Il debito globale continua a crescere senza sosta e, secondo le stime, potrebbe arrivare nel giro di pochi anni a eguagliare il Prodotto interno lordo mondiale.
A lanciare l’allarme è il Fondo Monetario Internazionale nel suo ultimo Fiscal Monitor, pubblicato in occasione degli Spring Meetings di Washington, dove si sottolinea come un numero crescente di Paesi si trovi già in una posizione di vulnerabilità, con margini sempre più ridotti per riequilibrare i conti pubblici senza interventi traumatici.
Tra questi, l’Italia, che a detta dell’FMI rischia nei prossimi anni di vedere il proprio debito diventare ancora più instabile, aggravando una situazione già considerata fragile.
Debito globale, l’allarme del FMI dagli Spring Meetings
Considerazioni analoghe valgono per il resto dell’Europa, chiamata a muoversi tra vincoli di bilancio e nuove priorità strategiche. Come sottolinea il Fondo, “i governi europei devono conciliare gli impegni in materia di difesa con le pressioni legate all’invecchiamento della popolazione attraverso uno spostamento concreto delle priorità di spesa“.
Non c’è molto tempo ancora per intervenire. Per l’FMI, “la finestra per un aggiustamento fiscale ordinato si sta restringendo“: le economie avanzate con elevati carichi di debito necessitano di misure di consolidamento concrete e ben sequenziate, non di obiettivi aspirazionali a medio termine.
Un richiamo che si estende anche agli Stati Uniti, dove il quadro non è meno complesso. Per il loro mega-debito da decine di triliardi di dollari, la ricetta dell’FMI è semplice quanto brutale: intervenire quanto prima nelle entrate e nelle uscite. “Stabilizzare il percorso del debito del paese richiederà interventi sia sulle entrate che sulla spesa”, inclusi i principali programmi previdenziali.
Debito globale, i rischi per i possessori di certificati
Per quanto l’aumento del debito globale da parte dei Paesi emittenti comporti nuove emissioni con rendimenti superiori, lo scenario di un mondo sempre più in balìa di conti pubblici instabili non è il massimo per investitori e possessori di certificati.
In primis, per il rischio volatilità sui titoli di Stato: in uno scenario di tassi più elevati e maggiore pressione sui conti pubblici, i rendimenti potenziali dei certificati possono risultare più appetibili, ma al tempo stesso cresce la probabilità di movimenti più bruschi dei sottostanti e di barriere che vengono testate con maggiore frequenza.
Questo rende centrale la selezione degli emittenti e la valutazione della loro solidità, oltre alla costruzione stessa dei payoff, che in fasi di stress macro possono comportare rischi di rimborso anticipato o perdita del capitale più ravvicinati rispetto a contesti di mercato più stabili.
L’essenziale per il futuro è dunque tenere d’occhio i bilanci dei Paesi emittenti, al fine di controllare la loro capacità di gestione del debito nel breve e lungo periodo.

