Oro tra consolidamento e nuovi massimi: il mercato punta ancora ai 6.000 dollari l’oncia

Dopo il rally di inizio anno, l’oro si muove da circa due settimane in una fase di consolidamento tra i 4.500 e i 4.600 dollari l’oncia. Più recentemente, il metallo prezioso con consegna immediata (Gold Spot) è passato di mano a 4.549,03 dollari, in rialzo dello 0,60%, mentre il future con consegna a giugno (Comex) si è attestato a 4.539,30 dollari, con un progresso dello 0,35%.

Un andamento sostanzialmente laterale, che però non cancella la performance complessiva: su base annua, l’oro resta in rialzo di circa il 36% rispetto ai livelli dello stesso periodo del 2025. Guardando avanti però, visto l’andamento delle tensioni geopolitiche e dei mercati, molti operatori restano convinti di una possibile ripartenza del rally, verso obiettivi storicamente ambiziosi, come la soglia dei 6.000 dollari l’oncia.

Oro in consolidamento dopo il rally: il mercato oscilla tra pausa e nuovi massimi

Sembrava che l’oro fosse destinato a superare rapidamente la soglia dei 6.000 dollari già all’inizio dell’anno, dopo aver toccato i 5.600 dollari l’oncia a fine gennaio sulla scia degli eventi successivi al blitz in Venezuela contro il governo di Nicolás Maduro. Invece, lo scenario si è rapidamente ribaltato: con l’escalation del nuovo conflitto in Medio Oriente, il prezzo spot del metallo prezioso ha imboccato una fase di forte correzione, scivolando fino a circa 4.300 dollari a fine marzo.

Un movimento che, a prima vista, appare controintuitivo. L’oro viene infatti tradizionalmente considerato un bene rifugio, capace di rafforzarsi proprio nelle fasi di tensione geopolitica. Eppure, come già osservato tempo fa, il legame non è così lineare. Nonostante l’intensificarsi dei conflitti, hanno pesato altri fattori macroeconomici: l’aspettativa di tassi d’interesse più elevati, il rafforzamento del dollaro USA e i timori legati all’inflazione. In particolare, un dollaro più forte tende a rendere l’oro meno accessibile per gli acquirenti esteri, riducendone l’attrattiva globale.

Il risultato è un metallo prezioso che, rispetto ai massimi di gennaio, oggi scambia con una flessione di circa il 10%. Resta però ben al di sopra dei livelli dello scorso anno, quando le quotazioni si aggiravano intorno ai 3.200 dollari l’oncia.

Le previsioni degli analisti sull’oro: tra target moderati e scenari estremi fino a 6.000 dollari

Già a gennaio, nel pieno del rally che aveva spinto le quotazioni su livelli record, molti analisti avevano rivisto al rialzo le proprie stime sul prezzo dell’oro. Alcune previsioni si sono poi rivelate relativamente moderate, come quella di Commerzbank, che aveva indicato un target a 4.900 dollari entro fine 2026, o quella di Citi Research, che nel suo outlook di metà gennaio puntava a quota 5.000 dollari.

Non sono mancate, però, stime decisamente più aggressive. Tra queste, la previsione di Julia Du, senior commodities strategist di ICBC Standard Bank, che aveva ipotizzato uno scenario estremo con l’oro fino a 7.150 dollari l’oncia.

Anche nel contesto attuale, caratterizzato da un prezzo più debole rispetto ai massimi recenti, le attese rialziste non sono scomparse. Secondo gli analisti di Bank of America Merrill Lynch, il metallo giallo potrebbe comunque spingersi fino a 6.000 dollari l’oncia nei prossimi 12 mesi. A sostegno di questa visione, viene citata la persistente incertezza sulla politica economica statunitense, con un deficit fiscale elevato e un possibile indebolimento del dollaro, fattori che continuerebbero a sostenere la domanda di oro.

Una linea in parte condivisa anche da Goldman Sachs, che mantiene una prospettiva positiva sul medio periodo: per la banca d’affari, l’oro potrebbe raggiungere i 5.400 dollari l’oncia entro la fine dell’anno, sostenuto in particolare dagli acquisti delle banche centrali, considerati un elemento strutturale di supporto anche nelle fasi di maggiore volatilità.

Argento come alternativa nella nuova corsa dei metalli preziosi

Non è però solo l’oro a dominare la scena dei metalli preziosi. Anche l’argento sta vivendo una fase di forte volatilità e, nonostante il recente ritracciamento, resta su livelli storicamente elevati. Lo spot si attesta ora intorno ai 73 dollari l’oncia, in calo rispetto alla corsa di fine gennaio che lo aveva portato fino al record storico di 120 dollari. Nonostante la correzione, il bilancio annuale rimane estremamente positivo: oltre +120% rispetto ai circa 43 dollari registrati a maggio 2025.

Molti analisti guardano con crescente attenzione l’argento, così come altri metalli preziosi legati alla transizione tecnologica, nonché allo sviluppo dell’intelligenza artificiale e delle infrastrutture di calcolo avanzato, dove la domanda industriale è in forte espansione. L’argento, in particolare, sta assumendo un ruolo sempre più centrale grazie al suo utilizzo nei circuiti elettronici e nei sistemi ad alte prestazioni, insieme ad altri metalli come il palladio e il platino, anch’essi coinvolti nei processi industriali più avanzati.

Addirittura, secondo Gian Marco Salcioli, strategist di Assiom Forex, “storicamente l’argento tende a sovraperformare l’oro nelle fasi di accelerazione inflazionistica, grazie alla sua componente industriale che amplifica la risposta ai cicli di crescita”. Una distinzione che sintetizza bene le diverse funzioni dei due metalli: da un lato l’oro come ancora di stabilità nei portafogli, dall’altro l’argento come asset più ciclico e reattivo, adatto a chi accetta una maggiore esposizione alla volatilità.

Oro e argento nei portafogli: stabilità o volatilità? I consigli per i possessori di certificati

Oro o argento che sia, il contesto è quello di una forte volatilità, il che non è un dettaglio marginale per investitori e possessori di certificati.

I prodotti con sottostante oro o argento, soprattutto quelli a leva o con barriere, risentono in modo amplificato sia delle fasi di consolidamento sia delle correzioni improvvise: movimenti laterali come quelli attuali dell’oro possono ridurre il potenziale di rendimento dei certificati “trend following”, mentre le discese rapide (come quella registrata dopo i massimi di gennaio) possono avvicinare più velocemente le barriere di protezione o attivare meccanismi di autocall.

C’è da dire però che la maggiore dispersione tra oro e argento apre opportunità di diversificazione interna ai portafogli strutturati.

In questo scenario, diventa quindi cruciale non solo la direzione del sottostante, ma anche la scelta della struttura: dalla protezione del capitale alla leva, fino ai certificati dual asset, dove la dinamica tra oro e argento può diventare essa stessa una fonte di performance o di rischio aggiuntivo.

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