Inflazione Italia verso il 5%: ottobre rovente per i prezzi, ma l’economia tiene

Ci attende un ottobre particolarmente caldo sul fronte dei prezzi al consumo, con una fiammata inflazionistica destinata a prolungarsi fino alla tarda primavera del 2027.

Lo sostiene l’Ufficio Studi di Confcommercio, che nell’ultimo rapporto sulla Congiuntura ha evidenziato come il quadro economico italiano continui a mostrare stabilità, pur dovendo fare i conti con le pressioni provenienti dai mercati energetici che spingono l’indice verso quota 5%.

Rapporto Confcommercio: prezzi sotto pressione fino al 2027

Per il mese di ottobre la Confcommercio ipotizza un tasso d’inflazione (NIC) del 4,7% su base annua e una crescita congiunturale mensile dello 0,2%. Si tratta di un’accelerazione netta nei confronti di settembre, mese che aveva chiuso con un dato tendenziale del 4,2%.

Come fa notare la Conf, è dall’estate 2023 che non si vedevano simili livelli di inflazione: una spinta che arriva in gran parte dai settori dei trasporti e dell’energia, condizionati dal conflitto in Medio Oriente, a cui si sommano anche “i rialzi dei prezzi degli alimentari non trasformati generati dalle avverse condizioni climatiche estive”.

Le stime non sono delle migliori: l’Ufficio Studi considera in vista sia di raggiungere il 5% di inflazione generale che di superare la soglia del 2% per la core inflation.

Sebbene non si tratti di un esito del tutto inevitabile, tuttavia, “gli spazi per evitare questi pessimi risultati si restringono ogni giorno che passa con un Brent tra i 100 e i 110 dollari al barile” (attualmente attorno ai 108,5 dollari).

In base a questo scenario, “il ritorno a valori in linea con i target della politica monetaria potrebbe realizzarsi solo nella tarda primavera del 2027“.

L’economia tiene: PIL Italia verso lo 0,9% nel terzo trimestre 2026

In mezzo a queste tensioni, l’attività economica del Paese mantiene comunque una stabilità di fondo. Confcommercio prevede per ottobre un incremento del PIL dello 0,2% rispetto al mese precedente e dell’1% su base annua. Per il terzo trimestre viene stimata una variazione congiunturale dello 0,1% e un +0,9% tendenziale: un andamento in attenuazione che permette comunque di confermare la stima del +1% per l’intero anno corrente.

Sul fronte delle spese, l’Indicatore dei Consumi Confcommercio (ICC) registra a settembre una crescita dell’1,1% tendenziale rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, con andamenti simili tra merci e servizi. Il bilancio del terzo trimestre dovrebbe fermarsi a un +0,9%, a fronte del +1,6% del primo semestre.

Tra i comparti con i rialzi maggiori si segnalano gli acquisti di autovetture private (+10,4%), l’elettronica di consumo ed elettrodomestici (+8,3%), i viaggi aerei (+6,6%) e l’energia elettrica (+6,5%, influenzata da condizioni climatiche particolari). Di contro, l’unica macro-area in flessione è quella dei beni e servizi ricreativi (-2,8%).

Calano anche carburanti (-1,5%), tabacchi (-1,2%) e arredamento (-0,2%), mentre mostrano piccolissimi segnali positivi l’abbigliamento (+0,4%) e la spesa alimentare casalinga (+0,1%).

L’ombra dell’inflazione sull’Eurozona: predomina la cautela nella BCE

Le difficoltà legate ai prezzi non riguardano unicamente l’Italia. A settembre l’inflazione nell’area euro si è portata al 3,8% dal 3,2% di agosto, superando la stima del 3,6% e posizionandosi oltre l’obiettivo del 2% fissato dalla Banca Centrale Europea. Decisivi i prezzi energetici, che nell’Eurozona ha visto un’accelerazione decisa, passando dal 14,3% al 18,8%.

Le tensioni belliche in Iran hanno inevitabilmente provocato rincari su gas e greggio, mettendo la BCE di fronte a scelte complesse: i costi dell’energia alimentano il carovita ma riducono il potere d’acquisto dei consumatori e i margini operativi delle imprese, deprimendo la domanda globale. Intervenire con ulteriori rialzi dei tassi potrebbe raffreddare le dinamiche dei prezzi, con il rischio però di ostacolare l’economia in generale, che malgrado tutto riesce a resistere.

Stando ai rilevamenti EUROSTAT, sul secondo trimestre del 2026, il PIL destagionalizzato è cresciuto dello 0,6% nella zona euro e dello 0,7% nell’UE rispetto al trimestre precedente (dopo che nei primi tre mesi dell’anno era rimasto piatto nella zona euro e salito dello 0,1% nell’Unione). In termini tendenziali, l’incremento è stato dell’1,2% per l’Eurozona e dell’1,4% per l’UE.

Nonostante questo scenario, dall’Eurotower non traspaiono segnali di fretta nell’alzare nuovamente il costo del denaro. Philip Lane, capo economista della BCE, ha spiegato nel suo intervento del 5 ottobre alla conferenza sulla politica monetaria che le rilevazioni di settembre non evidenziano una spinta generalizzata e prolungata dell’inflazione di fondo, allontanando l’ipotesi di interventi immediati sui tassi (come già aveva fatto intuire la stessa presidente Lagarde).

Anche Morningstar conferma che al momento prevale l’attesa per una pausa nell’appuntamento di ottobre. I mercati swap sui tassi assegnano soltanto un 15,2% di possibilità a un ritocco all’insù da 25 punti base a ottobre, in calo dal 16,7% registrato ad inizio mese.

Inflazione e PIL Italia ed Eurozona: cosa devono fare i possessori di certificati in attesa dei tassi BCE

Inflazione elevata e prolungata fino al 2027, più un potenziale rallentamento della crescita economica con tassi d’interesse fermi ma elevati. Uno scenario non dei migliori per investitori e possessori di certificati. Soprattutto per quelli a capitale garantito: l’inflazione vicina al 5% svaluta i flussi periodici (cedole) generati dai quei certificati. Una cedola annua del 3% o 4% rischia di tradursi in un rendimento reale negativo se depurata dal carovita.

A sua volta, se le aziende sottostanti subiscono una contrazione dei margini causata dai costi energetici e dal calo dei consumi, aumenta la volatilità dei titoli azionari. Il che aumenta la probabilità di avvicinamento alle barriere di protezione del capitale.

Per il momento, investitori e possessori di certificati farebbero meglio ad assicurarsi che i prodotti abbiano la clausola effetto memoria, che permette di recuperare i premi non distribuiti durante i mesi di eventuale contrazione del mercato non appena i sottostanti risalgono.

Conviene inoltre riorientare la selezione verso emissioni che hanno come sottostanti settori capaci di scaricare i rincari sui prezzi finali (come l’energy, le utilities o i consumi di prima necessità) ed evitare settori fortemente ciclici che risentono del calo della spesa discrezionale.

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