Avanza sempre di più UniCredit all’interno di Commerzbank. L’istituto di Piazza Gae Aulenti ha portato al 37,6% la propria partecipazione complessiva nella banca tedesca, avvicinandosi progressivamente a una posizione di controllo sul gruppo di Francoforte.
Cresce anche la tensione tra i due istituti. Commerz ha deciso di rivolgersi formalmente a BaFin, l’autorità di vigilanza finanziaria tedesca, chiedendo l’apertura di un’indagine sull’intera operazione.
OPAS su Commerzbank, UniCredit sale al 37,6% (al 54% con i derivati)
Nuovo passo avanti nell’OPAS di UniCredit su Commerzbank. In base ai dati relativi ai risultati parziali dell’offerta pubblica di scambio, le adesioni raccolte fino a questo momento rappresentano il 10,9% del capitale.
Una percentuale che, sommata al 26,7% già detenuto direttamente dall’istituto guidato da Andrea Orcel, consente a UniCredit di raggiungere una partecipazione complessiva del 37,6%, a meno di una settimana dalla chiusura formale dell’operazione.
Infatti, l’attenzione del mercato è ora concentrata sulle prossime sedute, quando potrebbero muoversi i grandi investitori istituzionali, sia attivi sia passivi, che detengono quote importanti della banca tedesca. Un eventuale sostegno all’offerta permetterebbe a UniCredit di aumentare ulteriormente la propria partecipazione azionaria diretta, avvicinandosi sensibilmente al 50%.
Soglia che, teoricamente, avrebbe già superato. Considerando infatti i derivati costruiti su un ulteriore 16,4% del capitale di Commerzbank, la partecipazione potenziale sale al 54%, quindi a tutti gli effetti la maggioranza assoluta.
Appunto, “teoricamente”. Per l’istituto di Francoforte questo calcolo non ha alcuna valenza nell’operazione.
Scontro sull’OPAS: accuse di “informazioni fuorvianti” da Commerzbank
Nei giorni scorsi, Commerz aveva attaccato duramente le comunicazioni diffuse da UniCredit sull’andamento dell’OPAS: “fuorvianti”, dice la banca guidata da Bettina Orlopp, in grado di generare “una falsa impressione di una posizione artificialmente gonfiata”.
Ma andiamo ancora più indietro. Tutto è cominciato il 2 giugno con il comunicato di UniCredit, quale venivano indicate percentuali aggregate superiori al 50%, ottenute sommando azioni detenute direttamente, posizioni in derivati e titoli conferiti all’offerta.
Per Commerz, si tratta però di categorie “fondamentalmente diverse” e non assimilabili tra loro: UniCredit possiede direttamente circa il 27% del capitale della banca tedesca, mentre la restante parte riguarda strumenti derivati e azioni portate in adesione, che non garantirebbero diritti di voto effettivi né equivalenti posizioni di controllo.
Punto controverso è in particolare il 7,58% di azioni conferite all’offerta dichiarato da UniCredit. In base all’analisi svolta dalla banca tedesca, utilizzando le informazioni trasmesse dalle banche depositarie, non sarebbe stata identificata l’adesione di alcun investitore istituzionale indipendente, mentre le adesioni retail ammonterebbero a circa lo 0,05% del capitale.
Altro punto critico sono le adesioni significative, che si sono verificate nonostante il prezzo implicito dell’offerta sia stabilmente al di sotto della quotazione di mercato di Commerzbank. Il che non ha senso: così facendo, sarebbe economicamente poco conveniente aderire all’OPAS in questa fase.
Da qui l’invito della banca tedesca a investitori e operatori di “astenersi dal trarre conclusioni definitive riguardo a posizioni azionarie, influenza, controllo o livello di consenso all’offerta fino a quando i fatti rilevanti non saranno stati pienamente accertati e adeguatamente comunicati“.
E dulcis in fundo, Francoforte ha formalmente chiesto a BaFin di aprire un’indagine sulla vicenda.
UniCredit respinge le accuse: “nessuna distorsione delle informazioni”
Di seguito la replica pubblica alle accuse avanzate da Commerz. “Il management di Commerzbank ha pieno diritto di raccomandare agli azionisti di non aderire all’offerta pubblica di scambio promossa da UniCredit. Non è invece legittimato a compromettere l’integrità del processo di offerta mediante accuse non supportate da evidenze”.
Fa riferimento alle accuse sollevate da Francoforte, alle indiscrezioni attribuite a fonti vicine alla banca tedesca e alla diffusione di informazioni considerate prive di fondamento.
In particolare, l’ipotesi di aver utilizzato differenti categorie di disclosure per gonfiare artificialmente la percezione delle adesioni raccolte, per la banca di Piazza Gae Aulenti “priva di di qualsiasi fondamento, sia fattuale che giuridico“.
La banca italiana sostiene inoltre di aver operato nel pieno rispetto delle regole, mantenendo un “dialogo continuo, pienamente trasparente, con l’autorità di vigilanza BaFin”. Anche i contratti derivati, precisa UniCredit, sarebbero stati comunicati tempestivamente all’autorità tedesca.
Per quanto riguarda la BaFin, la banca guidata da Andrea Orcel sottolinea che eventuali rilievi da parte dell’Authority tedesca, inclusi quelli relativi alla nozione di “acting in concert” o ad altre regole di attribuzione, avrebbero comportato modifiche nelle comunicazioni ufficiali. “Significativamente, ciò non è avvenuto”, conclude la banca, ribadendo che la sua partecipazione in Commerzbank raggiunge ora il 37,7%, e al 40,9% considerando anche i derivati con opzione di regolamento fisico.
OPAS Unicredit-Commerzbank: rischio volatilità per i possessori di certificati
Questo clima di forte tensione tra le due banche non è il massimo per investitori e possessori di certificati con sottostante Commerzbank o UniCredit. Anche perché c’è il rischio di una crescita della volatilità dei titoli, con effetti diretti sui prodotti strutturati legati ai due istituti.
In particolare, i certificati con barriere vicine ai prezzi attuali potrebbero diventare più esposti a movimenti improvvisi del mercato, mentre bonus e cash collect potrebbero beneficiare di un aumento dei premi impliciti dovuto alla maggiore volatilità.
In questa fase, conviene dunque valutare attentamente la distanza dalle barriere, la struttura cedolare e l’eventuale esposizione contemporanea a entrambi i titoli, evitando decisioni impulsive fino a quando non sarà più chiaro l’esito dell’operazione e l’eventuale posizione della BaFin.