Dollaro USA stabile, dopo settimane di forti oscillazioni sui mercati valutari. Oggi la valuta americana ha trovato un punto di equilibrio, in seguito alle recenti indicazioni dei membri del FOMC della Federal Reserve riguardo alla prossima riunione sui tassi di interesse.
Uno scenario che potrebbe avvantaggiare il dollaro USA come asset più redditizio, anche se, secondo analisti di JP Morgan, la valuta non è esente dal rischio di ulteriori ribassi.
Dollaro USA stabile dopo le note FED: in equilibrio contro euro e sterlina
Negli ultimi mesi il dollaro USA ha mostrato una dinamica altalenante sui mercati, oscillando a seconda della valuta di riferimento. Sul fronte EUR/USD, la moneta americana è scesa da 0,96 a febbraio a 0,85 a luglio, registrando una perdita significativa, per poi risalire brevemente a 0,88 a fine mese e tornare nuovamente a 0,85 fino a dicembre. Gennaio è stato caratterizzato da volatilità, con il dollaro che ha toccato 0,83 a fine mese, prima di stabilizzarsi nuovamente a 0,85 nell’ultima settimana.
Ancora più vivace la corsa contro la sterlina: nel rapporto USD/GBP, il dollaro è passato da 0,79 a febbraio 2025 a un minimo di 0,73 a luglio, con successive oscillazioni fino a novembre, quando ha raggiunto 0,77. Dopo un ulteriore calo a gennaio, fino a 0,72, nelle ultime settimane si mantiene attorno a 0,74.
Una situazione dunque stabile, che deve molto alle ultime minute diffuse dalla Federal Reserve, che hanno evidenziato come i membri del FOMC non siano intenzionati a ridurre i tassi di interesse nel breve termine. Alcuni responsabili hanno addirittura aperto alla possibilità di ulteriori aumenti se l’inflazione dovesse rialzarsi.
I verbali hanno inoltre messo in luce divisioni interne sulla strategia futura del costo del denaro, suggerendo che il prossimo presidente che sostituirà Jerome Powell a maggio, Kevin Warsh, potrebbe incontrare alcune difficoltà nell’approvare nuove manovre restrittive dopo i tagli dello scorso anno.
JP Morgan ribassista sul dollaro USA stabile: ecco perché
Pur essendo il dollaro USA stabile, nei mercati persiste una cautela sul biglietto verde, con alcune istituzioni che continuano a puntare al ribasso. È il caso di JPMorgan Chase, che, alla luce dei dati più recenti, mantiene comunque una posizione ribassista sulla valuta americana.
Per il team di JPMorgan ci sono diversi fattori a sostegno di questa posizione. In primis, la pausa negli aumenti dei tassi da parte della Federal Reserve. In secundis, la rotazione dagli asset statunitensi verso mercati internazionali, che riduce così la domanda di dollari.
E per ultimo, la crescente propensione ad aumentare le coperture contro il rischio valutario sulle posizioni denominate in dollari. Infatti, come hanno sottolineato gli analisti Meera Chandan e Arindam Sandilya, gli investitori con ingenti posizioni in azioni statunitensi “stanno negoziando valute che stanno raggiungendo nuovi massimi rispetto al dollaro. Questo può indurre a una maggiore copertura contro un’ulteriore debolezza del dollaro”.
Gli operatori di mercato hanno iniziato a proteggersi già da aprile dello scorso anno, quando Donald Trump annunciò i primi dazi reciproci contro i partner commerciali. Dopo un periodo di relativa calma, durante il quale il dollaro aveva mostrato segni di stabilizzazione, negli ultimi mesi il movimento ribassista si è accelerato, raggiungendo alcuni obiettivi chiave in anticipo rispetto alle previsioni. Per gli analisti, dunque “la prospettiva di una riattivazione dei flussi di copertura FX è uno dei motivi per mantenere una visione ribassista sul dollaro”.
Dollaro australiano e neozelandese in crescita, yen ancora debole
Sempre nella nota, il team di JPMorgan ha rivisto al rialzo le previsioni anche per altre valute. Nel caso del dollaro australiano, gli analisti portano le previsioni a 0,73 dollari nel secondo trimestre del 2026, rispetto ai 0,68 dollari precedentemente indicati, citando la prospettiva di nuovi aumenti dei tassi da parte della Reserve Bank of Australia.
Anche le stime per il dollaro neozelandese sono state aggiornate, da 0,59 dollari a 0,63 dollari. Di contro, il team ha confermato il target a 1,20 dollari per l’euro-dollaro, segnalando però dei rischi al rialzo.
Rimane invece ribassista lo yen giapponese, “dato il mix di politiche monetarie interne e il contesto globale poco favorevole”. Gli analisti prevedono che la valuta si attesterà a 164 per dollaro USA nel quarto trimestre, in pratica a 10 punti dall’attuale valutazione: mercoledì lo yen ha perso l’1% rispetto al dollaro, chiudendo a 154,87, dopo che i verbali dell’ultima riunione della Fed hanno indicato che il suo desk di trading a New York aveva monitorato il tasso di cambio per conto del Tesoro statunitense.
Dollaro USA stabile: cosa cambia per i possessori di certificati
Attenzione e strategia: sono queste le parole chiave che dovranno tenere bene in testa investitori e possessori di certificati collegati al dollaro USA, visto l’attuale scenario di mercati valutari.
Se da una parte l’avere un dollaro stabile potrebbe offrire una maggiore prevedibilità dei rendimenti, soprattutto per i certificati a capitale protetto, le oscillazioni osservate negli ultimi mesi, sia contro l’euro che contro sterlina, yen e valute oceaniche, segnalano come il rischio di ribassi rimanga concreto.
Come hanno sottolineano gli analisti di JPMorgan, la pausa della Federal Reserve negli aumenti dei tassi, la rotazione verso mercati internazionali e la crescente copertura valutaria degli investitori potrebbero esercitare pressioni ribassiste sul biglietto verde.
In pratica, chi detiene strumenti legati al dollaro USA deve valutare sia l’impatto delle fluttuazioni di cambio, sia la prospettiva dei tassi di interesse, adottando eventualmente strategie di copertura o diversificazione per proteggere il valore del portafoglio e sfruttare eventuali movimenti favorevoli.

