PIL Italia, crescita fragile nel 2026 tra rischi globali e incertezza energetica

Crescita a rischio per il Bel Paese, con il PIL Italia rivisto al ribasso da diverse istituzioni internazionali. In particolare dal Fondo Monetario Internazionale, che nelle sue ultime proiezioni ha evidenziato un incremento dei rischi al ribasso per l’andamento dell’economia nel corso dell’anno.

Previsioni non troppo diverse arrivano anche da Oxford Economics ed EY-Parthenon, che mettono in guardia su un possibile rallentamento più marcato della crescita, sia in Italia che a livello globale, a causa della guerra in Medio Oriente e degli shock energetici.

FMI: PIL Italia sotto pressione tra energia e guerra in Medio Oriente

Dalle ultime proiezioni dell’FMI, l’aumento dei prezzi globali dell’energia ha contribuito a indebolire la fiducia dei consumatori, aumentando la probabilità di una crescita inferiore alle previsioni.

Secondo l’istituzione, un eventuale prolungamento del conflitto in Medio Oriente potrebbe esercitare ulteriori pressioni al rialzo sui prezzi, irrigidire le condizioni finanziarie e incidere negativamente sia sulla fiducia che sull’attività economica. 

A questi rischi si aggiungono anche possibili tensioni commerciali e una brusca correzione dei mercati legata allo sviluppo dell’intelligenza artificiale, fattori che potrebbero ulteriormente restringere le condizioni finanziarie globali e frenare la crescita.

Sul fronte dei conti pubblici, il FMI riconosce che il processo di risanamento fiscale “ha continuato a progredire, ma il debito pubblico rimane troppo elevato“. In particolare il disavanzo primario si è ridotto al 3,1% del PIL nel 2025, superando per il secondo anno consecutivo gli obiettivi iniziali, grazie alla solidità delle entrate e al miglioramento della conformità fiscale, che hanno portato il surplus primario allo 0,8% del PIL. 

Il disavanzo primario si è ridotto al 3,1% del PIL Italia nel 2025, superando l’obiettivo iniziale per il secondo anno consecutivo. In particolare, la solida performance delle entrate e il miglioramento della conformità fiscale hanno contribuito a portare il surplus primario allo 0,8% del PIL.

Ciononostante, il debito pubblico è salito a circa il 137% del PIL alla fine del 2025, mantenendo il Paese esposto a possibili shock legati a crescita, tassi d’interesse e fiducia dei mercati.

PIL Italia atteso allo 0,4% nel 2026 secondo Oxford Economics

Non troppo distanti sono anche le evidenze contenute nell’Outlook macroeconomico presentato in occasione dell’evento “Scenari macroeconomici e intelligenza artificiale: implicazioni, sfide e opportunità”, organizzato da Oxford Economics in collaborazione con EY-Parthenon presso l’Università Luiss Guido Carli di Roma.

In breve, le due realtà stimano una crescita del PIL Italia pari allo 0,4% nel 2026, in un contesto caratterizzato da elevata incertezza e da una domanda interna ancora poco dinamica. Per l’Eurozona, Oxford Economics prevede invece un’espansione dello 0,7% nel 2026, accompagnata da un’inflazione media intorno al 3% (picco atteso vicino al 3,5% tra secondo e terzo trimestre).

Nel caso italiano, il quadro delineato per il 2026 resta quindi di crescita moderata ma fragile. I consumi delle famiglie, infatti, risultano stagnanti nell’ultimo trimestre del 2025, dopo un lieve aumento dello 0,3% nel periodo precedente, nonostante la tenuta del mercato del lavoro. Gli investimenti, al contrario, hanno mostrato maggiore resilienza, sostenuti soprattutto dal comparto abitativo.

Secondo le proiezioni di EY-Parthenon, nel 2027 si potrebbe osservare una lieve accelerazione del PIL Italia, pari al +0,6%, sostenuta da una ripresa dei consumi privati e della domanda estera, mentre gli investimenti potrebbero registrare una fase di rallentamento. Questa dinamica sarebbe legata alla progressiva conclusione di importanti incentivi fiscali, all’esaurimento degli effetti del PNRR e a un contesto generale ancora segnato da incertezza.

Guardando poi a comparti particolarmente rilevanti per l’economia italiana (alimentare, tessile, automotive e il comparto dei macchinari), tra il 2025 e il 2027 si prevede una crescita contenuta della produzione pari al +1,4%, ma con forti differenze interne: i comparti legati ai servizi e all’alimentare mostrano maggiore vivacità, mentre l’automotive continua a evidenziare segnali di debolezza.

PIL Italia a rischio nel 2026: a cosa devono stare attenti i possessori di certificati

Se la crescita del PIL Italia dovesse andare in questa direzione, investitori e possessori di certificati dovranno tenere gli occhi bene aperti.

E questo perché crescita più debole, aumento dell’incertezza macroeconomica e maggiore vulnerabilità ai shock energetici e geopolitici tendono a tradursi in maggiore volatilità sui mercati sottostanti, elemento che può incidere direttamente sulla performance di strumenti (ad esempio) legati a basket azionari o indici.

Pertanto, occorre prendere ancora più in considerazione la gestione del rischio, guardando a strumenti più difensivi come i certificati con barriere profonde o strutture capital protection, e anche alla qualità degli emittenti e alla diversificazione dei sottostanti. Più che inseguire rendimento in modo aggressivo, occorre ora più che mai valutare la sostenibilità delle cedole e la resilienza degli asset sottostanti a scenari del genere.

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