Il primo trimestrale 2026 delle Big Tech è arrivato: e i risultati sono notevoli. Alla soglia i conti di ben 4 delle Seven Magnificient (Meta, Microsoft, Amazon e Google), che mettono insieme un giro d’affari superiore a 430,6 miliardi di dollari, accompagnato da utili pari a 151,4 miliardi.
In entrambi i casi, l’aumento rispetto ad anno è a due cifre: i ricavi segnano un rialzo del 20,2%, mentre gli utili uno pari al 60%. Tuttavia, non per tutte le aziende il trimestre può dirsi completamente positivo
Meta corre sui ricavi ma aumenta la spesa: focus su AI e investimenti
Si parte da Meta, la società che controlla Facebook, Instagram, Threads e WhatsApp. Il gruppo di Menlo Park ha chiuso il primo trimestrale 2026 con ricavi in crescita del 33%, raggiungendo i 56,3 miliardi di dollari.
Sul fronte dei costi, Meta conferma per l’intero 2026 spese complessive tra 162 e 169 miliardi di dollari, in linea con le indicazioni precedenti. Più in generale, il gruppo prevede di chiudere l’anno con un utile operativo superiore a quello registrato nel 2025, segnale di una redditività in ulteriore rafforzamento.
Per il secondo trimestre dell’anno, l’azienda stima un fatturato compreso tra 58 e 61 miliardi di dollari. Una previsione che, come sottolineato dalla stessa società, tiene conto anche di un effetto positivo dei cambi valutari, destinato a incidere per circa il 2% sulla crescita dei ricavi su base annua.
Microsoft tra cloud e AI: numeri solidi per il 1° trimestrale 2026
Passando a Microsoft, il gruppo di Redmond conferma un trimestre complessivamente solido, con risultati in crescita su tutte le principali metriche. Nel terzo trimestre dell’esercizio 2025-2026, il colosso guidato da Satya Nadella ha registrato ricavi pari a 82,9 miliardi di dollari, in aumento del 18% rispetto all’anno precedente. L’utile operativo si è attestato a 38,4 miliardi, con una crescita del 20%.
In ulteriore accelerazione anche l’utile netto, pari a 31,8 miliardi di dollari: +23% su base GAAP e +20% su base non-GAAP, con una crescita del 18% a cambi costanti. L’utile per azione diluito si è invece attestato a 4,27 dollari, in aumento del 23% su base GAAP e del 21% su base non-GAAP, al netto degli effetti legati agli investimenti in OpenAI.
Sul fronte strategico, Nadella ha ribadito il posizionamento della società nel nuovo ciclo tecnologico: l’obiettivo è fornire infrastrutture cloud e soluzioni di intelligenza artificiale in grado di supportare le aziende nell’era del cosiddetto “computing agentico”. Il CEO ha inoltre sottolineato come il business legato all’AI abbia già superato un ritmo di ricavi annualizzati di 37 miliardi di dollari, con una crescita del 123% su base annua.
Alphabet: utili in forte espansione nel 1° trimestrale 2026
Anche Alphabet, la holding di Mountain View che controlla Google, chiude il trimestre con numeri in forte espansione e una crescita diffusa su più fronti. Il fatturato complessivo è salito del 22% (+19% a cambi costanti), raggiungendo quota 109,9 miliardi di dollari. Secondo la società, il risultato è stato sostenuto dall’andamento positivo di tutte le principali aree di business.
Nel dettaglio, i ricavi di Google Services sono aumentati del 16% fino a 89,6 miliardi di dollari, grazie soprattutto alla crescita di Google Search e delle altre attività, in progresso del 19%, alle sottoscrizioni, piattaforme e dispositivi anch’esse in aumento del 19%, e alla pubblicità su YouTube, salita dell’11%.
Particolarmente rilevante l’andamento di Google Cloud, che segna un’accelerazione significativa con ricavi in crescita del 63% a 20 miliardi di dollari. Il balzo è attribuito soprattutto all’espansione di Google Cloud Platform nelle soluzioni di intelligenza artificiale per le imprese, nell’infrastruttura AI e nei servizi core della piattaforma.
Sul piano della redditività, Alphabet ha registrato un aumento dell’utile netto dell’81%, mentre l’utile per azione (EPS) è cresciuto dell’82% raggiungendo 5,11 dollari.
Amazon: AWS spinge i conti, ma il cash flow rallenta nel primo trimestrale 2026
Chiude il quadro Amazon, la “regina” dell’e-commerce fondata da Jeff Bezos, che continua a mostrare una crescita robusta anche nel primo trimestre del 2026.
Le vendite nette hanno raggiunto 181,5 miliardi di dollari, in aumento del 17% su base annua. Al netto dell’impatto favorevole di 2,9 miliardi legato alle variazioni dei tassi di cambio, la crescita si attesta comunque al 15% rispetto allo stesso periodo del 2025.
In miglioramento anche la redditività operativa: l’utile operativo sale a 23,9 miliardi di dollari, rispetto ai 18,4 miliardi registrati un anno prima. Ancora più marcato l’andamento dell’utile netto, che si attesta a 30,3 miliardi di dollari, pari a 2,78 dollari per azione diluita, contro gli 1,59 dollari dello stesso trimestre dell’anno precedente.
Segnali meno positivi arrivano invece dal flusso di cassa libero, che scende a 1,2 miliardi di dollari negli ultimi dodici mesi. Il calo è legato soprattutto all’aumento “degli investimenti in immobili, impianti e attrezzature”, cresciuti di 59,3 miliardi di dollari su base annua al netto di vendite e incentivi.
Big Tech e trimestrale 2026: alcune considerazioni per i possessori di certificati
I risultati del primo trimestrale 2026 per le Big Tech confermano la bontà di questi titoli. Ma a prescindere, investitori e possessori di certificati dovrebbero tenere in considerazione alcuni aspetti.
È vero che la forte crescita dei ricavi e soprattutto degli utili rafforza la solidità percepita dei basket tecnologici, migliorando in molti casi la resilienza dei certificati con barriere distanti o strutture a capitale condizionatamente protetto.
Tuttavia, la reazione non è uniforme: l’aumento degli investimenti in AI e cloud (in particolare capex elevati o flussi di cassa sotto pressione, come nel caso di Amazon) può generare volatilità di breve periodo, che si riflette direttamente sui prezzi dei certificati a memoria o con componente airbag.
Il mercato è infatti sensibile alla questione dell’aumento dei finanziamenti per l’ecosistema IA. Gli stessi investitori hanno storto il naso quando hanno visto che Meta ha previsto un capex fino a 135 miliardi del 2026. E così anche per Microsoft: ricorda Barron’s, il titolo di Redmond ha ceduto da inizio anno circa il 12%, per via delle preoccupazioni che i modelli di intelligenza artificiale possano sostituire funzioni chiave del software tradizionale.
In sintesi, conti solidi migliorano il “cuscinetto statistico” dei prodotti, ma la crescente dipendenza dalle aspettative sull’AI rende più dinamico e meno lineare il profilo di rischio-rendimento nel breve periodo.


