Banche italiane, otto anni d’oro per il comparto tra ricavi e utili record

Nell’ultimo anno il sistema bancario italiano ha generato ricavi tali da rappresentare (per intenderci) il 5% del Prodotto interno lordo nazionale.

È quanto emerge dai dati dell’ultima analisi firmata Centro Studi Unimpresa, che conferma con questi ultimi dati il ruolo sempre più centrale assunto dal settore negli equilibri economici del Paese, soprattutto alla luce dei risultati raggiunti negli ultimi otto anni.

Banche italiane sempre più ricche, con ricavi e utili record (anche) nel 2025

Anche nel 2025 il comparto ha mantenuto livelli di fatturato superiori alla soglia dei 100 miliardi di euro. Nel dettaglio, i ricavi complessivi hanno raggiunto i 110,2 miliardi di euro, sostanzialmente in linea con i 110,1 miliardi registrati nel 2024.

Prosegue inoltre la crescita degli utili netti, che nel 2025 si attestano a 47,5 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 46,5 miliardi dell’anno precedente e ai 40,6 miliardi del 2023.

In lieve contrazione, invece, il margine di interesse, sceso a 59,9 miliardi di euro dai 64,4 miliardi del 2024, dopo aver toccato il picco nel biennio 2023-2024 risalendo dai 38,4 miliardi del 2021“, sottolinea Unimpresa. Sul fronte dei costi operativi, il settore ha registrato una lieve riduzione, passando da 58,6 miliardi nel 2024 a 57,8 miliardi nel 2025.

Otto anni d’oro per le banche italiane: 736 miliardi di ricavi e oltre 209 miliardi di utili

Ma il dato più significativo evidenziato dal report riguarda l’andamento delle banche italiane nell’arco degli ultimi otto anni. Tra il 2018 e il 2025, le banche italiane hanno accumulato ricavi complessivi per 736,6 miliardi di euro, generando utili netti per 209,6 miliardi e versando imposte per 43 miliardi (tax rate medio del periodo al 20,5%).

Nello stesso arco temporale, i costi operativi aggregati hanno raggiunto i 449,1 miliardi di euro, mentre il margine di interesse complessivo si è attestato a 391 miliardi.

Si nota tra l’altro una crescita significativa di tutti i principali indicatori economici guardando la serie storica. Nel 2018 i ricavi ammontavano a 82,3 miliardi di euro, mentre l’utile netto era pari a 15,1 miliardi, e le imposte versate a 2,1 miliardi (tax rate del 13,6%).

Nel 2019 l’utile netto è salito a 15,8 miliardi di euro, accompagnato da imposte per 4,5 miliardi e da un tax rate del 28,2%. L’anno della pandemia, il 2020, rappresenta invece il punto più basso dell’intero periodo: l’utile netto si è ridotto a 2,2 miliardi di euro, mentre le imposte hanno raggiunto 1,4 miliardi, determinando un tax rate del 61,5%.

Dal 2021 è iniziata una nuova fase di crescita. In quell’anno gli utili sono tornati a 16,4 miliardi di euro, con imposte per 2,3 miliardi e un tax rate del 13,8%. Nel 2022 l’utile netto è ulteriormente aumentato fino a 25,5 miliardi, mentre le imposte sono salite a 4,3 miliardi e il tax rate al 17,1%.

L’effetto BCE sulle banche italiane: i tassi hanno alimentato il boom degli utili

Un altro aspetto evidenziato dallo studio riguarda la composizione dei ricavi delle banche italiane nel periodo 2018-2025, che ha riflesso in modo molto fedele l’evoluzione del ciclo monetario europeo.

Nel 2018 il margine di interesse rappresentava il 50,9% dei ricavi complessivi. Con i tassi d’interesse ai minimi storici, la sua incidenza era progressivamente scesa fino al 46,5% nel 2021, spingendo gli istituti di credito a rafforzare il peso delle commissioni e dei servizi per sostenere la redditività.

La svolta è arrivata nel 2022 con l’avvio della stretta monetaria da parte della BCE. Da quel momento il margine di interesse ha recuperato rapidamente terreno, arrivando a rappresentare il 60,5% dei ricavi nel 2023 e il 58,5% nel 2024. Proprio nel 2024 è stato raggiunto il massimo assoluto, con un margine di interesse pari a 64,4 miliardi di euro.

Nel 2025, con l’avvio della fase di riduzione dei tassi, questa componente ha iniziato a ridimensionarsi. Il margine di interesse è infatti sceso a 59,9 miliardi di euro, pari al 54,3% dei ricavi complessivi, “segnalando che la componente più volatile dei ricavi bancari ha già iniziato la sua fase di normalizzazione“, sottolinea Unimpresa.

Nota finale sulla quota restante dei ricavi, pari a circa 50 miliardi di euro: è riconducibile a commissioni, proventi da trading e altre voci non interest. Si tratta di una base rimasta sostanzialmente stabile nel corso dell’intero periodo analizzato, oscillando tra i 40 e i 50 miliardi di euro annui,a conferma di come la straordinaria crescita della redditività bancaria degli ultimi tre anni sia stata quasi interamente generata dalla leva dei tassi e non da un ampliamento strutturale del perimetro di business“.

Banche italiane più forti che mai: una buona notizia per i possessori di certificati

Anche questo report, assieme ad altre analisi, confermano la solidità delle banche italiane, il che è un bene per investitori e possessori di certificati, considerando che gran parte dei certificati presenti sul mercato è emessa proprio da grandi istituti di credito europei.

Interessante è il punto sulla redditività: il report ha infatto evidenziato come la straordinaria crescita di ricavi e utili degli ultimi anni sia stata favorita soprattutto dall’aumento dei tassi d’interesse, una spinta che sta progressivamente venendo meno.

Per questo motivo, chi detiene o valuta l’acquisto di certificati dovrebbe prestare particolare attenzione non solo alla cedola offerta e alle caratteristiche del prodotto, ma anche alla qualità dell’emittente e alla sua capacità di mantenere elevati livelli di redditività in uno scenario di tassi in graduale normalizzazione.

Una maggiore selettività nella scelta degli strumenti e una corretta diversificazione tra emittenti e sottostanti potrebbero infatti contribuire a gestire meglio i rischi in una fase di mercato che si annuncia diversa rispetto a quella che ha sostenuto gli eccezionali risultati bancari degli ultimi tre anni.

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