A più di una settimana dalle elezioni anticipate, arrivano nuovi dati macroeconomici sul Giappone, che mettono in mostra un’economia che, sì, sta tornando a crescere negli ultimi tre mesi dell’anno, ma con un ritmo molto più debole del previsto. In particolare, il PIL registra un incremento contenuto su base trimestrale, mentre la produzione industriale rallenta e l’inflazione all’ingrosso mostra segnali di raffreddamento.
Un vero e proprio banco di prova per il nuovo Esecutivo guidato dalla premier Sanae Takaichi, che, dopo una vittoria elettorale netta, si trova ora a gestire un’economia che resta tra le più solide al mondo, ma al tempo stesso esposta a diverse fragilità.
Giappone, segnali contrastanti da PIL, produzione e inflazione
Partendo dal dato per eccellenza, il Prodotto interno lordo, nei tre mesi è cresciuto dello 0,1%, una revisione al ribasso rispetto al +0,4% indicato nella stima preliminare. Secondo l’Istituto di ricerca economica e sociale del Cabinet Office giapponese, nel trimestre precedente l’economia aveva registrato una contrazione dello 0,7%. Su base annua, il PIL segna un’espansione dello 0,2%, ben al di sotto del +1,6% atteso dal consensus, ma in recupero rispetto al -2,3% dei tre mesi precedenti.
Passando invece al fronte industriale, a dicembre la produzione delle fabbriche giapponesi ha mostrato un nuovo arretramento: secondo la lettura definitiva del Ministero del Commercio Internazionale e dell’Industria (METI), l’indice destagionalizzato è sceso dello 0,1% su base mensile, in linea sia con la stima preliminare sia con le attese degli analisti. A novembre il calo era stato più marcato, pari al -2,7%. In termini tendenziali, tuttavia, la produzione non destagionalizzata registra un aumento del 2,6% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.
Rallenta anche l’inflazione all’ingrosso, che a gennaio segna il secondo mese consecutivo di moderazione. L’indice dei prezzi dei beni aziendali (CGPI), che misura i prezzi applicati tra imprese per beni e servizi, è cresciuto del 2,3% su base annua, in linea con le aspettative di mercato ma in lieve frenata rispetto al +2,4% registrato a dicembre. Un segnale che conferma un progressivo raffreddamento delle pressioni sui prezzi lungo la filiera produttiva.
Premier Takaichi subito alla prova: in arrivo piano di rilancio per il Giappone
La situazione appare dunque delicata per il neo-governo della premier Sanae Takaichi, infatti l’Esecutivo è già al lavoro. Fresco di una vittoria elettorale netta, che ha garantito al suo partito, il PLD, una maggioranza di due terzi alla Camera, il governo sta mettendo a punto un piano di spesa pubblica mirato per sostenere la domanda interna e rilanciare l’economia, seguendo la scia del massiccio pacchetto di stimolo da 42,8 trilioni di yen (circa 273 miliardi di dollari) annunciato mesi fa.
Tuttavia, il rallentamento dell’attività riporta al centro del dibattito le promesse della premier, tra cui la sospensione della tassa sui consumi, una misura che i mercati seguono con cautela per i possibili impatti sui conti pubblici.
A prescindere, gli analisti si attendono una crescita comunque sia moderata nei prossimi trimestri, ma sottolineano che la sostenibilità della ripresa dipenderà in larga misura dal ritorno a una crescita positiva dei salari reali. A complicare ulteriormente il quadro interviene la politica monetaria: la Bank of Japan ha confermato l’intenzione di proseguire nella normalizzazione dei tassi, dopo anni di politiche ultra-accomodanti, nonostante una inflazione ancora presente e la persistente debolezza dello yen.
Yen debole con qualche rimbalzo in attesa delle prossime mosse della Bank of Japan
Se da un lato l’inflazione all’ingrosso mostra segnali di rallentamento, dall’altro i costi delle importazioni in yen sono aumentati, evidenziando l’impatto di uno yen debole sui prezzi e sulla politica monetaria. Secondo i dati della Banca del Giappone, l’indice dei prezzi all’importazione in yen è salito dello 0,5% su base annua a gennaio, dopo un aumento rivisto dello 0,2% a dicembre.
Nonostante il rimbalzo nelle ultime sedute (mercoledì la valuta giapponese si è rafforzata dello 0,75%, arrivando a 153,22 per dollaro), lo yen rimane complessivamente debole, e proprio questa debolezza ha contribuito a spingere al rialzo l’inflazione, facendo aumentare i costi delle importazioni di carburante e materie prime.
La Bank of Japan ha indicato che, oltre ai dati sui prezzi all’ingrosso, anche le oscillazioni dello yen saranno un fattore chiave nel decidere la tempistica dei prossimi aumenti dei tassi. La BoJ ha già portato il tasso di riferimento allo 0,75%, massimo degli ultimi 30 anni, rispetto allo 0,5% di dicembre, segnando un passo importante verso la normalizzazione dopo decenni di politica ultra-accomodante con costi di indebitamento quasi nulli.
Con l’inflazione al consumo sopra il target del 2% da quasi quattro anni, la BoJ ha ribadito la disponibilità a proseguire con ulteriori aumenti dei tassi, qualora l’andamento dell’economia e dei prezzi confermi le sue previsioni.
PIL Giappone, produzione, inflazione e non solo: a cosa devono fare attenzione i possessori di certificati
Le prossime decisioni del governo e della Bank of Japan saranno dunque determinanti per capire se il Giappone riuscirà a consolidare la ripresa o resterà intrappolato in un ciclo di crescita debole.
Nel frattempo, investitori e possessori di certificati legati all’economia giapponese dovranno prestare particolare attenzione ai prossimi dati macroeconomici e all’andamento dello yen. L’attuale crescita contenuta del PIL e il rallentamento della produzione industriale indicano infatti una potenziale maggiore volatilità per strumenti legati a indici o settori giapponesi. Mentre la debolezza dello yen potrebbe tradursi in costi più elevati per portafogli legati a materie prime e importazioni, anche se eventuali episodi di rafforzamento della moneta, come quello recente, potrebbero ridurre le perdite in caso di esposizione all’import.
In tal senso, i piani di stimolo fiscale del governo Takaichi e le possibili misure come la sospensione della tassa sui consumi potrebbero offrire potenziali opportunità sui certificati legati a consumi e settori domestici, dato che puntano a sostenere la domanda interna (sebbene con margini contenuti in un quadro di crescita moderata).
In sintesi, per i possessori di certificati sarà essenziale monitorare PIL, inflazione, tassi e yen, poiché l’interazione di questi fattori determinerà sia la volatilità dei prodotti sia le strategie ottimali di copertura o diversificazione.