C’è un clima di forte fiducia in casa UniCredit, almeno guardando alle prospettive legate al dossier Commerzbank. Piazza Gae Aulenti stima infatti che una possibile fusione con il gruppo bancario tedesco possa generare un utile netto di circa 21 miliardi di euro entro il 2030.
Un livello di redditività che, nelle intenzioni dell’istituto guidato da Andrea Orcel, rafforzerebbe la strategia di arrivare a un controllo diretto della banca tedesca, andando oltre la semplice crescita della partecipazione azionaria.
Non a caso, la risposta da Francoforte non si è fatta attendere. Commerzbank ha infatti respinto con decisione l’impostazione proposta da UniCredit, definendola un “approccio ostile” e ribadendo la propria linea.
UniCredit spinge sulla maxi-fusione: utili attesi fino a 21 miliardi nel 2030
Dal piano firmato UniCredit emerge un quadro decisamente ottimistico in caso di fusione con Commerzbank. Piazza Gae Aulenti stima infatti un utile netto di gruppo di circa 21 miliardi di euro nel 2030, con ricavi netti attesi intorno ai 45 miliardi e costi inferiori a 14,5 miliardi nello stesso anno.
E tutto questo nonostante performance della banca tedesca guidicate non brillanti. Secondo Piazza Gae Aulenti, la crescita dell’utile netto e dei principali indicatori chiave di Commerzbank è risultata inferiore rispetto al settore e alla stessa UniCredit nel periodo 2021-2024 e anche nel 2025. Nel dettaglio, il 2025 viene indicato come un anno segnato da “un significativo mancato raggiungimento degli obiettivi di costo”, compensato solo in parte “da minori accantonamenti e oneri, da una maggiore crescita internazionale non strategica e da condizioni finanziarie favorevoli“.
Critiche arrivano anche al piano industriale della banca tedesca, il cosiddetto Momentum, che secondo UniCredit “promette più della stessa situazione, con rischi al ribasso”. In particolare, viene evidenziato come non vengano prese “le decisioni difficili necessarie per affrontare le debolezze e avviare la trasformazione”, rendendo così Commerzbank “vulnerabile e impreparata per il futuro”.
A poche ore dalla presentazione del piano, è arrivata la replica di Commerzbank. Ed è un secco no: l’istituto di Francoforte ha infatti respinto con decisione la proposta di UniCredit, definendola un “approccio ostile” e ribadendo la propria convinzione nella solidità della strategia indipendente.
A detta della CEO di Commerzbank Bettina Orlopp, il piano della banca italiana “non è una combinazione che crea valore, è una proposta di ristrutturazione standalone che deve essere valutata rispetto alla strategia esistente di Commerzbank, che offre valore reale e affidabile con rischi di esecuzione limitati”. A sostegno della propria posizione, la banca tedesca ha inoltre ricordato di aver chiuso il 2025 con il miglior risultato operativo della sua storia, pari a 4,5 miliardi di euro (+18%), con tutti gli obiettivi di crescita raggiunti o superati.
In merito al piano, invece, Commerzbank contesta tre elementi chiave della proposta. Sul piano di combinazione, la banca tedesca sostiene che UniCredit non abbia fornito dettagli concreti su leve operative, costi di implementazione e tempistiche, con benefici definiti come “vaghi e concentrati nel lungo periodo”, mentre l’avvio dell’eventuale integrazione non sarebbe previsto prima del 2029-2030.
Critiche anche sul fronte del premio per gli azionisti: secondo Commerzbank, manca un’offerta adeguata rispetto al livello di controllo che UniCredit intenderebbe acquisire, elemento considerato essenziale sia sul piano della governance sia su quello regolamentare.
UniCredit-Commerzbank, tra fusione e diniego: cosa devono aspettarsi i possessori di certificati
L’8 maggio, in occasione dei risultati trimestrali, la banca tedesca presenterà gli obiettivi finanziari aggiornati e la strategia fino al 2030, offrendo una risposta dettagliata alle affermazioni di UniCredit. Fino ad allora, investitori e possessori di certificati legati al settore bancario, e in particolare a UniCredit e Commerzbank, potrebbero ritrovarsi con un aumento della volatilità.
Le ipotesi di fusione, i numeri potenzialmente molto espansivi sul fronte degli utili e le odierne reazioni contrapposte tra le due banche potrebbero spostare rapidamente le aspettative di mercato su dividendi, valutazioni e rischio di esecuzione.
In pratica, l’evoluzione di questo dossier potrebbe ora amplificare i rendimenti potenziali, ora aumentare il rischio di oscillazioni brusche, soprattutto nelle fasi in cui il mercato passa dall’ottimismo alla smentita o al confronto diretto tra le due strategie industriali.