L’Eurozona alla prova dei tassi: Lagarde traccia lo scenario della BCE

Tutto è in rialzo in Europa: costi dell’energia, inflazione; persino i rendimenti dei Titoli di Stato, e proprio questi ultimi stanno determinando un inasprimento delle condizioni di finanziamento, incidendo così sull’economia dell’Eurozona.

Lo sostiene la presidente della BCE, Christine Lagarde, che durante un confronto con i ministri delle Finanze dell’Eurogruppo, ha evidenziato come questa fase sia destinata a durare a lungo. E così la risposta dell’Eurotower sul fronte dei tassi di interesse.

L’Eurozona alla prova dei tassi: costi, inflazione e rendimenti in salita

Oltre all’andamento dei prezzi al consumo, a sollevare preoccupazioni tra i vertici dell’Eurotower è proprio la salita dei rendimenti a lungo termine.

“I rendimenti a lungo termine più elevati stanno determinando un inasprimento delle condizioni di finanziamento; ciò peserà sulla crescita e attenuerà gli effetti inflazionistici dello shock energetico“, ha affermato la presidente della BCE Lagarde.

In effetti, la situazione dei bond europei non è delle migliori. Il Bund tedesco a dieci anni si muove attorno al 3,46%, il Bono spagnolo viaggia al 3,91% e il BTP italiano oscilla tra il 4,56% e il 4,64%, mantenendo lo spread con la Germania in una forbice tra 110 e 115 punti base. Particolarmente alti anche i rendimenti dell’OAT francese, scambiato tra il 4,83% e il 4,89%.

Meno problematica la situazione sul fronte dei prezzi. Nonostante l’aumento dei costi energetici, per il momento “non vi sono ancora segnali di un’estensione delle pressioni inflazionistiche ad altri settori“, precisa la Lagarde.

In effetti, dati EUROSTAT, nel mese di settembre si è registrata un’inflazione annua al 3,8%, dopo il 3,2% registrato ad agosto. Ma l’inflazione core (calcolata al netto di energia, alimentari, alcool e tabacco) si attesta al 2,5%, in linea con le attese dei mercati e in lieve salita rispetto al 2,4% del mese precedente.

Per la BCE, quindi, la fiammata dell’energia non si è trasformata in un fenomeno generalizzato, anche se l’ipotesi di una nuova stretta sui tassi continua a farsi strada.

BCE, la stretta continua: rendimenti record e incertezza sul costo del denaro

L’inflazione rimane al di sopra del target del 2% stabilito dall’istituto centrale, ma allo stesso tempo l’economia dell’Eurozona ha mostrato una resistenza superiore alle attese.

Dunque c’è il margine per eventuali interventi, come quello del 16 settembre, quando il tasso sui depositi è stato portato al 2,50%. Nel giro di poche settimane il Consiglio direttivo tornerà a riunirsi, e secondo le rilevazioni dell’ECB Watch Tool, c’è un 86% di probabilità che a ottobre i tassi rimangano fermi. Mentre per la riunione di dicembre la probabilità di un rialzo di 25 punti base sale al 70%.

“Date le incertezze, è probabile che la BCE rimanga sull’attuale percorso di aggiustamento trimestrale e questo dovrebbe portarci a un altro aumento a dicembre“, ha affermato Jens Eisenschmidt, capo economista per l’Europa presso Morgan Stanley. “Il rischio principale è che in realtà si verifichi un altro aumento, magari a marzo“.

Dopo la decisione di settembre, tra l’altro, la banca centrale guidata dalla Lagarde ha scelto di non fornire indicazioni preventive sui passi futuri, confermando una linea d’azione vincolata all’andamento dei dati macroeconomici di volta in volta disponibili.

Dai verbali dell’ultima riunione emerge chiaramente la convinzione che il sistema economico fosse in grado di assorbire l’aumento senza compromettere la propria tenuta.“L’economia”, si legge nei verbali, “ha continuato a mostrare capacità di tenuta e poteva quindi assorbire un aumento dei tassi di interesse”.

Eurozona tra rendimenti, inflazione e incertezze: come devono muoversi i possessori di certificati

In attesa di ulteriori chiarimenti sui tassi BCE da parte della Lagarde o di altri membri del Consiglio, per investitori e possessori di certificati conviene ora guardare alla situazione dei rendimenti obbligazionari.

Il loro rialzo tende infatti a comprimere il valore di mercato dei certificati già in portafoglio, in particolare per le strutture a capitale protetto o condizionatamente protetto a lunga scadenza. Se non altro, consente agli emittenti di strutturare nuovi certificati con condizioni più vantaggiose: cedole periodiche più alte, barriere di protezione più profonde e premi di rendimento più attraenti rispetto al passato.

Il problema semmai è per quanto riguarda l’inasprimento del costo del credito per le aziende: può mettere sotto pressione le quotazioni dei titoli azionari e dei bond societari che fanno da sottostante ai certificati.

A tal riguardo, oltre a valutare se mantenerli fino a scadenza o liquidarli per riposizionarsi su nuove emissioni, investitori e possessori di certificati dovrebbero guardare a soluzioni che garantiscono barriere difensive e (se possibile) rendimenti cedolari più robusti.

Anche perché l’aumento dei tassi a lungo termine registrato nell’Eurozona nel corso dell’anno durerà ancora a lungo, essendo le cause di questo fenomeno dettato da “fattori globali“, come ha spiegato la stessa Lagarde. Difficili da governare se si rimane in Europa.

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