Il petrolio è tornato a scendere dopo gli ultimi sviluppi legati al conflitto in Medio Oriente, con gli Stati Uniti che risultano sempre più avanti nei negoziati con l’Iran. Segnali dunque positivi sui progressi verso un possibile accordo per la riapertura dello Stretto di Hormuz, anche se al momento nulla è ancora stato ufficialmente confermato.
E mentre i mercati hanno registrato un nuovo calo dei prezzi energetici, i titoli delle società attive nel settore petrolifero continuano a registrare ottimi risultati.
Petrolio in calo, Brent e WTI tornano sotto i 100 dollari
Il prezzo del petrolio ha accelerato al ribasso dopo che alcuni alti funzionari statunitensi hanno diffuso ulteriori indicazioni positive sull’avanzamento dei colloqui con l’Iran per la riapertura dello Stretto di Hormuz.
Il Brent ha ceduto fino al 6,2%, scendendo a 97,10 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate si è mantenuto intorno ai 91 dollari. Solo un mese prima, a fine aprile, il Brent aveva raggiunto quota 117 dollari e il WTI 108 dollari.
Nel fine settimana, il presidente Donald Trump ha dichiarato che “i negoziati stanno procedendo in modo ordinato e costruttivo”, pur sottolineando la necessità di non accelerare eccessivamente verso un accordo. Fonti di alto livello negli Stati Uniti hanno inoltre indicato che un’approvazione definitiva potrebbe richiedere ancora diversi giorni.
Hormuz resta il punto chiave dei flussi energetici globali
Con circa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiali in gestione, lo stretto di Hormuz è l’ago della bilancia dei mercati negli ultimi tre mesi, al che la sua riapertura completa sarebbe un sollievo per gli importatori di energia in tutta l’Asia, tra cui Cina, Giappone e Corea del Sud.
C’è da dire che l’andamento dei colloqui ha lenito gli scatti dei prezzi del petrolio che si sono visti nei mesi passati. “Per settimane, gran parte del petrolio è stato scambiato sulla base di ipotesi pessimistiche”, ha dichiarato Haris Khurshid, responsabile degli investimenti presso Karobaar Capital LP di Chicago. “Ma una volta che è diventato chiaro che i colloqui erano ancora in corso e che l’escalation non stava accelerando, una parte di quel premio di rischio è venuta meno piuttosto rapidamente”.
Anche perché non potrà durare a lungo. La guerra ha già avuto effetti concreti sui costi energetici, con i prezzi medi della benzina negli Stati Uniti saliti ai livelli più alti dal 2022. E con l’inflazione ad aprile che ha raggiunto il 3,8%, il valore più elevato da maggio 2023 (prima degli attacchi USA-Israele contro l’Iran a fine febbraio, l’inflazione si attestava invece al 2,4%).
Oil stock in rally, perché i possessori di certificati dovrebbero interessarsi al petrolio
Con il Brent stabilmente oscillante tra i 100 e i 110 dollari al barile nei periodi di tensione, il comparto oil ha beneficiato del contesto, registrando performance importanti: diversi titoli del settore hanno messo a segno rialzi compresi tra il 10% e l’80% da inizio anno.
Ad esempio la British Petroleum, che è passata da 418 sterline a inizio anno fino a un picco di 606 sterline a fine marzo, attestandosi oggi intorno a 550 sterline, con un progresso superiore al 40%. Oppure la francese TotalEnergies, salita da 53 euro a 81 euro nello stesso periodo, per poi stabilizzarsi attorno ai 77 euro, con un incremento superiore al 50%. Oppure la statunitense Devon Energy, passata da 34 a 52 dollari, per poi assestarsi a 47 dollari, con un guadagno di circa il 50%.
Tutte società che possono offrire delle buone opportunità per investitori e possessori di certificati, visto che, grazie alla forte generazione di cassa, sono spesso impegnate in buyback aggressivi e politiche di ristrutturazione energetica. Proprio il flusso di cassa operativo elevato si traduce infatti in dividendi consistenti e programmi di riacquisto di azioni proprie a sostegno delle quotazioni.
Tra l’altro, nonostante i forti rialzi registrati nel 2026, molti titoli del comparto continuano a trattare a multipli prezzo/utili inferiori rispetto alla media del mercato globale del petrolio, lasciando spazio a valutazioni ancora interessanti.
Va detto però che acquistare su livelli elevati in una fase di ciclo guidato dalle materie prime potrebbe esporre a possibili correzioni. Proprio per questo motivo, con un indice Stoxx Oil&Gas in rialzo del 31%, l’investimento deve essere più selettivo, preferendo società integrate con forte generazione di cassa, o altrimenti privilegiando nell’esposizione al settore fondi specializzati o ETF settoriali.

