Inflazione al rialzo nel Regno Unito a marzo 2026: Banca d’Inghilterra verso una nuova pausa?

Seguendo lo stesso andamento registrato in Europa, anche nel Regno Unito l’inflazione è tornata a salire a marzo, spinta dall’aumento dei prezzi dell’energia legato alle tensioni in Medio Oriente.

Un conflitto che, secondo la Banca d’Inghilterra, potrebbe riaccendere il rischio di un’inflazione persistente nel Paese, ritardando ulteriormente la discesa dei tassi di interesse iniziata da luglio 2024 e interrotta da dicembre 2025.

Inflazione sopra le attese nel Regno Unito: +3,3% a marzo 2026

Secondo il report mensile dell’Office for National Statistics (ONS), i prezzi al consumo sono saliti dello 0,7% su base mensile, oltre il +0,6% previsto e in accelerazione rispetto al +0,4% di febbraio. Su base annua, l’inflazione si è attestata al 3,3%, in linea con le previsioni, ma in aumento rispetto al 3% del mese precedente.

A incidere in modo decisivo sul dato è stato soprattutto il comparto dei carburanti, che ha segnato un incremento dell’8,7% su base mensile: il rialzo più marcato da giugno 2022, quando il conflitto in Ucraina aveva innescato un forte shock sui mercati energetici, secondo quanto riportato dall’ONS. Una parte significativa della dinamica è stata inoltre influenzata dall’aumento delle tariffe aeree, condizionato dalla diversa calendarizzazione delle festività pasquali.

Nonostante la crescita dei prezzi, l’aumento dell’inflazione britannica è risultato meno intenso rispetto alla zona euro, dove il tasso è salito dall’1,9% di febbraio al 2,6%. Una differenza che riflette anche la struttura del sistema tariffario del Regno Unito, dove le bollette energetiche delle famiglie vengono aggiornate su base trimestrale e sono attese in rialzo solo a partire da luglio.

Ruth Gregory, vice capo economista per il Regno Unito presso Capital Economics, ha affermato che l’inflazione complessiva probabilmente scenderà al 2,9% ad aprile, poiché i forti aumenti delle bollette delle utenze dello scorso anno non saranno più inclusi nel confronto. Tuttavia, avverte l’economista, “i prossimi otto mesi saranno un periodo difficile per il Comitato di politica monetaria” della Banca d’Inghilterra.

Gli economisti scommettono sulla pausa prolungata della Banca d’Inghilterra

Secondo un sondaggio Reuters condotto tra gli economisti, la Banca d’Inghilterra dovrebbe mantenere invariati i tassi d’interesse nella prossima riunione e, con ogni probabilità, per il resto dell’anno. Tutti i 62 economisti intervistati tra il 16 e il 21 aprile si aspettano che il tasso di riferimento resti fermo al 3,75% nella decisione del 30 aprile.

Il quadro delle aspettative si è progressivamente stabilizzato rispetto ai mesi scorsi. Nel sondaggio precedente, una quota ancora ridotta ma presente degli intervistati ipotizzava possibili rialzi, mentre circa un terzo si attendeva tagli nel corso dell’anno. Un segnale di come le previsioni si siano poi ricomposte verso una posizione più prudente e attendista.

Sul sentiment dei mercati, nelle settimane precedenti, aveva pesato la preoccupazione per un possibile ritorno delle pressioni inflazionistiche legate all’aumento dei costi energetici, innescati dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente.

Oggi gli operatori finanziari hanno iniziato a scontare più rapidamente l’ipotesi di nuovi rialzi dei tassi. Anche in forza di quanto ribadito dal governatore della Banca d’Inghilterra, Andrew Bailey, che in un’intervista a Reuters ha sottolineato come non sia automatico attendersi ulteriori aumenti dei tassi.

Una posizione che, secondo molti analisti, ha contribuito a consolidare le aspettative di stabilità, anche alla luce di condizioni finanziarie diventate più restrittive. Si paveva infatti il rischio di stagflazione: la maggioranza degli economisti intervistati in una domanda aggiuntiva lo considera un’eventualità concreta, definita dalla combinazione di crescita debole, disoccupazione in aumento e inflazione persistente.

Sterlina e Gilt sotto pressione tra cali e vendite record

In tutto ciò, la sterlina si è indebolita rispetto al dollaro, penalizzata da un mix di fattori che include la ricerca di beni rifugio da parte degli investitori, le persistenti tensioni in Medio Oriente e i segnali di rallentamento dell’economia britannica, messa sotto pressione dall’aumento dei costi energetici. La valuta del Regno Unito è così tornata sui livelli di fine febbraio, chiudendo la giornata in leggero calo a 1,349 dollari, con una flessione settimanale dello 0,17%. Nei confronti dell’euro, invece, ha mostrato una maggiore tenuta, rafforzandosi dello 0,14% fino a 86,59 pence.

Movimenti significativi anche sul mercato dei titoli di Stato. Il Regno Unito ha collocato martedì un volume record di gilt decennali pari a 14 miliardi di sterline (circa 18,9 miliardi di dollari), con rendimenti ai massimi dal 2008. L’operazione ha comunque registrato una domanda molto forte, con ordini complessivi superiori a 141 miliardi di sterline.

Il Debt Management Office britannico ha venduto il nuovo titolo con scadenza ottobre 2035 e cedola al 4,75%, a un rendimento del 4,8786%, pari a un premio di 8,25 punti base rispetto al gilt decennale di riferimento. L’emissione segue un’altra operazione record da 13 miliardi di sterline effettuata a febbraio, a conferma dell’elevato appetito degli investitori per il debito sovrano britannico, nonostante la volatilità dei mercati e le incertezze macroeconomiche.

Regno Unito tra inflazione e tassi BoE: cosa cambia per i possessori di certificati

Una situazione abbastanza complessa per investitori e possessori di certificati. Con l’inflazione britannica in rialzo, la Banca d’Inghilterra sarà sempre più costretta a mantenere i tassi d’interesse elevati a lungo. Per i certificati con struttura legata ai tassi o con cedole condizionate signifca rendimenti nominali più alti, ma anche esposizione a fasi di volatilità, soprattutto se legati a sottostanti sensibili ai cicli economici o ai mercati obbligazionari.

Sul fronte valutario, il deprezzamento della sterlina rispetto al dollaro introduce un ulteriore elemento da considerare per chi detiene certificati con esposizione internazionale o multi-asset. Le variazioni del cambio possono amplificare o ridurre il rendimento finale, aggiungendo una componente di rischio non sempre immediatamente percepita, soprattutto nei prodotti denominati in valuta diversa da quella dell’investitore.

Infine, il contesto dei titoli di Stato del Regno Unito, caratterizzato da rendimenti in forte rialzo e domanda ancora elevata, riflette un mercato che richiede premi più alti per assorbire incertezza macro e inflazione persistente.

Per gli investitori, quindi, diventa fondamentale adottare un approccio più selettivo, orientandosi verso strutture difensive e con barriere di protezione più ampie e robuste.

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