Banche italiane, Barclays alza i target e punta sull’effetto M&A nei primi trimestrali 2026

Manca ormai poco ai primi risultati trimestrali 2026 delle banche italiane e le aspettative restano elevate. Tant’è vero che Barclays ha aggiornato al rialzo i target price dei principali istituti del settore, sottolineando che i risultati del primo trimestre dovrebbero confermarsi solidi, e che il tema delle operazioni di M&A continua a rappresentare un fattore centrale per gran parte dei titoli. 

Banche italiane e trimestrali 2026: l’analisi di Barclays

UniCredit, BPER, Banco BPM, Mediobanca-MPS: queste sono le banche a cui l’istituzione londinese ha rivisto al rialzo i target price, mantenendo però invariati i rating assegnati ai singoli titoli.

UniCredit e BPER sotto la lente: tra assemblee, Commerzbank e nuovi piani

Partendo dai primi due istituti analizzati, Barclays ha rivisto le valutazioni su UniCredit e BPER, mantenendo invariato il giudizio complessivo (“Overweight” per entrambi), ma aggiornando i rispettivi target price. Per UniCredit il prezzo obiettivo è stato ridotto a 81 euro dagli 88,9 precedenti, mentre per BPER è stato alzato a 14,3 euro dai 14 euro indicati in precedenza.

Nel report, l’attenzione degli analisti si concentra in modo significativo sul tema delle operazioni di M&A, con particolare riferimento al dossier UniCredit–Commerzbank. A tal riguardo, la banca londinese ha indicato alcuni appuntamenti chiave che potrebbero risultare determinanti: l’assemblea straordinaria degli azionisti di UniCredit fissata per il 4 maggio, la pubblicazione dei risultati trimestrali il 5 maggio e, potenzialmente nello stesso giorno, il lancio dell’offerta su Commerzbank. A questi si aggiunge l’8 maggio, quando Commerzbank diffonderà i conti del primo trimestre insieme all’aggiornamento sugli obiettivi.

Dall’analisi dei documenti preparatori dell’assemblea del 4 maggio emerge inoltre un elemento di attenzione: UniCredit ha richiesto un’autorizzazione all’emissione di azioni superiore rispetto a quanto implicito nell’attuale rapporto di cambio. Secondo Barclays, tuttavia, non è ancora chiaro se questa struttura possa eventualmente facilitare un incremento dell’offerta azionaria senza passare da una nuova approvazione assembleare.

Sul fronte BPER, il management ha recentemente indicato l’intenzione di presentare un nuovo piano industriale entro fine anno. Barclays, tuttavia, ritiene utile che il gruppo fornisca già nei prossimi mesi maggiori dettagli sulle prospettive al 2026. Le ragioni sono tre: l’eventuale impatto del total return swap sulle azioni proprie, che potrebbe generare volatilità nel conto economico; uno scenario macroeconomico più complesso, che richiederebbe almeno un’analisi di sensitività; e infine il fatto che il 2026 rappresenterà il primo anno pieno di integrazione con BP Sondrio, con il mercato che potrebbe non avere ancora una visione completa delle nuove dinamiche del gruppo.

Banco BPM, guidance in sospeso e nodo Crédit Agricole

Su Banco BPM, Barclays ha leggermente rivisto al ribasso il target price, portandolo a 15,2 euro dai precedenti 15,5 euro, confermando comunque il giudizio “Overweight”.

Nel quadro tracciato dagli analisti, un elemento centrale resta quello delle indicazioni strategiche del gruppo. Banco BPM non ha infatti aggiornato le proprie guidance per il 2026 e il medio termine in occasione della pubblicazione dei risultati 2025. Con un management appena riconfermato dall’assemblea del 16 aprile, il primo trimestre potrebbe rappresentare un’occasione per rivedere le prospettive, anche se il contesto di incertezza potrebbe spingere il gruppo a rinviare eventuali aggiornamenti al primo semestre.

Grande attenzione viene poi riservata al dossier Crédit Agricole, in particolare alla sua partecipazione in Banco BPM e alle possibili implicazioni regolamentari e politiche, anche alla luce del possibile utilizzo del Golden Power da parte del governo italiano.

Secondo Barclays, uno scenario di accordo potrebbe essere compatibile con alcune operazioni di razionalizzazione industriale. In particolare, Banco BPM (nell’ipotesi di integrazione con MPS) “potrebbe cedere filiali per motivi antitrust (stimiamo circa il 5% del totale delle filiali Banco BPM, 139, tutte in Toscana) e potrebbe anche valutare la vendita di Agos, data la sua sovrapposizione con Compass nel settore bancario al dettaglio“, scrive Barclays, sottolineando che se Crédit Agricole dovesse pagare tali attività in azioni Banco BPM, “la sua partecipazione finale nell’entità combinata si ridurrebbe all’8,4%, il che potrebbe essere percepito favorevolmente dal governo italiano”.

Mediobanca e MPS tra valutazioni stabili e ipotesi di fusione con Banco BPM

Infine, per Mediobanca e MPS, Barclays ha aggiornato le valutazioni con movimenti contenuti ma divergenti nei giudizi complessivi. Su Mediobanca il target price è stato alzato leggermente a 16,8 euro dai precedenti 16,6 euro, con rating “Underweight” confermato. Per MPS, invece, il prezzo obiettivo è rimasto invariato a 9,20 euro, con giudizio “Equal Weight” riconfermato.

Anche in questo caso, il focus degli analisti si concentra sulle possibili dinamiche di consolidamento nel settore bancario italiano, con particolare attenzione all’ipotesi di una fusione tra Banco BPM e MPS.

Dal punto di vista industriale e contabile, Barclays osserva che uno scenario in cui MPS agisca da acquirente risulterebbe più efficiente in termini di incremento dell’utile per azione (EPS), anche grazie alla maggiore capitalizzazione di mercato. Inoltre, questa struttura non richiederebbe la cessione della partecipazione in Generali per finanziare l’operazione, “come invece ipotizzato da un articolo del Financial Times (ipotesi smentita da MPS)“.

Tuttavia, lo scenario cambia se si guarda alle valutazioni di mercato: MPS tratta attualmente a un rapporto prezzo/valore contabile tangibile (P/TNAV) di circa 1,3x per il 2026, quindi con uno sconto rispetto alla media delle banche italiane (circa 1,5x) e soprattutto rispetto a Banco BPM (circa 1,6x). “Se Banco BPM e MPS volessero procedere con un accordo a breve termine“, scrive l’istituto, “Banco BPM potrebbe decidere di lanciare un’offerta a premio su MPS per colmare il divario di valutazione”. Una mossa che, secondo gli analisti, resterebbe coerente sia dal punto di vista industriale sia per la generazione di significative sinergie sui costi.

Infine, Barclays sottolinea che la gestione parallela di più processi di integrazione (in particolare quelli che coinvolgono Mediobanca-MPS e Banco BPM-MPS) potrebbe essere complessa, ma non necessariamente inefficiente. Al contrario, la diversa natura delle operazioni potrebbe risultare complementare: “la creazione di valore attraverso la riduzione dei costi derivante dall’accordo Banco BPM-MPS potrebbe avvenire più rapidamente e dovrebbe essere “più semplice”, nonché meno dipendente dal contesto macroeconomico, dando al management il tempo di realizzare adeguatamente la creazione di valore di MB-MPS attraverso l’incremento dei ricavi, processo che potrebbe richiedere più tempo“.

Banche italiane e M&A: rischio volatilità per i possessori di certificati

Lo scenario delineato da Barclays per queste banche italiane potrebbe implicare per investitori e possessori di certificati un potenziale aumento della volatilità implicita.

Le revisioni dei target price e la conferma dei rating segnalano infatti un contesto ancora costruttivo sui fondamentali, ma fortemente condizionato dal tema M&A, che tende a influenzare in modo diretto le performance dei sottostanti.

In particolare, la presenza di più possibili operazioni incrociate (UniCredit–Commerzbank, Banco BPM–MPS e il dossier Mediobanca) aumenta la probabilità di movimenti bruschi sui prezzi dei singoli titoli, elemento che nei certificati si traduce sia in opportunità di rendimento più rapide sia in un rischio maggiore di barriera, soprattutto per prodotti con airbag o memoria cedolare.

In sintesi, per gli investitori in certificati il driver principale non sarà tanto la direzione dei fondamentali, quanto la gestione della volatilità legata ai dossier straordinari.

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