Finanza green, Bruxelles semplifica gli obblighi ESG (ma apre nuove sfide)

Un settore sempre più crescente nei mercati, e che a breve vivrà una nuova fase di “semplificazione normativa”. La finanza green cambierà infatti volto con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della direttiva Omnibus I, che andrà a semplificare gli obblighi di rendicontazione di sostenibilità, limitandola a un numero più ristretto di aziende, e riducendo di fatto le informazioni necessarie per gli investimenti.

Finanza green, un mercato da 5mila miliardi di dollari

La finanza sostenibile continua a rappresentare un driver strategico per gli investitori. Con un valore attuale di circa 5.000 miliardi di dollari, secondo i dati del Forum per la Finanza Sostenibile, l’economia green ha ormai raggiunto dimensioni significative, sostenuta da una crescita annua prevista del 6%, che potrebbe portare il mercato oltre i 7.000 miliardi di dollari entro il 2030.

Il trend si fonda su performance finanziarie solide: tra il 2020 e il 2024, i ricavi “green” delle società quotate sono aumentati del 12%, il doppio rispetto al 6% registrato dai ricavi convenzionali. Anche il comparto del risparmio gestito conferma questa solidità: a settembre 2025, il patrimonio globale dei fondi sostenibili ha superato i 3.700 miliardi di dollari.

In Italia, la propensione agli investimenti sostenibili resta forte, contrariamente alle voci di un arretramento: i piani previdenziali con strategie sostenibili sono saliti da 79 a 95, le fondazioni bancarie da 31 a 34, e il 99,7% delle imprese assicuratrici integra ormai criteri ESG nelle proprie politiche.

Un settore dunque florido, che nel caso di quello europeo potrebbe beneficiare anche delle ultime mosse di Bruxelles per semplificare e alleggerire gli oneri normativi alle imprese.

Finanza green, le novità di Omnibus I e SFDR aggiornato

È il caso del pacchetto Omnibus I, approvato definitivamente a dicembre dal Parlamento europeo, che riduce in modo significativo il perimetro di applicazione della Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), che impone alle imprese di rendere pubbliche informazioni su rischi, opportunità, obiettivi e impatti legati a tematiche ambientali, sociali e di governance (ESG), con scadenze e modalità differenziate a seconda del tipo di azienda.

In pratica, di pubblicare periodicamente un rendiconto di sostenibilità, strumento prezioso per i gestori di fondi sostenibili che cercano dati affidabili per orientare gli investimenti in modo consapevole.

Fino a oggi, questo obbligo riguardava tutte le aziende — quotate e non — con almeno 250 dipendenti e un fatturato superiore ai 40 milioni di euro. La nuova normativa, invece, limita l’applicazione della CSRD alle imprese con mille o più dipendenti e almeno 450 milioni di euro di fatturato (sempre quotate e non).

Da segnalare infine la revisione della SFDR (la normativa europea sulla trasparenza della finanza sostenibile), con l’obiettivo di introdurre (verosimilmente a partire dal 2028) categorie di prodotto più chiare: “Sustainable”, che raccoglierà invece i fondi con obiettivi di sostenibilità espliciti; “Transition”, riservata ai prodotti che indirizzano gli investimenti verso aziende che hanno presentato un credibile piano di transizione green; “ESG Basics”, con prodotti che integrano caratteristiche ESG di base.

Omnibus I e SFDR: le conseguenze per la finanza green

Secondo il Sole 24 Ore, con le nuove disposizioni del pacchetto Omnibus, le aziende che rientrano nei nuovi criteri saranno sempre obbligate a presentare il rendiconto di sostenibilità, mentre chi invece resta al di fuori di questi parametri potrà scegliere se non applicare le disposizioni o continuare volontariamente a rispettare la CSRD.

Oppure adottare il rendiconto green semplificato, un modello sviluppato dagli esperti dell’EFRAG e noto come Voluntary disclosures for Small and Medium-sized Enterprises (VSME), che prevede una quantità di informazioni inferiore rispetto a quella richiesta dalla CSRD tradizionale. Tra l’altro, precisa il Sole, pure il rendiconto previsto dalla CSRD è stato fortemente semplificato: l’EFRAG ha eliminato molte delle informazioni che erano obbligatorie nello standard precedente.

Il che potrebbe creare problemi per i gestori di fondi sostenibili, per i quali la rendicontazione è uno strumento essenziale per effettuare investimenti oculati basati su dati concreti. Con meno informazioni disponibili, i gestori dovranno affidarsi alle stime fornite dai provider di dati, molti dei quali hanno sede fuori dall’Europa, in particolare negli Stati Uniti. La direttiva Omnibus cerca dunque di tamponare il problema, stabilendo l’equivalenza tra dato puntuale e stima. Rimangono però dubbi su chi sarà responsabile della correttezza di queste stime e sul grado di dipendenza dei gestori da fornitori esterni.

Finanza green tra CSRD e SFDR aggiornati: opportunità e sfide per i possessori di certificati

Con le novità introdotte dall’Omnibus I e dalla revisione della SFDR, investitori e possessori di certificati di investimento collegati alla finanza green dovranno prestare maggiore attenzione alle loro strategie ESG. Come già evidenziato, la riduzione del perimetro di applicazione della CSRD farà sì che molte aziende non siano più obbligate a produrre rendiconti dettagliati sulla sostenibilità, mentre quelle che restano soggette all’obbligo potranno fornire informazioni semplificate.

Questo significa che i certificati legati a fondi “green” o sostenibili potrebbero basarsi su dati più limitati o su stime fornite da provider esterni, spesso non europei, aumentando così la dipendenza dalle valutazioni di terzi e i rischi di discrepanze tra dichiarazioni e realtà aziendale.

D’altro canto, le nuove categorie di prodotto introdotte con la revisione della SFDR (“Sustainable”, “Transition” ed “ESG Basics”) forniscono almeno un riferimento normativo più trasparente per gli investitori.

In pratica, se da un lato la riduzione dei dati obbligatori potrebbe complicare la valutazione puntuale della sostenibilità dei certificati, dall’altro la classificazione più precisa dei fondi consente di orientare le scelte sugli investimenti in modo più chiaro, distinguendo tra prodotti che perseguono obiettivi di sostenibilità diretti, quelli che supportano una transizione verde e quelli con integrazione ESG di base.

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