Dopo le montagne russe segnate dal debutto a Wall Street, SpaceX torna esattamente al punto di partenza. Il titolo, che era schizzato fino a 183 dollari prima di ruzzolare a 108, si è stabilizzato sui 135 dollari dell’IPO.
Un’oscillazione violenta che però, almeno per il momento, sembra aver allontanato i timori legati alla scadenza del primo blocco (lock up) sulla vendita delle azioni.
SpaceX ritorna a quota 135 dollari dopo il caos del Capex
La spinta si è sentita chiaramente sul mercato, con le azioni che sono salite per due sedute consecutive riavvicinandosi alla quota iniziale di 135 dollari, toccata per la prima volta da quando il titolo era sprofondato la scorsa settimana.
Quel crollo del 14% era arrivato subito dopo la diffusione della trimestrale, nonostante i conti mostrassero numeri da capogiro: i ricavi erano quasi raddoppiati toccando i 7,8 miliardi di dollari rispetto ai 4,1 precedenti, la perdita netta era scesa da oltre un miliardo a 541 milioni e l’Ebitda rettificato era volato del 191% a 3,5 miliardi.
A spaventare il mercato, provocando una perdita di capitalizzazione da 225 miliardi in una sola seduta, è stata la voce dei costi. I capital expenditure nel solo secondo trimestre sono saliti a 18,37 miliardi di dollari, più di sei volte i livelli dell’anno scorso, indirizzati per l’86% verso progetti d’intelligenza artificiale.
In tutto il primo semestre la spesa totale ha toccato i 28,48 miliardi, a fronte di appena 3,47 miliardi di cassa generata dalla gestione operativa. Inevitabile dunque la reazione funesta dei mercati, come già visto con una delle Magnificient Seven.
SpaceX supera la prova del primo lock-up
La situazione è cambiata giovedì, quando il titolo ha recuperato il 6% con la scadenza del primo lock-up sugli insider. Questa finestra ha liberato più di 911 milioni di azioni appartenenti ai primi investitori, un blocco decisamente più corposo rispetto ai 639 milioni di titoli collocati con l’IPO.
Molti analisti temevano un’ondata di vendite e forte volatilità, ma per ora il mercato ha assorbito bene l’impatto. Basti pensare che nei primi trenta minuti di contrattazione di giovedì sono passati di mano quasi 93 milioni di pezzi, pari a circa il 40% degli interi volumi del giorno prima.
È una sterzata improvvisa per una quotazione che arrivava da giorni di passione, durante i quali aveva bruciato oltre 1.000 miliardi di capitalizzazione dai massimi post-IPO.
Questo calo era stato accompagnato da un boom di vendite allo scoperto: secondo S3 Partners, le posizioni corte avevano superato il 36% del flottante disponibile, prima di scendere al 16% (circa 250 milioni di azioni) proprio in concomitanza con lo sblocco dei 911 milioni di titoli.
SpaceX, il mercato sostiene la società con giudizi positivi
In tutto questo caos, Wall Street ha continuato (e continua) a scommettere forte sulla società di Elon Musk. Argus Research ha appena promosso il titolo da “hold” a “buy”, spiegando di apprezzare la rapidità con cui stanno rientrando i grandi investimenti nelle infrastrutture per l’IA.
Nel complesso, quasi l’80% degli analisti copre la società con un giudizio positivo. Il target price medio si attesta intorno ai 221 dollari, figura che in base ai rilevamenti di Bloomberg lascia intravedere un potenziale di crescita superiore al 65% rispetto ai valori di venerdì.
Sul fronte operativo, poi, la società continua a macinare contratti: l’ultimo è stato siglato con la privata vietnamita VinSpace, che spedirà i propri satelliti in orbita nel 2027 appoggiandosi al programma Transporter di SpaceX.
SpaceX, pericolo scampato per i possessori di certificati
Una boccata dunque d’ossigeno (e pure notevole) per investitori e possessori di certificati con sottostante SpaceX. I movimenti estremi degli ultimi giorni rischiavano di avvicinare pericolosamente i prezzi alle barriere di protezione; il recupero odierno riduce lo stress e riallontana i livelli da incubo toccati a 108 dollari.
La cosa migliore da fare adesso è controllare la struttura del proprio strumento. Bisogna verificare quanto sia distante la barriera rispetto al valore finale di chiusura e guardare se ci sono date di rilevazione intermedia vicine per l’eventuale stacco di cedole o per il rimborso anticipato.
Chi si trova incastrato in certificati emessi prima dell’Icon il sostegno degli analisti.
PO o con strike molto alti può approfittare di questo rimbalzo per valutare uno switch su prodotti più recenti, magari dotati di barriere più profonde o dell’effetto memoria, in modo da coprirsi meglio da eventuali nuove scosse sul mercato.

