Gli USA non brillano nel primo trimestre 2026 a livello di PIL, con una crescita inferiore alle aspettative degli analisti, accompagnato anche da un rallentamento dei consumi, un incremento dell’inflazione PCE e da un nuovo aumento del debito federale.
Elementi che, nel loro insieme, complicano ulteriormente il difficile quadro macroeconomico del Paese a stelle e striscie.
PIL USA sotto le attese: 2% nel primo trimestre 2026
Cresce meno delle attese l’economia statunitense nel 1° trimestre 2026. Secondo i dati preliminari diffusi dal Bureau of Economic Analysis, il PIL degli Stati Uniti è aumentato del 2% su base trimestrale, in accelerazione rispetto al +0,5% registrato nel trimestre precedente, ma comunque al di sotto delle previsioni degli analisti, che indicavano un +2,2%.
A sostenere la crescita sono stati soprattutto gli investimenti delle imprese. In particolare, gli investimenti in attrezzature e strutture sono aumentati del 10,4%, il ritmo più rapido degli ultimi tre anni. Un incremento trainato in larga parte dalla forte espansione degli investimenti legati all’intelligenza artificiale, con una crescita significativa della spesa per apparecchiature e software destinati all’elaborazione dei dati.
Più debole invece il contributo dei consumi. La spesa dei consumatori, che rappresenta circa due terzi dell’attività economica statunitense, è aumentata dell’1,6%, oltre le attese ma in rallentamento rispetto al +1,9% del trimestre precedente. A sostenere la domanda sono stati soprattutto i servizi, in particolare quelli sanitari e finanziari.
Inflazione in risalita negli Stati Uniti: PCE al 3,5%
Passando all’inflazione, il PCE price index, uno dei principali indicatori monitorati dalla Federal Reserve, è salito al 3,5% dal 2,8% precedente, mentre l’indice core PCE (che esclude le componenti più volatili) si è attestato al 3,2%, in lieve aumento rispetto al 3% del trimestre precedente e in linea con le attese degli analisti.
Un contributo significativo a questa dinamica arriva (ovviamente) dal conflitto in Medio Oriente, che ha inciso sul prezzo dei carburanti. “L’economia era in condizioni ragionevoli durante la fase preparatoria e iniziale del conflitto in Medio Oriente”, ha osservato James Knightley, capo economista internazionale di ING. “Ma più a lungo durerà l’interruzione dei flussi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz, maggiori saranno gli ostacoli alla crescita e alla creazione di posti di lavoro, e maggiori saranno i rischi al rialzo per l’inflazione”.
L’aumento dei costi energetici si riflette anche su altri comparti dell’economia. In particolare, la crescita delle spese di trasporto (trainata da carburanti più cari) rischia di trasferirsi su una vasta gamma di beni di consumo. A questo si aggiunge il possibile impatto di eventuali interruzioni nella fornitura di fertilizzanti, che potrebbe tradursi in un ulteriore aumento dei prezzi alimentari e, di conseguenza, delle bollette della spesa per le famiglie.
Debito USA oltre il 100% del PIL: livelli record dal dopoguerra
Non cresce soltanto l’inflazione, ma anche il debito pubblico. Il debito federale USA ha ormai superato il 100% del PIL, oltrepassando una soglia considerata per anni difficilmente raggiungibile e avvicinandosi ai livelli record registrati nel periodo successivo alla Seconda guerra mondiale.
Tra l’altro, le prospettive indicano un ulteriore peggioramento nel prossimo futuro, complice la persistenza di deficit di bilancio elevati. Il disavanzo annuale si attesta infatti intorno al 6% del PIL, contribuendo in modo diretto all’accumulo del debito complessivo. Già compromesso a causa dello squilibrio strutturale tra entrate e uscite pubbliche: il governo federale spende circa 1,33 dollari per ogni dollaro incassato.
Per l’anno in corso, il deficit è stimato attorno ai 1.900 miliardi di dollari, un livello destinato a rimanere sostanzialmente stabile rispetto al 2025. A pesare è anche la sequenza temporale delle misure fiscali, con i tagli alle tasse introdotti dai Repubblicani destinati a entrare in vigore prima delle eventuali riduzioni di spesa.
Secondo il Wall Street Journal, l’evoluzione dei conti pubblici dipenderà da diversi fattori, tra cui l’eventuale aumento della spesa legata al conflitto con l’Iran, gli effetti dei rimborsi tariffari e la tenuta complessiva dell’economia statunitense.
USA tra PIL, inflazione e debito: i rischi per i possessori di certificati
Inevitabilmente, il rallentamento della crescita del PIL USA, unita alla maggiore volatilità dell’inflazione e all’aumento del debito pubblico, si tradurrà in una fase di mercato più sensibile alle decisioni della Federal Reserve e agli shock macroeconomici.

