PIL Italia, l’economia nazionale tiene: stime al rialzo verso 0,9% a fine 2026

L’Italia sta mostrando segnali di tenuta superiori alle attese, al punto che la crescita per l’intero 2026 si sta gradualmente avvicinando alla soglia dell’1%.

Nonostante il dato preliminare ISTAT indichi una variazione acquisita dello 0,8%, diversi analisti ed enti internazionali concordano nell’ipotizzare una chiusura d’anno orientata verso un moderato rialzo.

L’economia italiana tiene e rivede le stime: nel 2026 il PIL punta all’1%

Intanto un breve riassunto dell’ultima stima ISTAT. Al 30 giugno 2026, il Prodotto Interno Lordo ha registrato una crescita dello 0,2% nel secondo trimestre rispetto ai primi tre mesi dell’anno. Questa dinamica fissa la crescita acquisita per l’intero 2026 allo 0,8%.

A fare da traino sono stati principalmente i consumi finali nazionali, saliti dello 0,3% su base trimestrale, capaci di apportare un contributo positivo di due decimi di punto percentuale alla variazione complessiva del PIL.

Un apporto positivo, pari a un decimo di punto, è arrivato anche dagli investimenti. Nel complesso sono cresciuti dello 0,3% rispetto al trimestre precedente, confermando una traiettoria di espansione che appare tuttavia meno sostenuta rispetto a quella osservata a partire dal finale del 2024.

L’elemento di freno principale è arrivato invece dalla domanda estera netta, che ha sottratto 0,3 punti percentuali alla crescita. Questo risultato sconta l’incremento delle importazioni di beni e servizi (+1,7%), a fronte di un aumento più contenuto delle esportazioni (+0,8%).

Misti invece i risultati dal fronte produttivo e dei settori economici. Mentre l’industria ha registrato una contrazione dell’1% rispetto al trimestre precedente, il settore delle costruzioni ha evidenziato un recupero pari all’1,5%. A sua volta, i servizi hanno segnato un progresso dello 0,4%, guidato in particolare dal comparto informazione e comunicazione (+1,2%) e da commercio, trasporti e ristorazione (+0,7%), mentre le attività professionali si sono attestate a +0,5%.

Prometeia e OCSE alzano il tiro: Italia oltre le attese con un PIL allo 0,9%

In sostanza, grazie a consumi, investimenti, domanda interna e scorte il PIL Italia ha chiuso il trimestre con un aumento dello 0,2%, e per l’anno (attualmente) a 0,8%.

Un dato che trova riscontro anche nella valutazione dell’agenzia Moody’s, che ha confermato il rating sull’Italia a Baa2 portando la stima di crescita 2026 al +0,8%.

Ancora più ottimista la visione di Prometeia, che ha rivisto al rialzo le stime sul PIL dal +0,7% al +0,9%. Gli esperti del centro ricerche hanno evidenziato come i dati di contabilità nazionale abbiano sorpreso positivamente, con un secondo trimestre cresciuto dello 0,2% congiunturale e dell’1% su base annua, smentendo le precedenti ipotesi di stagnazione. “È un quadro più favorevole di quanto ci attendessimo, che ci porta a rivedere al rialzo la crescita del Pil per quest’anno da +0,7% a +0,9%“, sottolinea il centro.

Sulla stessa linea si pone l’OCSE: nel report Interim Economic Outlook, l’organizzazione parigina ha alzato la stima per l’Italia allo 0,9%, ben quattro decimi in più rispetto al +0,5% indicato a giugno. Per l’OCSE, il Paese sta beneficiando nel breve periodo di un contesto meno debole delle stime, pur rimanendo esposto a shock esterni e a una ripresa dei consumi che fatica a trasformarsi in un aumento del potere d’acquisto reale.

Non mancano infatti le insidie per l’Italia. Nel suo report Prometeia segnala che un eventuale ritorno delle tensioni sui prezzi energetici (con il gas TTF europeo intorno agli 80 euro per MWh) rallenterebbe la discesa dell’inflazione, comprimendo ulteriormente la capacità di spesa delle famiglie.

A sua volta, l’organizzazione con sede a Parigi osserva che la crescita potenziale dell’Italia rimane contenuta. Per garantire la sostenibilità dei conti e mantenere il ritmo di espansione, restano indispensabili interventi strutturali volti ad aumentare la produttività e le competenze, sfide che riguardano l’intero impianto economico europeo.

PIL 2026, la sorpresa dell’economia italiana: a cosa devono guardare i possessori di certificati

Al netto di bonus e malus, la situazione è sostanzialmente stazionaria per l’economia italiana, il che è un bene per investitori e possessori di certificiati.

L’allontanamento da scenari recessivi riduce infatti il rischio di sfondamento delle barriere di protezione del capitale; e la stabilità del quadro macro va di certo a favorire la tenuta dei sottostanti azionari e indici (es. FTSE MIB, Euro Stoxx), mantenendo elevate le probabilità di incasso dei premi periodici (cedole).

Semmai, meglio tenere alta l’attenzione per quanto riguarda il comparto energetico, viste le avvisaglie per la questione del gas (tra l’altro nemmeno inedite). Eventuali fiammate della materia prima potrebbero aumentare nettalmente la volatilità, facendo oscillare i prezzi di mercato dei relativi certificati sul secondario.

Data la presenza di incognite geopolitiche ed energetiche a medio termine, nell’eventuale selezione di nuovi strumenti è preferibile orientarsi verso certificati con barriere conservative (es. 50% o 60% dei livelli iniziali) o dotati di strutture difensive (Airbag / Low Barrier).

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