Banche USA: primo trimestrale 2026 sopra le attese per JPMorgan, Citi e Goldman Sachs

Le grandi banche statunitensi aprono l’anno con un primo trimestrale 2026 molto solido. Ne sono un esempio gli ultimi conti pubblicati da tre dei principali istituti finanziari del Paese: JPMorgan, Citigroup e Goldman Sachs, tutti quanti con performance sopra le attese, sostenute soprattutto dalla forte attività di trading e da un aumento delle operazioni di investment banking, che ha contribuito in modo significativo alla crescita dei ricavi.

JPMorgan vola nel primo trimestrale 2026: utili record e boom di M&A

JPMorgan Chase, una delle maggiori banche d’affari al mondo, ha chiuso il primo trimestrale 2026 con un utile netto di 16,49 miliardi di dollari, pari a 5,94 dollari per azione (+13% su base annua), superando le attese LSEG fissate a 5,45 dollari. Mentre il fatturato netto si è attestato a 50,5 miliardi di dollari (+10%), oltre le previsioni di 49,2 miliardi.

Altri dati particolari: il margine di interesse netto ha raggiunto 25,5 miliardi di dollari, in aumento del 9%, mentre i ricavi non da interessi sono saliti a 25,1 miliardi, con una crescita dell’11%. A sua volta, l’accantonamento per perdite su crediti è stato pari a 2,5 miliardi di dollari, mentre le svalutazioni nette si sono attestate a 2,3 miliardi, in calo di 16 milioni rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

A sostenere il trimestre particolarmente positivo, è stata soprattutto la divisione corporate. Le commissioni da investment banking sono cresciute del 28%, mentre le entrate legate alle consulenze per operazioni di M&A sono balzate dell’82%. Anche la divisione mercati ha registrato un forte contributo, con ricavi da trading ai massimi storici per 11,6 miliardi di dollari, in aumento del 20%. All’interno del comparto, il reddito fisso è cresciuto del 21% e l’equity del 17%.

Citigroup ai massimi da anni: ricavi in crescita e utile in forte rialzo

Così come JPMorgan, anche Citigroup ha chiuso il primo trimestrale 2026 con risultati superiori alle attese sia sul fronte dei ricavi sia su quello dell’utile. Il colosso bancario statunitense ha registrato ricavi pari a 24,63 miliardi di dollari, in crescita del 14% su base annua e al livello più alto dell’ultimo decennio, superando le stime di mercato ferme a 23,55 miliardi.

L’utile netto è salito del 42% a 5,8 miliardi di dollari, mentre l’utile per azione (EPS) ha raggiunto 3,06 dollari, in aumento del 56% rispetto all’anno precedente e ben oltre le previsioni di 2,65 dollari. A sua volta, il rendimento del patrimonio netto tangibile (ROTCE) si è attestato al 13,1%, il livello più elevato dal 2021 e superiore alla guidance della banca, che indicava un intervallo compreso tra il 10% e l’11%.

A trainare la performance è stata soprattutto la divisione mercati, in linea con quanto avvenuto per i principali concorrenti. Nel reddito fisso i ricavi sono aumentati del 13% a 5,2 miliardi di dollari, mentre il comparto azionario ha registrato un balzo del 39% a 2,1 miliardi. Entrambi i risultati hanno superato le attese, mentre l’investment banking ha mostrato una performance leggermente più debole rispetto alle previsioni.

Goldman Sachs brilla nel 1° trimestrale 2026: EPS e ricavi oltre il consenso degli analisti

E infine Goldman Sachs, anche lei con un primo trimestrale 2026 dai risultati superiori alle attese. La banca d’investimento ha registrato un utile per azione di 17,55 dollari nel trimestre terminato il 31 marzo, superando il consenso di 16,47 dollari di 1,08 dollari e segnando una crescita del 24% rispetto ai 14,12 dollari dello stesso periodo del 2025.

I ricavi si sono attestati a 17,23 miliardi di dollari, oltre le stime di 16,95 miliardi, con un incremento del 14% su base annua rispetto ai 15,09 miliardi del primo trimestre 2025. Il rendimento annualizzato del patrimonio netto medio degli azionisti (ROE) ha raggiunto il 19,8% nel periodo.

La crescita è stata sostenuta principalmente dalla divisione Global Banking & Markets, che ha generato ricavi netti per 12,74 miliardi di dollari, in aumento del 19% rispetto all’anno precedente. Le commissioni di investment banking sono balzate del 48% a 2,84 miliardi, grazie soprattutto all’aumento dell’attività di fusioni e acquisizioni e ai ricavi da consulenza.

Nel dettaglio dei comparti, i ricavi azionari sono saliti del 27% a 5,33 miliardi di dollari, mentre la componente FICC è scesa del 10% a 4,01 miliardi. La divisione Asset & Wealth Management ha invece registrato ricavi per 4,08 miliardi, in crescita del 10%, sostenuta dall’aumento delle commissioni di gestione legate all’incremento degli asset amministrati.

Banche USA, luci e ombre sul 1° trimestrale 2026: a cosa devono fare attenzione i possessori di certificati

Tutte buone notizie per investitori e possessori di certificati, no? A giudicare da questo primo trimestrale 2026, è indubbio che i sottostanti legati a banche americane come JP Morgan, Citigroup e Goldman Sachs beneficeranno nel medio periodo di maggiori rendimenti.

Il problema è per il lungo periodo. Non mancano infatti i dubbi sul prossimo futuro, almeno per quanto riguarda l’economia americana. Lo stesso CEO di JP Morgan, Jamie Dimon, ha voluto precisare nella nota relativa alle performance bancarie che, sì, l‘economia statunitense è rimasta resiliente nel trimestre, con i consumatori che hanno continuato a guadagnare e spendere e le imprese che sono rimaste in salute.

Ma allo stesso tempo, “si profila un insieme di rischi sempre più complesso, come le tensioni geopolitiche e le guerre, la volatilità dei prezzi dell’energia, l’incertezza commerciale, gli ampi deficit fiscali globali e gli elevati prezzi degli asset. Sebbene non possiamo prevedere come questi rischi e incertezze si evolveranno in definitiva, essi sono significativi e rafforzano la ragione per cui prepariamo la Società ad affrontare un’ampia gamma di scenari“.

Gli stessi investitori e possessori di certificati dovrebbero a loro volta valutare l’andamento non solo dei mercati, ma anche del panorama globale, con focus i prezzi energetici, le tensioni geopolitiche e anche l’evoluzione dei tassi d’interesse.

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