Crescita Eurozona debole, debito e deficit alti tra i Paesi UE: il focus di UPB

Crescita Eurozona debole, con ritmi diversi tra i paesi UE e un andamento asimmetrico a livello di debito e contabilità: così l’Ufficio parlamentare di bilancio (UPB) sintetizza la situazione europea nel suo recente Focus UPB.

Dedicata ai Documenti programmatici di bilancio 2026 (DPB) dei paesi dell’area dell’euro, presentati lo scorso ottobre, questa edizione analizza i quadri macroeconomici e di finanza pubblica per il biennio 2025-2026, confrontando le stime dei DPB con quelle dei Piani strutturali di bilancio (PSB) e con le previsioni di autunno 2025 della Commissione europea, con focus sugli sviluppi dei 4 principali paesi dell’area (Italia, Francia, Germania e Spagna).

Crescita Eurozona debole e disomogenea nel 2025 secondo UPB

Partendo dalla crescita economica, i DPB analizzati evidenziano per il 2025 un’espansione debole e disomogenea tra i paesi dell’Eurozona. Secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio, “dopo una prima metà dell’anno migliore delle attese, sostenuta anche dall’anticipo delle esportazioni verso gli Stati Uniti in vista dei dazi, il quadro globale si è indebolito in un contesto di tensioni commerciali e geopolitiche”.

Per la maggior parte dei paesi si prevede comunque una crescita del PIL reale, seppur contenuta: Francia e l’Italia stimano rispettivamente un aumento dello 0,7% e dello 0,5%, con la Germania che resta stagnante e l’Austria che permane in recessione. Di contro, la Spagna registrerebbe invece una crescita più robusta, pari al 2,9%, trainata dalla domanda interna, secondo le previsioni della Commissione UE.

In merito al prossimo anno, i DPB indicano un rafforzamento moderato ma diffuso dell’attività economica, “con un recupero della Germania e un lieve miglioramento per Francia e Italia”, sottolinea l’Ufficio parlamentare.

Crescita Eurozona sotto la lente: debiti e disavanzi sempre più divergenti

Entrando nel dettaglio della contabilità pubblica, l’Ufficio parlamentare di bilancio segnala che nel 2025 sette paesi dell’area dell’euro riportano nei loro DPB un disavanzo superiore al 3% del PIL, mentre la Commissione stima per l’area un deficit medio del 3,2%. Tra le principali economie, la Francia registra un deficit del 5,4%, mentre la Germania si attesta al 3,3%. Di contro, l’Italia indica un disavanzo al 3% in miglioramento rispetto al 2024 e inferiore all’obiettivo del PSB, grazie a un avanzo primario dello 0,9%, mentre per la Spagna, in assenza di DPB, la Commissione stima un 2,5%.

Guardando al 2026, i paesi con deficit sopra il 3% salirebbero a otto, principalmente a causa dell’aumento programmato della spesa per la difesa, con il disavanzo aggregato dell’area previsto al 3,3% del PIL. In particolare, “la Germania prevede un deficit del 4,8%; l’Italia scenderebbe al 2,8% con un avanzo primario dell’1,2%; la Spagna al 2,1%. La Francia ha rivisto al rialzo il disavanzo 2026 al 5 per cento, dopo l’approvazione della legge di bilancio“, precisa l’UPB.

Sul fronte della spesa per la difesa, che grazie alla clausola di salvaguardia consente di superare temporaneamente i limiti di crescita della spesa netta fino a 1,5 % di PIL nel periodo 2025-2028, l’anno scorso la maggior parte dei paesi ha registrato una crescita della spesa primaria netta superiore ai limiti raccomandati, mentre nel 2026 il quadro appare più eterogeneo. L’Italia stima una crescita della spesa “in linea con il limite raccomandato dal Consiglio della UE in entrambi gli anni“, mentre la Germania li supererebbe nel 2026 beneficiando della flessibilità prevista per la difesa. Di contro, la Spagna eccede i limiti su base annuale “ma resta entro la deviazione consentita dalle nuove regole“.

Crescita Eurozona e conti pubblici: scenari contrastanti per il 2025-2026

Inevitabilmente tutte le spese e i disavanzi previsti avranno ripercussioni sul debito pubblico. A tal riguardo, secondo la Commissione, il debito pubblico dell’area dell’euro si attesterebbe all’89,2% del PIL nel 2025, in lieve aumento rispetto al 2024, con undici Paesi che restano sopra il 60% e sei che superano il 100% del PIL.

Rispetto alle traiettorie precedenti, Italia e Spagna mostrano stime più contenute per il biennio 2025-2026. Per l’Italia il rapporto debito/PIL indicato nel DPB è del 136,2% nel 2025, previsto al 137,4% nel 2026; per la Spagna, secondo la Commissione, il rapporto scenderebbe fino al 98,2% nel 2026.

Francia e Germania mostrano invece valori superiori rispetto ai Piani: “il debito tedesco salirebbe al 69,3% nel 2026, anche a causa dell’attivazione della clausola di salvaguardia sulla difesa, mentre quello francese raggiungerebbe il 117,9%“.

Crescita Eurozona rallentata: quali rischi per i possessori di certificati

Nel complesso, conclude l’UPB, le valutazioni della Commissione indicano un’ampia conformità dei DPB alle Raccomandazioni del Consiglio della UE del luglio 2025. “Permangono però rischi di deviazione per alcuni Paesi, in un contesto caratterizzato da crescita moderata, livelli di debito elevati e maggiori esigenze di spesa per difesa e investimenti strategici“.

È un aspetto che investitori e possessori di certificati dovranno tenere presente nei prossimi mesi. In effetti, la crescita debole e disomogenea nell’Eurozona – con Italia e Francia in espansione moderata, la Germania stagnante e la Spagna più dinamica – suggerisce che i rendimenti dei certificati collegati ai diversi mercati potrebbero divergere in modo significativo.

Tra l’altro, guardando la contabilità pubblica e i disavanzi, con Paesi dell’Eurozona appesantiti da deficit elevati (Francia) o comunque più “flessibili” per via della spesa sulla difesa (Germania), la situazione non è comunque migliore: a prescindere, i certificati legati a economie con disavanzi più elevati potrebbero risentire di maggiori pressioni sui mercati obbligazionari e di possibili volatilità dei prezzi. A questo si aggiunge la dinamica del debito pubblico: livelli elevati in Francia e Italia, uniti a spese straordinarie, possono tradursi in rischi di volatilità e in minore affidabilità dei rendimenti attesi.

In sostanza, i possessori di certificati devono valutare non solo un contesto di crescita moderata, ma anche le differenze tra i singoli paesi dell’Eurozona in termini di debito, deficit e priorità di spesa, elementi destinati a determinare performance disomogenee dei prodotti finanziari legati ai mercati europei.

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