Inflazione 2026 in rialzo tra Italia ed Eurozona a marzo: ancora prudenza dalla BCE

In lieve aumento l’inflazione 2026 nazionale e continentale. I rispettivi istituti di statistica, ISTAT ed EUROSTAT, hanno confermato per il mese di marzo un incremento generalizzato dei prezzi al consumo ora in Italia, ora nell’Eurozona.

Un segnale che riflette soprattutto le tensioni sui beni energetici, legate al contesto di instabilità in Medio Oriente, e che rischia di pesare anche sulle prossime decisioni della Banca centrale europea, con il rischio di una nuova stagione di rialzi dei tassi.

Inflazione 2026 al rialzo in Italia e nell’Eurozona: a pesare la componente energia

Partendo dall’Italia, secondo i dati definitivi ISTAT, a marzo 2026 l’inflazione 2026 accelera: l’indice nazionale dei prezzi al consumo (NIC) cresce dello 0,5% su base mensile e dell’1,7% su base annua, in aumento dall’1,5% di febbraio. L’IPCA si attesta all’1,6% annuo, mentre il FOI cresce dell’1,5%.

A pesare sulla dinamica dei prezzi sono in primis il ritorno su livelli meno negativi degli energetici, sia regolamentati (da -11,6% a -1,6%) sia non regolamentati (da -6,2% a -2,0%), oltre che dall’accelerazione degli alimentari non lavorati (da +3,7% a +4,7%). In discesa l’inflazione di fondo: dal 2,4% al 1,9% al netto di energia e alimentari freschi.

Sul fronte europeo, invece, l’EUROSTAT rileva a marzo un’inflazione 2026 nell’area Euro al 2,6%, in aumento rispetto all’1,9% di febbraio e leggermente sopra la stima preliminare. Nell’Unione europea il dato sale al 2,8%, contro il 2,1% del mese precedente. A livello Paese, i tassi più bassi si registrano in Danimarca (1,0%), Repubblica Ceca, Cipro e Svezia (1,5%), mentre i più alti in Romania (9,0%), Croazia (4,6%) e Lituania (4,4%).

Su base mensile, l’inflazione dell’eurozona accelera all’1,3%, mentre il contributo maggiore al tasso annuo arriva dai servizi (+1,49 punti percentuali), seguiti da energia (+0,48), alimentari e tabacco (+0,45) e beni industriali non energetici (+0,13). L’inflazione core si attesta al 2,3%, in lieve calo rispetto a febbraio, mentre quella depurata da energia, alimentari e tabacco scende al 2,2%.

Inflazione 2026 ancora lontana dagli scenari dell’FMI

In entrambi i casi si registra dunque un aumento dell’inflazione 2026, lieve ma sufficiente a segnalare un cambio di traiettoria rispetto alle attese di inizio anno. E a giudicare dal fatto che sia in Italia che in Eurolandia è la componente energia ad aver incentivato di più il rialzo, lo scenario non può che destare preoccupazione.

Anche se ancora siamo lontani dai livelli stimati dal Fondo Monetario Internazionale: in una recente pubblicazione, l’FMI ha previsto un’inflazione globale al 4,4% nel 2026, con una discesa al 3,7% nel 2027. E questo in uno scenario “base”. In caso di escalation nel conflitto in Medio Oriente, l’istituzione di Washington ipotizza invece un’accelerazione fino al 5,4%, con punte oltre il 6% nei casi peggiori.

Valori dunque da 2022, quando lo shock energetico legato alla guerra in Ucraina innescò una forte fiammata dei prezzi al consumo in Europa e costrinse la BCE ad avviare un ciclo di rialzi dei tassi durato circa 18 mesi. Un rischio che, almeno sul piano teorico, torna oggi a essere preso in considerazione.

BCE rimane prudente sui tassi di interesse

L’aumento dei prezzi dell’energia legato al conflitto in Medio Oriente ha spostato l’economia dell’area Euro dallo scenario di base della BCE verso quello avverso. A dirlo è la presidente Christine Lagarde, che a Bloomberg TV ha precisato che al momento “ci troviamo a metà strada tra lo scenario di base e quello avverso”. Ciononostante, per ora, la posizione di Francoforte resta neutrale sui tassi.

E anche nel caso in cui dovessero intervenire, la mossa sarebbe comunque ben calibrata. Nei giorni precedenti, Lagarde aveva infatti aperto alla possibilità di un intervento sui tassi, ma “in modo misurato“, anche nel caso in cui l’inflazione superasse il 2% in maniera ampia ma non persistente.

Tutto dipenderà dagli effetti dello shock energetico. Se l’aumento dei prezzi dovesse rivelarsi temporaneo e limitato a petrolio e gas, l’istituto di Francoforte potrebbe infatti “guardare oltre“, scegliendo quindi di non intervenire sui tassi di interesse.

mercati scontavano fino a pochi giorni fa una probabilità del 30% di rialzo dei tassi nella riunione del 30 aprile. In totale, sono attese due strette quest’anno con una probabilità del 20% di una terza mossa.

Inflazione 2026 in Italia ed Eurozona: scenario avverso per i possessori di certificati

Inflazione 2026 al rialzo e possibilità di mosse “avverse” da parte della BCE: non un bello scenario per investitori e possessori di certificati.

Il ritorno delle pressioni sui prezzi riduce infatti i margini per un rapido allentamento della politica monetaria e rafforza l’ipotesi di tassi elevati più a lungo. Per chi detiene certificati, questo si traduce in un aumento della volatilità dei sottostanti azionari e, di conseguenza, in una maggiore sensibilità degli strumenti alle oscillazioni di mercato.

Un contesto di tassi elevati tende inoltre a comprimere le valutazioni, soprattutto nei comparti più esposti al costo del capitale, rendendo i movimenti dei listini più incerti e potenzialmente più ampi.

Nel complesso, la combinazione tra inflazione in ripresa e una BCE ancora prudente, ma non esclusivamente orientata ai tagli, impone un monitoraggio più attento delle dinamiche macro — dai prezzi energetici all’andamento dei mercati — perché proprio da queste variabili dipenderanno le condizioni operative per i certificati nei prossimi mesi.

Show Comments (0) Hide Comments (0)
Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *