Banche italiane in attesa dei primi trimestrali 2026: BPER, Intesa Sanpaolo e Banco BPM sotto la lente dei broker

Le banche italiane tornano al centro dell’attenzione dei mercati, con BPER, Banco BPM e Intesa Sanpaolo protagoniste dell’ultima analisi di Jefferies, che in attesa dei primi trimestrali 2026 ha rivisto al rialzo i target price dei tre istituti, sulla scia di quanto già fatto nei giorni precedenti da Morgan Stanley.

Jefferies alza le stime per BPER, Intesa Sanpaolo e Banco BPM

Nella sua recente analisi, il broker ha rivisto al rialzo il target price dei tre istituti, dopo aver ritoccato le stime di utile per azione in media del +2% per BPER e Banco BPM e dello 0% per Intesa Sanpaolo nel periodo 2026-2028, in vista dei risultati dei primi trimestrali 2026.

Sul singolo fronte dei titoli, Jefferies si mostra particolarmente costruttiva su BPER, che mantiene il rating buy con target price rivisto al rialzo da 12,5 a 14 euro e rendimento dei dividendi stimato al 6,7% nel 2026 e al 7,2% nel 2027.. Il broker si attende una performance positiva sostenuta dalla solidità delle commissioni e dalla crescita del franchise legato all’integrazione della Banca Popolare di Sondrio, pur evidenziando come i nuovi obiettivi attesi con i risultati del secondo trimestre “potrebbero in parte limitare la guidance che l’istituto di credito sarà disposto a fornire con i risultati del primo trimestre“, indica Jefferies.

Per Intesa Sanpaolo, il prezzo obiettivo viene alzato da 6,6 a 7,20 euro, con rating buy e un profilo di dividendi particolarmente robusto, stimato al 9,6% nel 2026 e al 10,2% nel 2027. Secondo Jefferies, l’assenza di rischi significativi di esecuzione nel piano industriale rafforza la capacità della banca di centrare gli obiettivi in diversi scenari macro, elemento che dovrebbe tradursi in un messaggio solido anche durante la prossima conference call con il mercato.

Per Banco BPM, il giudizio resta hold, ma con target price rivisto sensibilmente al rialzo da 11,60 a 14,20 euro. Il titolo beneficia di un aumento delle stime di utile per azione del 20% nel periodo 2026-2028, supportato anche da un costo del capitale inferiore di circa 100 punti base. Un miglioramento che coinvolge in parte anche Intesa e BPER, dove il costo del capitale viene ridotto di circa 70 punti base. Nel complesso, Jefferies mantiene inoltre una visione positiva su FinecoBank, con rating buy e target price a 26 euro, con rendimento del dividendo 2026 atteso del 4,1% e del 4,5% nel 2027.

Trimestrali 2026, la valutazione di Morgan Stanley

C’è grande attesa per le prime trimestrali 2026, con le principali banche italiane sotto osservazione anche da parte degli analisti statunitensi di Morgan Stanley, oltre che di Jefferies. In particolare, secondo una nota firmata Noemi Peruch, il comparto potrebbe superare le stime di consenso, con utili complessivi potenzialmente superiori ai 7 miliardi di euro.

Nel caso di BPER, Morgan Stanley prevede per il 2026 profitti core sostanzialmente in linea con il mercato. Il Cet1 ratio viene indicato pressoché stabile al 14,8%. Per il primo trimestre, la banca d’affari stima un risultato operativo di 1,812 miliardi di euro (+26,8% su base annua), leggermente sotto le attese di mercato pari a 1,859 miliardi, mentre l’utile netto è visto a 515 milioni (+16,3%), anch’esso inferiore al consenso di 536 milioni.

Più solido invece il quadro per Intesa Sanpaolo, dove le attese risultano più favorevoli rispetto al mercato. L’utile dopo le minorities è previsto a 2,69 miliardi di euro (+2,9% su base annua), superiore al consenso. I costi sono indicati in calo a 2,621 miliardi, mentre il Cet1 ratio è previsto in linea con il consenso al 13,1%, in crescita di 12 punti base su base annua. Anche il risultato operativo dovrebbe superare le attese, attestandosi a 7,074 miliardi (+4,2%) rispetto ai 6,938 miliardi indicati dagli analisti.

Per Banco BPM, invece, il quadro appare più prudente. Le stime sull’utile netto per il periodo 2026-2028 risultano leggermente inferiori al consenso, con valori attesi rispettivamente a 1,906, 2,067 e 2,171 miliardi di euro. Nel primo trimestre 2026, Morgan Stanley prevede ricavi operativi pari a 1,514 miliardi (+2,6% annuo), sostanzialmente in linea con il mercato (1,517 miliardi), e un utile netto di 480 milioni, in calo del 6% su base annua ma leggermente superiore ai 473 milioni attesi dal consensus. Il Cet1 ratio è visto al 13,4%, inferiore alle stime degli analisti (13,9%) e in diminuzione di 134 punti base su base annua.

Sul fronte delle valutazioni, Morgan Stanley ha ritoccato leggermente al ribasso i target price: BPER passa da 14,60 a 14,50 euro e Intesa Sanpaolo da 7,20 a 6,80 euro, mantenendo comunque per entrambe il giudizio overweight. Per Banco BPM, invece, il rating resta underweight, con target price ridotto da 14 a 13,30 euro.

Banche italiane e trimestrali 2026: a cosa devono fare attenzione i possessori di certificati

L’analisi di Jefferies in vista dei primi trimestrali 2026, così come quella di Morgan Stanley, non è un semplice giudizio costruttivo sul settore utile per gli investitori. In particolare, per i possessori di certificati legati al comparto bancario italiano, si tratta di una ridefinizione del profilo rischio/rendimento dei sottostanti.

Il miglioramento delle stime sugli utili, il rafforzamento dei dividendi attesi e la revisione al rialzo dei target price su BPER, Banco BPM e Intesa Sanpaolo contribuiscono infatti a sostenere il livello dei prezzi azionari e, di conseguenza, aumentano la probabilità che molti certificati in portafoglio entrino più rapidamente in area di rimborso anticipato nelle strutture autocall. Allo stesso tempo, la revisione del costo del capitale e le attese su utili ancora solidi anche nel 2026-2028 riducono, almeno in teoria, la percezione di rischio sulle barriere.

Tuttavia, le attese sulle trimestrali del primo trimestre 2026 evidenziano uno scenario ancora eterogeneo: Intesa Sanpaolo appare più solida, con utili e trading sopra consenso e Cet1 stabile. BPER, pur sostenuta da sinergie e commissioni, mostra numeri in parte sotto le attese su alcune metriche operative di breve periodo, mentre Banco BPM presenta un profilo più prudente su utili e capitale. Questo mix si traduce per i certificati in una maggiore dispersione della volatilità implicita tra sottostanti.

A prescindere, però, lo scenario delineato è favorevole per la componente cedolare dei certificati, grazie a fondamentali bancari ancora solidi e dividendi elevati.

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