Il mercato auto italiano segna un nuovo passo in avanti ad ottobre 2026, con un incremento del 4,8% rispetto allo stesso mese del 2025 secondo i dati rilasciati da ANFIA (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica) .
A guidare questa ripresa ci pensano soprattutto le motorizzazioni mild e full hybrid, affiancate dalle vetture ricaricabili, mentre continua in modo inarrestabile la flessione dei modelli a benzina.
Nel panorama dei principali costruttori si muovono dinamiche contrastanti: secondo dati Dataforce, da una parte abbiamo marchi come Stellantis che registrano una leggera contrazione su base annua, e dall’altra brand come quelli cinesi che crescono a ritmo sostenuto.
Mercato auto in crescita a ottobre: l’ibrido spinge il settore, arretrano benzina e diesel
Nel corso del mese di ottobre 2026, certifica ANFIA, le nuove immatricolazioni auto in Italia hanno raggiunto 131.921 unità. Se confrontate con le 125.864 targhe del 2025, la crescita netta si assesta al 4,8%. Considerata la totalità dei primi dieci mesi dell’anno, il mercato registra complessivamente 1.400.991 autovetture, segnando una spinta dell’8,3% nei confronti del medesimo arco temporale dell’anno precedente.
Suddividendo il volume delle immatricolazioni per tipologia di motore, abbiamo il comparto benzina che subisce un nuovo calo, arrivando a una quota di mercato pari al 18%. Nel progressivo da inizio anno, la discesa è del 16,6% con una quota media del 19,4%.
Non troppo distante il diesel, che raggiunge il 38,3%, relegandosi al 5,5% delle vendite complessive. Nei primi dieci mesi la diminuzione arriva al 28,3%, toccando una quota cumulata del 6,5%.
Passando invece alle mild e full hybrid, la crescita mensile è del 12,4%, conquistando una market share del 48,8%. Nel dato progressivo cumulato l’incremento tocca il +20%, assestandosi su una quota complessiva del 49,1%.
A sua volta, le ricaricabili (plug-in ed elettriche) salgono del 57,3% ad ottobre per una quota del 18,7% (un netto balzo rispetto al 12,5% di ottobre 2025). Sui dieci mesi registrano un +68,4% arrivando al 17,7% di quota (6,3 punti percentuali in più rispetto all’anno prima).
Mercato auto, l’Italia torna a salire (e così i marchi cinesi)
Guardando ai gruppi protagonisti del mese, secondo i dati Dataforce su fonte Ministero Infrastrutture e Trasporti e ACI, abbiamo Stellantis, che ha registrato a ottobre 32.329 vetture, segnando un flessione del 5,6% e posizionandosi a una quota di mercato del 24,4% (con una perdita di circa quattro punti rispetto a settembre). All’interno del gruppo, le uniche note in positivo arrivano da Fiat, Leapmotor e Abarth.
Tra gli altri colossi industriali, il Gruppo Volkswagen cede il 6,4% ad ottobre sostenuto discretamente solo dal brand Seat. Il Gruppo Renault perde il 5,1%, mantenendosi stabile soltanto grazie alla marca principale. Quarto posto confermato per il Gruppo Toyota, che mette a segno un +5,8% complessivo con ottime prestazioni anche per il brand Lexus.
Analizzando la prestazione dei singoli marchi, Fiat è in lieve rallentamento rispetto al ritmo sostenuto dei mesi precedenti, che dopo cifre esorbitanti come il +44,4% di febbraio e il +30% di aprile, ad ottobre si attesta su un più contenuto +5,4%, portando la market share al 9,5%. Non meglio Toyota, in salita del 5% per una quota dell’8,5%, mentre la Volkswagen è in contrazione del 4,9%. Segno rosso per Dacia (-9,7%), che precede BMW, Renault e BYD.
E come nelle rilevazioni precedenti, anche stavolta i costruttori cinesi hanno il vento in poppa. Nel mercato auto in Italia, BYD registra infatti una crescita del 221% ad ottobre toccando le 6.000 unità mensili, risultato che gli permette di scalare la classifica fino al settimo posto assoluto. Subito alle sue spalle si attesta MG, che incassa un altro forte risultato positivo pari al +41,7%.
Mercato auto a ottobre 2026: spunti per i possessori di certificati
Lievi cali a parte, in quest’ultima rilevazione investitori e possessori di certificati dovrebbero concentrare le proprie attenzioni sulla forte crescita di realtà come BYD, che indubbiamente va a modificare gli equilibri del mercato auto.
Ciò non toglie che i certificati che contengono basket di azioni con produttori cinesi potrebbero registrare al contempo una maggiore volatilità legata alle tensioni geopolitiche e ai dazi commerciali europei.
Detto questo, chi possiede certificati su titoli europei dovrebbe controllare quanto il prezzo attuale delle azioni dista dalla barriera a scadenza: c’è da aspettarsi una certa volatilità, vista la perdita di quota di mercato e i cali di vendite da parte di gruppi europei come Stellantis o Volkswagen.
Qualora un certificato (specie se di tipo Worst-Of) rischiasse di rompere la barriera a causa delle difficoltà di un singolo costruttore, potrebbe essere opportuno valutare uno switch verso strumenti a capitale protetto o con barriere più profonde e conservative.








