Le prospettive di crescita per l’Italia nel 2026 si fanno più deboli. Le ultime stime indicano infatti un possibile aumento del PIL a prescindere inferiore all’1%, andando così contro le principali aspettative. Fortunatamente, nonostante le tensioni geopolitiche e il rischio di nuove pressioni inflazionistiche legate soprattutto all’andamento del petrolio, l’economia italiana dovrebbe evitare la recessione, anche quella tecnica. A sostenerlo è Goldman Sachs, che parla di una crescita modesta ma comunque positiva, sostenuta dalla tenuta di alcuni settori chiave dell’economia.
Italia verso crescita PIL 2026 pari a 0,5%: i settori che la sosterranno secondo Goldman Sachs
Una ricerca di Goldman Sachs diffusa ad aprile delinea un quadro di crescita moderata per l’Eurozona nel 2026. Secondo la banca d’affari americana, il PIL di Eurolandia dovrebbe aumentare dello 0,7%, mentre per l’Italia dello +0,5%, leggermente sotto il consenso degli analisti fissato al +0,6%.
Si tratterebbe di una delle performance più deboli tra le principali economie europee, insieme alla Germania. In confronto, la Francia è attesa a +0,8% e la Spagna a +2,1%, confermandosi come l’economia più dinamica del continente.
Nonostante ciò, l’Italia dovrebbe comunque evitare una recessione, grazie anche al contributo di alcuni comparti che continuano a mostrare una certa resilienza.
In un’intervista a Milano Finanza, Sharon Bell (Senior Equity Strategist di Goldman Sachs) ha evidenziato come il quadro degli utili societari sia tutt’altro che uniforme.Nel settore energetico, ad esempio, si è registrato un forte incremento delle stime sugli utili, pari a circa il 40% nelle ultime sei settimane.
Anche le utilities (a detta della strategist di Goldman Sachs) hanno beneficiato del contesto favorevole, pur con l’incognita di un possibile aumento della tassazione che potrebbe ridurre l’impatto positivo su utili e dividendi. Risultati solidi sono arrivati inoltre da alcune società tecnologiche.
Ma accanto ai comparti in crescita, secondo Goldman Sachs, emergono però anche aree in difficoltà. La diminuzione della domanda di viaggi e il calo della richiesta proveniente dal Medio Oriente hanno penalizzato il settore del lusso. Più in generale, lusso e comparto travel & leisure, che include compagnie aeree e settore dell’ospitalità, hanno registrato revisioni al ribasso degli utili. Pressioni arrivano anche dal settore automobilistico, anche se in parte per via di fattori più strutturali, sottolinea Bell.
Confindustria e BCE confermano il rallentamento del PIL Italia 2026
Le previsioni di Goldman Sachs trovano sostanziale conferma nelle stime più recenti di Confindustria, che indica per l’Italia una crescita del PIL nel 2026 pari allo 0,5%, in calo rispetto alla precedente stima dello 0,7%.
Un altro dato che riflette un contesto globale ancora fragile, segnato da forti incertezze geopolitiche e dalle tensioni legate al conflitto in Iran. Ma con una variante rispetto all’analisi della banca d’affari americana. La previsione si basa infatti su uno scenario “ottimistico”, che ipotizza una rapida conclusione della guerra entro il primo trimestre dell’anno. In questo contesto, l’economia italiana riuscirebbe a mantenere una crescita seppur contenuta, evitando gli scenari più critici.
Diverso sarebbe l’impatto nel caso di un prolungamento delle ostilità. Se il conflitto dovesse estendersi oltre i primi mesi del 2026, l’Italia rischierebbe una fase di stagnazione già nel breve periodo. In uno scenario ancora più sfavorevole, con tensioni persistenti fino alla fine dell’anno, le stime indicano addirittura una contrazione del PIL dello 0,7%.
Per quanto possa sembrare estremamente pessimistico, il quadro delineato da Confindustria è abbastanza condiviso anche da altre istituzioni. La stessa Banca Centrale Europea ha infatti recentemente rivisto al ribasso le proprie previsioni di crescita per il 2026, sottolineando come l’instabilità geopolitica pesi in modo diretto su commercio internazionale, fiducia di imprese e consumatori e dinamica dei prezzi delle materie prime.
Nonostante le difficoltà del breve periodo, alcuni scenari guardano già oltre. Per il 2027 si ipotizza un possibile ritorno alla crescita per l’economia italiana, con un PIL atteso in aumento dello 0,6%. L’evoluzione, tuttavia, dipenderà in larga parte dall’andamento del quadro internazionale e dalla capacità dell’Unione europea di adottare politiche coordinate, soprattutto in materia energetica e di approvvigionamento.
PIL Italia 2026 in calo: le prospettive per i possessori di certificati
Questi scenari di crescita debole stimati da Goldman Sachs e altre istituzioni non aiuteranno di certo investitori e possessori di certificati di investimento, soprattutto per quanto concerne il profilo di rischio-rendimento.
In un contesto di PIL vicino allo zero e utili societari disomogenei, diventa infatti centrale la selezione degli indici e dei sottostanti: facendo riferimento alle stime di Goldman Sachs, i certificati legati a settori difensivi o già in forte revisione positiva degli utili (come energia e utilities) dovrebbero mostrare ora una maggiore resilienza, mentre quelli esposti a comparti più ciclici come lusso, travel o auto al momento dovrebbero risentire maggiormente della volatilità e del rischio di ribasso.
C’è da dire però che la possibile assenza di una recessione riduce la probabilità di scenari estremi di mercato, ma non elimina la pressione sui rendimenti, rendendo più frequente la struttura “laterale” dei sottostanti e quindi più rilevanti elementi come barriere, cedole condizionate e memoria delle cedole per la generazione di rendimento.

