resta prudente.
Le ultime notizie, tra cui i negoziati con Teheran “nelle fasi finali” secondo Donald Trump e i segnali preliminari di attenuazione delle tensioni sullo stretto di Hormuz, aumentano la probabilità che lo scenario evolva secondo quanto già ipotizzato nel precedente report di marzo.
In particolare, si rafforza l’ipotesi dello “scenario centrale”, un contesto delineato dalla banca che prevede la ripresa dei transiti attraverso Hormuz entro poche settimane, al più tardi entro fine giugno.
In questo frangente, e considerando la resilienza dell’economia statunitense, l’istituto ha rivisto al ribasso le attese di aumento della disoccupazione nei prossimi mesi.
Inoltre, tenendo conto delle indicazioni emerse dai verbali della riunione del FOMC di aprile, che suggeriscono una possibile rimozione dell’easing bias già da giugno, Intesa Sanpaolo ha aggiornato le proprie previsioni sui tassi FED, incorporando ora nello scenario centrale l’ipotesi di tassi invariati nel corso dell’anno.
Resta tuttavia una posizione di cautela. Secondo la banca, è ancora possibile una ripresa del ciclo di allentamento monetario nel 2027, con due tagli previsti a marzo e giugno, qualora lo shock energetico venisse riassorbito e l’inflazione rientrasse rapidamente.
Il che non lascia presagire il meglio, visto che “l’idea che la prossima mossa della FED possa essere un rialzo dei tassi, come i mercati hanno cominciato a scontare, non è coerente con lo scenario che abbiamo adottato come “centrale” ma, piuttosto, con lo scenario definito “avverso”.
Come devono procedere i possessori di certificati tra tassi BCE e FED
Dunque lo scenario di tassi delineato da Intesa Sanpaolo è ancora in salita o comunque “più a lungo più alti”, in conformità con altre previsioni che abbiamo visto negli ultimi tempi. A prescindere, non il massimo per investitori e possessori di certificati.
In generale, un nuovo ciclo restrittivo della BCE tende sì a rafforzare l’euro e a mantenere sotto pressione le valutazioni degli asset più sensibili al costo del denaro, ma anche ad aumentare la volatilità implicita sui mercati. Il che si traduce in certificati potenzialmente più “ricchi” in fase di emissione (grazie a premi e cedole più elevate), ma anche più esposti a oscillazioni rapide del valore se i sottostanti reagiscono negativamente ai tassi.
Per investitori e possessori di certificati, in breve, il punto centrale diventa la gestione della durata e delle barriere: in un contesto di politica monetaria incerta e data-dependent, è spesso prudente privilegiare strutture con barriere difensive più ampie e scadenze non troppo lunghe, così almeno per ridurre l’esposizione a scenari estremi legati a shock energetici o a improvvisi cambi di aspettative sui tassi.
Passando alla FED, la prospettiva di una Federal Reserve stabile nel breve ma ancora incerta sul medio periodo potrebbe mantenere i mercati in una fase “laterale ma nervosa”, in cui i certificati possono funzionare bene, ma solo se inseriti con attenzione nella costruzione del portafoglio e senza sottovalutare il rischio di correzioni improvvise legate proprio ai cambi di narrativa macro.

